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Renzi a L'Aquila tra annunci e gaffes: ecco perché il premier non può venire

La nostra regione ignorata continua a non avere peso nella politica che conta

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Matteo Renzi



L’AQUILA. Matteo Renzi, presidente del Consiglio da 240 giorni, non ha ancora trovato il tempo di visitare L’Aquila, la città martoriata dal terremoto del 2009.
In questi mesi tra le tante visite istituzionali in giro per l’Italia e per il mondo (è stato in America ma anche in Africa) ha trovato il tempo per fare di tutto: ha inaugurato uno stabilimento di sigarette, è andato a Genova per aspettare l’arrivo della Concordia, è stato anche all’inaugurazione dell’autostrada A35 Brebemi. A maggio, di buon’ora, si è recato presso una azienda di apparecchiature sportive per fare una sessione di ginnastica (con marchio in bella mostra). Ma per visitare la città terremotata, una delle priorità della nazione, proprio non trova un attimo.
L’appuntamento fissato per mercoledì scorso è sfumato all’ultimo minuto. In realtà pare che la data non fosse mai stata confermata ufficialmente nonostante l’annuncio in pompa magna da parte del partito locale. Cosa non abbia funzionato non è chiaro ma di certo è la seconda buca del premier nel cratere martoriato. La prima è stata quella estiva, della visita «tra il 15 agosto e l’inizio di settembre» che non ha mai avuto una data stabilita.
«Ma questa volta verrà», aveva annunciato trionfante solo qualche giorno fa Massimo Cialente. «Ci ha fatto aspettare perché voleva venire con qualcosa di concreto in mano, con i soldi della ricostruzione».
Due giorni fa, però, la doccia gelata. Perché? Forse i soldi non li ha trovati e la sua sarebbe stata solo una passerella?
E dire che il premier non si è fatto vedere in Abruzzo nemmeno in campagna elettorale. All’epoca si parlava di «imbarazzo» per la candidatura di D’Alfonso con processi ancora in corso. Ma questa versione non è mai stata confermata e mai smentita. Argomento in pratica mai toccato. Poi fu D’Alfonso ad andare da Renzi riportando a casa una foto dove i due parlavano stretti stretti: l’unico endorsement che il partito è riuscito ad ottenere.

L’ALLUVIONE DI GENOVA
L’annullamento della visita di mercoledì scorso è stato giustificato con l’«emergenza alluvione a Genova», almeno questa è stata la versione che circolava al Comune de L’Aquila.
«E’ una vera emergenza», si giustificava due giorni fa il portavoce del sindaco Cialente, «ed è giusto che sia data la priorità». Ma era anche una bugia e pure facile da scoprire. Martedì sera, infatti, il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ospite a Ballarò ha svelato: «il premier andrà a Genova nei prossimi giorni». Dunque anche per il suo ministro nessuna visita in programma per la giornata di mercoledì.
E infatti ieri Renzi a Genova nessuno lo ha visto mentre oggi il Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione di sfiducia per i problemi di dissesto idrogeologico «mai risolti nonostante in data 5 agosto 2014 diversi imprenditori di Genova avessero avvertito in forma scritta l'esecutivo».
La sensazione è che Renzi in Abruzzo non ci possa venire almeno fino a che non risolve due o tre questioni. Prima tra tutte proprio quella delle risorse per la ricostruzione post sisma che come continuano a ripetere Cialente, Pezzopane e Lolli, dovrebbe essere una delle priorità del governo italiano. Dopo aver ‘perso’ anche il sottosegretario Legnini, nominato al Cms, la percezione è che il pressing sul governo per L’Aquila sarà una di quelle lotte estenuanti già viste in passato. All’epoca, però, a Roma governava il centrodestra e Cialente batteva i pugni, portava le carriole a Roma, si dimetteva. Ora conserva un silenzioso contegno, al massimo prende carta e penna e scrive in Europa.

GLI AMBIENTALISTI
Non è secondaria, poi, la questione Sblocca Italia e petrolio. La visita di Renzi a L’Aquila di ieri, infatti, sarebbe stati in contemporanea con la protesta degli ambientalisti abruzzesi a Roma per bloccare la deriva petrolifera. Impossibile immaginare che il premier sarebbe riuscito a schivare l’argomento o a mettere un punto fermo sulla questione.
Anche perché è evidente che Pd nazionale e locale sono (almeno in teoria) stiano viaggiando da settimane su due posizioni nettamente contrastanti. La linea romana è quella dell’avanti tutta sullo Sblocca Italia (e solo ieri sera il Governo ha dato parere contrario all’ emendamento blocca Ombrina di Fabrizio Di Stefano di Forza Italia, poi ritirato per essere ripresentato), mentre il presidente D’Alfonso continua a premere l’accelerato sulla «difesa del creato» trascinandosi dietro anche decine di amministrazioni di centrosinistra che in queste settimane hanno presentato ricorsi al Tar verso le richieste delle multinazionali del petrolio.
«Renzi arriverà tra qualche giorno, l’attesa non creerà problemi», assicura D’Alfonso.
Ma ormai fino a quando non scenderà dall’auto nessuno più sarà disposto a credere a questi annunci.

Alessandra Lotti