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Provincia Pescara, le ansie del centrodestra: «sta tornando il partito dell’acqua»

Centrodestra denuncia: «la notte dello spoglio presenza incombente»

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Provincia Pescara, le ansie del centrodestra: «sta tornando il partito dell’acqua»

Guerino Testa




ABRUZZO. All'esito dell'ufficializzazione dei risultati elettorali i consiglieri provinciali eletti nella lista #ProvinciaPrima (che sosteneva l’elezione di Guerino Testa) commentano con una nota il risultato.
Lavoreranno per il bene comune, assicurano, ma non nascondo le preoccupazioni per ‘il ritorno del partito dell’acqua’, ovvero la compagine politica di area di centrosinistra che negli ultimi anni ha amministrato la complicata macchina della gestione idrica, tra inchieste della magistratura e polemiche infuocate.
Una preoccupazione espressa anche in un altro comunicato firmato dagli altri candidati della stessa lista tra i quali Francesco Maragno (sindaco Montesilvano), Antonio Zaffiri (sindaco Collecorvino) Gianfranco De Massis (Elice)
Maurizio Giancola (Scafa), Marco D’Andrea (Civitella Casanova), Maria Felicia Maiorano Picone (Cappelle sul Tavo), Domenico Velluto (Brittoli), Liberato Pompizzi (vice sindaco Rosciano), Catia Campobasso (sindaco Vicoli), Guido Di Persio Marganella (Corvara), Alberico Ambrosini (Moscufo) Oreste Di Lorenzo (Villa Celiera) e
Enrico Valentini (Catignano).

«In un contesto di grande difficoltà per l'area moderata in provincia di Pescara - sostengono i 3 neo eletti Vincenzo D'Incecco, Mario Lattanzio e Sandro Marinelli - l'essere riusciti ad affermare 31.206 voti ponderati, rappresenta un dato che deve riempire di soddisfazione tutti i candidati della lista».
Marinelli, Lattanzio e D'Incecco annunciano che il loro impegno sarà quello di mettersi al servizio «di tutti gli amministratori locali, con una rinnovata attenzione soprattutto verso i piccoli comuni, per fornire risposte immediate e risolutive alle loro esigenze sempre crescenti e di maggiore difficolta', orientando l'apparato provinciale verso il supporto costante e costruttivo ai territori, con l'obiettivo concreto di porre al centro dell'azione dell'ente la viabilita', la prevenzione dei dissesti idro-geologici, le politiche attive per il lavoro ed una rinnovata strategia turistica per le aree interne ed i borghi».
Al presidente Di Marco gli esponenti di #ProvinciaPrima non nascondono, come detto, la preoccupazione «che l'evidente riemergere del partito dell'acqua, peraltro surrealmente incombente in gran forze nella sala Tinozzi gia' dalla notte dello spoglio, possa rappresentare un grave ritorno a pratiche che si sperava oramai debellate e ad interessi estranei alla tutela dei territori, ambiente per primo».
Nell’altro comunicato del centrodestra, come detto, si faceva un altro riferimento al ‘caso acqua’: «non tutti hanno compreso», hanno scritto Francesco Maragno e gli altri sindaci, «la lezione che è arrivata dalla vicenda Aca e dal gravissimo quadro che sta emergendo dalle indagini in corso, ma dovranno a breve prendere atto che la grande maggioranza degli amministratori dei comuni della provincia di Pescara ha capacità e consapevolezza per sottrarsi alla logica dei capi bastone, evitando che le già scarse risorse disponibili vengano decise dai soliti noti in tavoli di partito e con logiche esclusivamente spartitorie, con gli amministratori locali chiamati a pagare e subire».
«Attendiamo in questo senso da subito, da una figura che il legislatore ha volutamente sottratto a logiche di minoranza e maggioranza, un chiaro segnale di rottura e di rinnovamento ed in tal caso il nostro sara' un supporto altamente costruttivo e leale, come la nostra storia personale e politica insegna, diversamente tuteleremo, con ogni mezzo e con la determinazione di sempre, i territori da ulteriori tentativi di saccheggio e devastazione ad opera dei soliti noti, a causa dei quali la provincia di Pescara presenta ferite ancora aperte».

A CHIETI POLEMICHE INTERNE AL CENTRODESTRA
A Chieti, invece, non si spegne la voce polemica di Fratelli d’Italia- An che già prima del voto aveva lanciato l’invito a disertare le urne.
«Siamo un partito coerente», dicono Antonio Tavani e Etelwardo Sigismondi, «e i nostri “amministratori” non sono andati a votare perché convinti di ciò che ampiamente e legittimamente hanno denunciato i vertici provinciali e poi quelli regionali riguardo ad elezioni farsa, che hanno seguito abolizioni-farsa delle province. I risultati elettorali hanno dimostrato che solo due partiti (FI e PD) e un ristretto manipolo di consiglieri “ponderanti” hanno stabilito i nomi dei consiglieri provinciali: tutto ciò rafforza la nostra convinzione. Hanno cancellato la democrazia non le Province».
Tavani e Sigismondi respingono al mittente le accuse del sindaco Scaricaciottoli (Paglieta) per il mancato supporto: «dopo la sua elezione il rispetto per il risultato dei paglietani avrebbe suggerito a Scaricaciottoli di chiamare in giunta un esponente di FDI-AN. Il sindaco fece altre scelte, che quegli uomini e i vertici provinciali di FDI-AN hanno rispettato con lealtà e senso di appartenenza ad un progetto. Non permettiamo al sindaco di parlare a noi di tradimento, votando avremmo tradito i nostri elettori. Già nel mese di agosto abbiamo annunciato pubblicamente la nostra motivata non-partecipazione al voto, ed anche ai vertici di tutti i partiti alleati del “vecchio” centrodestra. Nessuna questione che non sia interna al partito di Forza Italia può essere presentata a cagione della grave sconfitta. Rifletta invece Scaricaciottoli sulla sua candidatura che evidentemente non era stata accettata dalla globalità di Forza Italia, e soprattutto sul comportamento e sulle parole di alcuni dirigenti di Forza Italia.
È proprio Forza Italia che doveva garantire alla vittima sacrificale prescelta la elezione almeno a Consigliere Provinciale».