Impianto funiviario Castel di Sangro-Aremogna: «no a cattedrali nel deserto»

Appello al presidente D’Alfonso contro la nuova costruzione

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ABRUZZO. «Mi trovo costretto a richiamare la Sua attenzione su una scelta scellerata e quanto mai inopportuna: la decisione di costruire un nuovo impianto funiviario che collegherà direttamente Castel di Sangro all’Aremogna».
E' questa una parte dell'appello inviato al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso dal consigliere comunale di Roccaraso, Alessandro Amicone in merito alla costruzione di un nuovo impianto funiviario da Castel di Sangro all'Aremogna.
«Un’opera – prosegue Amicone - che non solo distruggerà un importante ecosistema delle nostre montagne e il nostro sistema economico, ma si andrà ad aggiungere inutilmente a un complesso di impianti già molto esteso che oggi può offrire agli appassionati dello sci oltre 110 chilometri di piste. Ho appreso, oggi, dai giornali che la Regione sapientemente ha per il momento bloccato l’erogazione dei fondi FAS, ma le chiedo, signor presidente, di valutare anche il fatto che tutto il progetto è stato realizzato e costruito senza un doveroso e puntiglioso confronto con la Regione e un reale coinvolgimento di tutti gli attori sociali ed economici del nostro territorio».
Amicone spiega che questa ingente spesa «è assolutamente fuori luogo» in un momento di grave crisi economica che colpisce il Paese e la regione «ma anche perché significherebbe la morte certa di Roccaraso e di tutti quei comuni che da oltre 100 anni sono un fiore all’occhiello per gli sport invernali e sono un nostro vanto a livello nazionale e internazionale. Fondi preziosi che andrebbero investiti ad esempio per sostenere l’avviamento al lavoro dei giovani o per accompagnare le famiglie sempre più in difficoltà economica».

«Tutto questo – scrive ancora Amicone - è stato deciso a tavolino da pochi senza consultare il cittadini, senza il ben che minimo sussulto di democrazia e di condivisione di scelte che segneranno in negativo la nostra terra».
«Salvi le nostre montagne, - conclude Amicone - dia una speranza a Roccaraso e ai comuni limitrofi, ci aiuti a sviluppare una nuova progettualità per il rilancio dell’Altopiano delle Cinque Miglia che ci porti ad ospitare una tappa della coppa del mondo di sci. Fermi uno scempio naturalistico e che dia un nuovo impulso per valorizzare a pieno la nostra presenza nel Parco nazionale della Maiella. Io non ho paura e amo la mia terra e per questo ho deciso di inviarLe questo mio accorato appello affinché Lei presidente ci dia un segnale forte in un momento difficile per tutti che non giustifica certo lo sperperio di denaro pubblico per un’opera inutile e dannosa».
E sono giorni di apprensione anche per la società “Gran Sasso Teramano S.p.a.” Il segretario provinciale Uil Fpl di Teramo, Alfiero Antonio Di Giammartino, chiede «di uscire dal pantano» e conseguire «gli obiettivi istituzionali della società partecipata mediante la immediata realizzazione di un vero piano industriale, il quale dovrà essere finalizzato non soltanto al risanamento economico e patrimoniale della società, mediante una radicale inversione di tendenza e di prospettive gestionali capaci di realizzare economicità ed efficienza della gestione nel medio e nel lungo periodo, ma anche, e soprattutto, al fine di superare le odierne criticità che hanno determinato l'attuale “impasse” e le odierne incertezze».

Il sindacato, spiega Di Giammartino, «anche alla luce degli ultimi avvenimenti, di per sé sintomatici e gravidi di negatività (la tardiva pubblicazione del bando di gara per l'affidamento della gestione degli impianti), ritiene auspicabile acché gli Enti proprietari della “Gran Sasso Teramano” vogliano provvedere senza ulteriori ritardi a nominare un nuovo Amministratore Unico che sappia essere distante dalla politica ma vicino alle aspettative locali; che sappia essere capace di salvaguardare gli interessi della collettività montana, degli operatori turistici e dei lavoratori tutti; che sappia realizzare un piano industriale, altresì definito “business plan”, degno di questo nome, attraverso il quale poter coniugare lo sviluppo dell'economicità ed efficienza con la tutela del patrimonio pubblico dato dalla struttura sciistica e dei connessi investimenti, nonché dalla salvaguardia dei livelli occupazionali.
Un Piano, cioè, che contenga, in termini qualitativi e quantitativi, le intenzioni del management relative alle strategie competitive dell’azienda, le azioni che saranno realizzate per il raggiungimento degli obiettivi strategici, diffondendone la stima dei risultati attesi».
In occasione dell'ormai imminente stagione invernale, un'eventuale chiusura degli impianti di risalita dei Prati di Tivo, «oltre a determinare una importante perdita di posti di lavoro (circa 120)», sottolinea il sindacato, «equivarrebbe a sancire la morte turistica ed economica di un intero comprensorio: questo è un evento da scongiurare in tutte le maniere ed a tutti i costi, poiché gli sciagurati effetti si riverbereranno su tutti i protagonisti».