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Montesilvano, Maragno: «le mie dimissioni sono irrevocabili»

Musa: «il sindaco faccia i nomi»

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MONTESILVANO. Francesco Maragno mercoledì mattina ha formalizzato le dimissioni dalla carica di sindaco di Montesilvano.
Il sindaco ha incontrato anche il coordinatore regionale di Forza Italia che ieri sera aveva pronunciato frasi durissime contro i cinque consiglieri azzurri che con il loro voto hanno fatto andare sotto la maggioranza.
Si tratta di Anthony Aliano, già assessore di Attilio Di Mattia poi passato con il centrodestra, Deborah Comardi, consigliera di Sel passata anche lei in Fi, Manola Musa, l’ex vicesindaco di Cordoma Claudio Daventura e Stefano Di Blasio.
«Sanziono e ritengo deprecabile il loro comportamento», ha detto martedì Pagano. «Verificherò se sono tesserati al partito e se lo sono prenderò provvedimenti, anche fino ad arrivare alla misura estrema dell' espulsione. Non è accettabile, però, che un consigliere, a tre mesi dalle elezioni, si metta contro il proprio sindaco su un provvedimento così importante come il Bilancio. Deve finire questa storia di chi indossa la maglia di Forza Italia solo per convenienza e poi non segue la linea del partito. Il comportamento dei cinque consiglieri dimostra una grave irresponsabilità. Capisco umanamente il gesto di Maragno - conclude Pagano - ma mi auguro che la situazione si possa ricomporre»
Il primo cittadino ha infatti 20 giorni per tornare sui propri passi.
Dalla sue parole messe nero su bianco nella lettera di dimissioni sembra poco intenzionato a restare anche se la storia politica regionale ha insegnato che fino all’ultimo minuto utile è meglio non sbilanciarsi con delle previsioni.

«INTOLLERABILE PRESSIONE LOBBISTICA»
Maragno contesta la «pretesa di taluni consiglieri di maggioranza di legittimare una 'cabina di regia' esterna alle cariche elettive, alle funzioni ed ai ruoli dell'amministrazione comunale, bypassando la volonta' degli elettori e sottoponendo gli Organi comunali ad una intollerabile pressione lobbistica» che, prosegue, «andava ed e' stata stroncata senza alcun tipo di esitazione, poiche' personalmente - per propensione etica, culturale e professionale - non ho mai accettato ne' potro' mai consentire alcuna forma di prevaricazione o intimidazione».
Maragno, inoltre, sottolinea, che se la politica «vuole riappropriarsi del ruolo di garanzia del bene collettivo che le e' proprio, deve avere la forza di collocare ai margini i gruppi di pressione, i prestanome e i portatori di interessi personali a tutti i livelli, allontanando chi della poltrona intenda fare un mestiere. E che il mio serio e disinteressato impegno in politica non fosse sinonimo di attaccamento alla poltrona ritengo di averlo dimostrato, semmai ve ne fosse stato bisogno, ieri pomeriggio. Si e' trattato di un atto d'amore nei confronti della mia città».
Maragno conclude la lettera con un augurio a tutti i montesilvanesi «di riuscire finalmente ad esprimere una nuova classe politica capace di realizzare il sogno di avere una citta' dove il bene comune sia la priorita' assoluta degli amministratori, tralasciando personalismi e interessi personali».

«DIMISSIONI IRREVOCABILI»
«Le mie dimissioni sono irrevocabili - aggiunge il sindaco all'Ansa -, non ci sono motivazioni per ritirarle. Fino al 20 ottobre ci sarà la mia Giunta che porterà avanti l'ordinaria amministrazione e poi verrà nominato un commissario. Quello che è stato fatto da alcuni consiglieri è un gesto irresponsabile».
Soffermandosi sulle «pressioni lobbistiche» di cui ha parlato nella lettera di dimissioni, Maragno sottolinea che anche l'ex sindaco, Attilio Di Mattia, «ha avuto a che fare con qualcuno di questi soggetti».
Di Mattia, dopo la caduta dell'amministrazione comunale, per mano di 13 consiglieri che si erano dimessi davanti ad un notaio, aveva parlato di lobby e di poteri occulti, lanciando, tra l'altro, un'operazione verità. «Mi sono sempre preso le mie responsabilità e me le prenderò. I montesilvanesi - aggiunge il sindaco - devono sapere chi votare, perché purtroppo determinate persone sono state elette dai cittadini e oggi ci troviamo in questa situazione drammatica. Il fatto che a Montesilvano, nonostante quello che è accaduto, si continui ad avere queste problematiche all'interno del Comune deve far porre qualche interrogativo...», conclude Maragno.

«CI RIPENSI»
Intanto proprio i cinque consiglieri di Forza Italia chiedono a Maragno di ripensarci: : «il senso di responsabilità che domina le persone coscienziose e perbene come noi, non può consentire che la città venga posta nuovamente sotto commissariamento. Invitiamo il Sindaco Maragno a ritornare sui suoi passi evitando conseguenze delle quali risponderebbe personalmente alla Città, atteso che il gruppo di Forza Italia sarà regolarmente presente tra i banchi del consiglio l’8 ottobre prossimo, per votare favorevolmente il bilancio debitamente revisionato».
Per Musa e gli altri, comunque, una richiesta di rinvio, come quella arrivata ieri da loro, «non dovrebbe determinare la reazione smisurata di un sindaco. Altroché poltrone, nessuno ha mai minacciato di non votare il bilancio. Al contrario di quanto supposto dal primo cittadino, che evoca ricatti pressioni e pretese frutto della sua fervida fantasia, il mero aggiornamento della seduta consiliare serviva solo a consentire, a noi ed ai membri della minoranza, di apportare modifiche ad un bilancio che conteneva inquietanti voci».
Tra queste i consiglieri di maggioranza segnalano gli 80 mila per le spese istituzionali della presidenza del Consiglio (da spendere in tre mesi), o i 50 mila per straordinari segreteria e staff del sindaco, ma anche la previsione di un parcheggio multi piano a Montesilvano colle, spese per missioni estere, contributi a pioggia per associazioni, 105 mila per manifestazioni estive «e tanto altro, a fronte di una drastica riduzione dei capitoli utili al supporto delle famiglie indigenti piuttosto che della manutenzione e dei lavori pubblici».
«Il risentimento di Maragno cela, con tutta evidenza, un problema più personale che politico che non ho ancora ben capito», scrive su Facebook Aliano. «Lucrare in questo momento non fa bene alla Città. I meschini dell'ultima ora, che approfittano di ogni circostanza utile per manifestare tutta la propria frustrazione, tornino nelle loro tane».

MUSA: «MARAGNO FACCIA I NOMI»
«Invito pubblicamente Francesco Maragno a fare denuncia formale e a indicare i nomi di coloro i quali detengono la paternità della pressione lobbistica a cui è stato sottoposto», chiede invece Musa.
«E' suo dovere civico e morale - aggiunge Musa - individuare con precisione tali personaggi al fine di non confonderli con coloro i quali si sono limitati a votare un rinvio di bilancio. La tempistica di questa grave denuncia, che si palesa in concomitanza dell'accaduto in Consiglio comunale, pone la cittadinanza nella confusione più totale, motivo per cui il sindaco dimissionario dovrà, per l'amore che ha manifestato per la sua città, dare chiara paternità alle accuse mosse contro 'taluni' non meglio identificati».

«MARAGNO CARNEFICE DI SE STESSO»
Non si fa attendere il commento del partito L’Altra città che sostiene che Maragno sia «carnefice di se stesso»: «pur di vincere ha imbarcato i transfughi di Di Mattia e i protagonisti della stagione del Ciclone, da Aurelio Colangelo a Paolo Di Blasio. Entrambi in consiglio comunale hanno fatto eleggere i rispettivi figli: Colangelo, prima grande elettore di Sel e poi di Forza Italia, è sempre stato considerato dai suoi alleati un indesiderato in lista, mentre Di Blasio, per la legge Severino, era incandidabile a seguito della condanna di primo grado nel processo Ciclone. L'Altra città contesta poi con toni aspri e netti non solo «i trasformisti e big della politica» ma anche chi li vota.

CNA, «E' TEMPO DI "GRANDE PESCARA»
Per i presidenti regionale e di Pescara della Cna, Italo Lupo e Riccardo Colazilli, invece, la crisi aperta al Comune di Montesilvano, a poche settimane dal voto, «impone l'esigenza di ripensare l'intero assetto istituzionale dell'area pescarese, e puntare con decisione e rapidamente alla costruzione della 'Grande Pescara'».
Per uscire dall'impasse, a detta della confederazione artigiana, non resta dunque che seguire la strada indicata dal referendum consultivo che il 25 maggio scorso ha decretato, per volonta' dei cittadini di Pescara, Montesilvano e Spoltore, la decisione di procedere all'unificazione delle tre realtà: il fatto che al quesito abbiano risposto positivamente circa 65mila elettori dei tre centri, sta a significare una espressione di volonta' chiara, cui tocca ora alla Regione Abruzzo dare attuazione con le procedure previste dalla legge, senza tentennamenti e ostruzionismi di sorta, dettati da calcolo politico o campanilismi».