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Crisi Montesilvano: Maragno ci ripensa, «resto sindaco»

Nuovo attacco «a chi antepone gli interessi personali a quelli della città»

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Crisi Montesilvano: Maragno ci ripensa, «resto sindaco»

 

MONTESILVANO. Sedici giorni di riflessione per passare da «le mie dimissioni sono irrevocabili» al «torno per il bene della città».
Il sindaco di Montesilvano, Francesco Maragno, questa mattina ha ritirato le dimissioni presentate lo scorso primo ottobre. Un passo che ormai da giorni era nell’aria sebbene all’inizio sembrava che Maragno facesse sul serio.
Fortissime le sue parole di contestazione contro una non meglio precisata «intollerabile pressione lobbistica». «Faccia i nomi», chiedeva la collega di partito Manola Musa, «o metta fine a questa pagliacciata». Di nomi non ne sono arrivati in questi giorni.
«Non ci sono motivazioni per ritirare le mie dimissioni», diceva il primo cittadino 1° ottobre.

«Per la mia dignità di uomo, di padre, di sindaco e di ispettore della Guardia di Finanza non posso accettare che le scelte vengano fatte fuori dal Comune. Quando un sindaco non puo' contare sulla propria maggioranza questo tipo di atto diventa doveroso». E invece è tornato al suo posto dopo giorni di colloqui interni al suo partito, (irritato per il comportamento dei 5 ‘dissidenti’ Manola Musa, Anthony Aliano, Claudio Daventura, Debora Comardi e Stefano Di Blasio) e confronti con la minoranza. Ha deciso di tornare «per una Montesilvano più vivibile, trasparente e onesta», come ha sottolineato nel corso di una breve conferenza stampa.
«Acclarata la critica situazione debitoria, approvato il bilancio di previsione a larghissima maggioranza - ha detto Maragno - credo sia giunto il momento di affrontare di petto le criticità, perché è ancora concreto il rischio del dissesto finanziario del Comune. Il percorso è tutto in salita, ma non mi preoccupano tanto le difficoltà quanto, piuttosto, gli atteggiamenti di chi non vuol farsi carico fino in fondo della responsabilità che i cittadini gli hanno affidato riponendo in loro piena fiducia».
Ennesima stoccata dunque ai possibili infedeli pronti a fare sgambetti nei prossimi mesi. Da qui pare di intuire che ci siano ancora tensioni interne.

«COMPRESO IL GESTO DELLE MIE DIMISSIONI»
«È stato compreso», sostiene Maragno, «il significato complesso, sincero, e reale delle mie dimissioni che hanno alzato il velo su una serie di problemi che adesso finalmente sono emersi in tutta la loro reale portata, a cominciare dallo sforamento del patto di stabilità per oltre 11 milioni di euro al 30 giugno, un dato che condizionerà pesantemente ogni scelta futura. Abbiamo tracciato la strada da seguire, una via che non lascia spazio a ulteriori dibattiti, né alla ricerca spasmodica di visibilità personale a scapito degli interessi della Comunità dei Montesilvanesi».
Per il sindaco adesso «è il momento delle azioni, non quello delle parole». E avverte: «chi non se la sente, chi antepone gli interessi personali a quelli di Montesilvano, chi preferisce che siano altri a mettere la faccia sulle decisioni indifferibili ma impopolari proseguirà nella caccia alla responsabilità e non inizierà la ricerca delle soluzioni».

«HO PREFERITO IL SILENZIO»
«In questi giorni ho preferito ascoltare anziché parlare, perché in silenzio si riflette meglio», ha detto ancora il primo cittadino. «È stato un esercizio utile per capire ancora meglio chi ha a cuore il bene della Città - e fortunatamente è la maggioranza dei rappresentanti in Consiglio Comunale - e comprendere chi invece continua ad alimentare polemiche e a cercare giustificazioni. Ho giurato fedeltà allo Stato e quel giuramento non posso e soprattutto non voglio tradirlo, né ora né mai. Per questo sin dal primo istante ho fatto tutte quelle scelte che potessero migliorare la qualità della vita dei Montesilvanesi. Questo patrimonio di trasparenza e di onestà vogliamo lasciarlo in dono a chi amministrerà in futuro la Città che doneremo migliore di quella che abbiamo ereditato noi».

I CINQUE DISSIDENTI
Maragno si è soffermato anche sui cinque dissidenti di Forza Italia che avevano portato allo 'strappo' precedente alle dimissioni. «Nel momento in cui hanno accettato la candidatura con Fi e sostenuto il programma elettorale del candidato sindaco Maragno - ha detto il primo cittadino -, hanno di fatto preso un impegno nei confronti della città. Noi continueremo a portare avanti il programma che è stato presentato agli elettori mettendo tutti di fronte alle proprie responsabilità. Vogliamo lavorare solo ed esclusivamente nell'interesse della città. Chi vuole continuerà a percorrere questa strada, chi invece non lo riterrà opportuno prenderà altre strade».

DA M5S «APERTURA DI PERSONE INTELLIGENTI»
 Nel sottolineare che non ci sarà un rimpasto di Giunta, Maragno ha parlato anche dell'apertura del Movimento 5 Stelle, definita come «l'apertura di persone intelligenti che vogliono bene al loro territorio. Nel momento in cui si porta avanti un processo di necessità amministrativa come quello che stiamo portando avanti noi - ha detto - non esiste nè la destra né la sinistra né il centro né i 5 Stelle. Esiste solo un interesse, che è l'interesse della città. Quando offriremo ai cittadini una città migliore - ha concluso - il beneficio sarà per tutti indipendentemente dalla colorazione politica».

«NESSUNA LOBBY»
«Come avevano capito tutti», commenta Marco Forcini (Forza Nuova), « non c’era nessuna lobby da contrastare se non l’impressione, avuta fin dall’inizio, di un clamoroso gesto personale, più che politico. Ad ogni modo, che sia cambiata la maggioranza, nemmeno può interessarci. Sono, dopotutto, vicende politiche che non lambiscono l’attenzione di movimenti come Forza Nuova, distintasi negli ultimi anni per non aver mai raggiunto o auspicato accordi pre e post elettorali con soggetti politici ed umani a spiccata propensione al riciclo. Continueremo con determinazione, pertanto, la nostra politica identitaria sul territorio in materia di politiche sociali, immigrazione, cultura e tutela dell' ambiente nei termini di contribuzione costruttiva ed integrativa, con la serenità di chi può camminare (e siamo sempre meno) a testa alta per la città».