CREPE NEL CEMENTO

Dimissioni Maragno, Musa: «denunci o chiuda questa pagliacciata»

Colletti (M5S): «che la corruzione la faccia da padrone lo sanno pure i muri…»

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Manola Musa

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MONTESILVANO. «È davvero triste vedere come in una delle più grandi città d'Abruzzo la politica, tutta, abbia fallito».
A Montesilvano c'è un deficit di classe dirigente e una parte di questa annosa responsabilità è certamente dei partiti. E' ormai chiaro che a guidare le sorti di questa importante comunità siano da troppo tempo schemi tattici e dinamiche distorte che nulla hanno a che fare con la politica".
Lo sostiene la segretaria provinciale pescarese del Pd, Francesca Ciafardini, a proposito della crisi politica a Montesilvano. Il sindaco si è dimesso, ha denunciato «pressioni lobbistiche» da parte di alcuni componenti della sua maggioranza. Non ha fatto nomi. Mentre il centrodestra cerca di ricucire per non tornare alle urne, il centrosinistra commenta quello che sta accadendo.
Ieri l’ex sindaco Attilio Di Mattia ha addirittura ipotizzato un commissariamento di 3 anni perché in città ci sarebbe un problema democratico.
«Accade facilmente», dice oggi Ciafardini, «che i traditori diventano traditi, che un sindaco si sorprenda di logiche che si conoscono alla perfezione, che non ci si indigni più. E che tutto a Montesilvano diventi 'normale'. Ha fallito certamente la vecchia logica di imbarcare tutto per vincere le elezioni, ignorando la possibilità di governo di una realtà potenzialmente straordinaria». «Ci sono portatori di interesse per i quali è indifferente essere eletti o candidati nel centrodestra o nel centrosinistra, e questa è la fine della politica», insiste la segretaria del Pd. 

«I partiti hanno preferito, ormai da tempo, cercare consenso in questo mondo piuttosto che costruire più faticosamente un vero dialogo con l'opinione pubblica e con le tante forze positive che possono emergere in questa città».
Il riferimento della Ciafardini è alle lobby e ai poteri forti denunciati prima da Attilio Di Mattia la cui amministrazione è stata fatta cadere a febbraio da 13 consiglieri che si sono dimessi davanti ad un notaio - e poi da Francesco Maragno.
Le motivazioni, probabilmente, sono le stesse che in fase di individuazione del candidato sindaco di centrosinistra, prima delle scorse elezioni, hanno portato Antonio Di Berardino, nome su cui c'era stata la convergenza del partito, a ritirare la propria disponibilità.
«Se Maragno ritirasse le dimissioni significherebbe solo posticipare una consunzione - dice Ciafardini - meglio un commissario e una seria riflessione della politica. Il Pd non si sottrae. Oggi anche il Partito Democratico è a un bivio e per ricostruire una credibilità deve fare una riflessione seria e radicale sui propri errori e sulla selezione delle classi dirigenti. Su questo aspetto - conclude il segretario - chiederò un'analisi franca e il supporto anche della segreteria regionale. Lo dobbiamo ai cittadini di Montesilvano».

Intanto su Facebook si agita il centrodestra. Manola Musa, una dei 5 consiglieri di Forza Italia che con il suo voto ha fatto andare sotto la maggioranza, ha lanciato l’hashtag #maragnodiccilaverità e #maragnonoscappare.
«Chi ha sbagliato cosa non è chiaro neppure a noi», assicura invece Anthony Aliano (altro ‘dissidente’) su Facebook. «Può una semplice richiesta di rinvio di un bilancio determinare l'annuncio di dimissioni di un sindaco? Questa è la domanda a cui bisogna dare risposta».
«Il sindaco faccia l'uomo e denunci i ricatti e i ricattatori che secondo me non esistono e metta fine a questa pagliacciata!», scrive ancora Musa. «Io ho votato a favore di un rinvio e questo non significa non essere in maggioranza, ricordo a chi non sa di politica che l’unico atto che politicamente definisce maggioranza e opposizione è il bilancio, per tutto il resto c'è libertà di opinione mi spiace ma non esiste più la dittatura».
«Che la corruzione la faccia da padrone a Montesilvano lo sanno pure i muri e basterebbe vedere le indagini e le condanne che hanno interessato gli ultimi 15 anni di vita amministrativa del Comune», commenta invece il deputato del Movimento 5 Stelle, Andrea Colletti.
«Quello che dovremmo chiederci è perchè Di Mattia, che afferma di sapere molto, non fa nomi? E' omertà? E' complicità? O semplicemente un modo per scusare la sua incapacità amministrativa? Inoltre, siccome gli piace sguazzare nel torbido, vorrebbe mettere in mezzo pure noi del Movimento 5 Stelle. Di Mattia, fai i nomi, abbi coraggio, altrimenti li farai davanti ad un Tribunale».