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Demolizione Villa Paris, Soprintendenza: «serve più sensibilità»

Sindaco non accetta critiche: «leggi rispettate»

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Demolizione Villa Paris, Soprintendenza: «serve più sensibilità»



ROSETO. La demolizione di Villa Paris è avvenuta nonostante i tanti appelli di associazioni, cittadini e istituzioni.
A niente sono serviti neppure i numerosi e ripetuti contatti attivati dalla Soprintendenza con gli uffici tecnici comunali per individuare una strada condivisa e responsabile per la conservazione del villino, in coerenza con gli stessi atti di governo del Comune, che già prevedevano una particolare tutela per gli edifici di interesse storico testimoniale, tra i quali Villa Paris era compresa.
Quando la demolizione è partita sul web e social network sono comparse decine di foto e video dell'evento ed il coro di sdegno è praticamente unanime.
I lavori sono stati autorizzati la scorsa settimana e la proprietà, ottenuto il via libera , ha subito iniziato la demolizione.
Il Comune non ha aspettato le risposte alle istanze mosse da singoli cittadini singoli cittadini, associazioni ed enti competenti che chiedevano pareri.

«A nulla è valsa», contesta la Soprintendenza, «la sollecitazione formale inviata nel luglio scorso all'Amministrazione comunale per segnalare le opportunità di tutela, così come l'invito a rivedere la inopportuna applicazione delle norme del Piano Casa al patrimonio architettonico diffuso».
Più volte la Soprintendenza si è trovata a bloccare, con la forza di un decreto, l'imminente demolizione di testimonianze di pregio notevole, come nel caso di Villa Pretaroli a Silvi, notevole esempio neoclassico di villa ottocentesca.
«Si auspica», commenta oggi la Soprintendenza, «che, a partire dall'ampio dibattito e dall'attenzione suscitata da tale vicenda, maturino e si diffondano nuove e più concrete sensibilità per comprendere i valori del territorio e soprattutto per prevenire il ripetersi di casi simili, mettendo insieme le forze migliori e gli strumenti più efficaci, con l'obiettivo comune di preservare le testimonianze della storia, della cultura e del paesaggio. Un impegno doveroso, per tutti».
«Ritengo che certe considerazioni la Soprintendenza le avrebbe potute e, nel caso, dovute fare prima», replica il sindaco Enio Pavone, «magari scrivendoci non per avere chiarimenti, ma per mettere dei paletti ben definiti su questa vicenda che avrebbero potuto, sempre all’interno dei poteri della stessa Soprintendenza e di quanto prevede la legge, permettere una differente analisi della vicenda. Se questa avesse realmente ritenuto imprescindibile il valore storico di Villa Paris avrebbe avuto tutti gli strumenti per vincolarla negli anni, come fatto con apposito decreto nel caso di Villa Pretaroli».

Il primo cittadino garantisce che l’Amministrazione «ha agito nel pieno rispetto della legge e dei diritti di chi, titolare e compratore di un bene privato non vincolato, ha tutto il diritto di farne, nei limiti di quanto previsto dalla legge, l’utilizzo che ritiene opportuno. Resto un fermo e convinto sostenitore della necessità di tutelare, ove presente, il patrimonio culturale, artistico ed edilizio della nostra Roseto degli Abruzzi, ma non sono disposto ad essere strumentalizzato all’interno di una vicenda i cui contorni sono stati chiariti, più di una volta e carte alla mano, e che invece viene ricacciata fuori, in maniera “pilatesca”, da chi, se avesse voluto agire, avrebbe avuto tutti gli strumenti per farlo. Tutto ciò infatti da adito, ancora una volta, solo a sterili polemiche che creano disinformazione tra le persone che non conoscono la realtà dei fatti».
Protesta per la demolizione anche Marco Borgatti: «il dirigente di settore ha autorizzato la demolizione nonostante l'esistenza di un precedente, presumibilmente identico ,che riguardava un privato a cui il TAR ha impedito la demolizione di un edificio in una zona F2 "Verde privato Vincolato" , la stessa di Villa Paris. Molti cittadini, me compreso, hanno inviato materiale ai beni culturali , che avevano espresso forti dubbi sull'operazione, al prefetto, al comune ed a parlamentari». La vicenda è approdata alla camera dei deputati, con una interrogazione, ma non è stato perso tempo e tutto è stato autorizzato prima di aver risposte autorevoli.
«Ciò che dispiace», continua Borgatti, «è che nessuno voleva impedire alla nuova proprietà di realizzare la struttura turistica desiderata. Ma ciò che la cittadinanza chiedeva era di preservare in parte le basi architettoniche della villa che, nella peggiore delle ipotesi, è stata realizzata solo 3 anni dopo lo spostamento del comune da Montepagano alla Marina di Rosburgo».