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Pressione fiscale. La giunta Alessandrini si decurta del 10% le indennità

«L’eredità di Mascia ammonta a 26 mln di sofferenze»

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Pressione fiscale. La giunta Alessandrini si decurta del 10% le indennità




PESCARA. Un gesto che vuole essere un segnale di “partecipazione” se non altro concreto al dramma di molti cittadini che stanno vivendo sulla loro pelle la crisi economica che non passa.
Così ieri il neo sindaco Marco Alessandrini in apertura di Consiglio ha annunciato il decurtamento delle indennità
«Abbiamo deciso un taglio alle indennità di sindaco e Giunta», ha detto, «che andrà a supportare un progetto di natura sociale. Questo per dare un segno concreto in seno alla prima seduta di Consiglio Comunale riunito sul tema delle tariffe della IUC. Come detto ormai in più occasioni, la situazione di partenza dei conti comunali è difficilissima. La delibera di proposta tiene conto dell’impossibilità di variare la spesa e opera tagli già pari a circa 4 milioni di euro».
Il Comune di Pescara da anni – ha spiegato ancora il sindaco- contiene le spese in tal senso, tant’è che stipendi e indennità sono fermi da circa dieci anni e in bilancio «non esistono da tempo spese per rimborsi e diarie che possano essere tagliate, le disponibilità in capo ai gruppi per l’attività politica sono ridotte a zero, contrariamente a quanto accade ad altri Enti a livello nazionale e locale e anche le voci dedicate alla comunicazione istituzionale sono state ridotte al minimo».
«Questo ulteriore taglio da noi deciso, in una situazione così ingessata e in un momento delicato della vita sociale e amministrativa della città», secondo il primo cittadino, «genererà un risparmio pari a circa 50.000 euro che andrà a finanziarie un progetto di natura sociale che individueremo. Da parte dell’Esecutivo è un primo passo, che ci auguriamo non saremo i soli a fare».

La vede diversamente la minoranza di centrodestra. L’ex assessore Isabella De Trecco contesta su Facebook: « la giunta dalfonsandrini si è tagliata l'indennità del 10% ma solo fino a dicembre 2014: parliamo di 50 euro al mese. Soldi che non verseranno più come contributo al partito. Vergogna».
Gesto simbolico a parte continua il dibattito tra maggioranza di centrosinistra e centrodetra-M5s sul buco di bilancio che secondo chi ha governato fino al maggio scorso non c’è ma si tratta invece di una situazione «strutturale» e anche ormai consolidata nel tempo.
Di fatto, però, da giorni la nuova giunta continua a sostenere che tutto quello che si poteva tagliare lo hanno tagliato e che di più non si può fare.

«CAGNARA, FINZIONI, FRAINTENDIMENTI E STRUMENTALIZZAZIONI»
«Si diffonde una gran cagnara costruita su finzioni, fraintendimenti, strumentalizzazioni e omissioni, volta a costruire l’immagine di un’amministrazione Alessandrini spendacciona e salassatrice» dicono i consiglieri di maggioranza, in una nota, «per le scelte della precedente amministrazione, ci troviamo a dover redigere un bilancio quando sono stati effettuati i 3/4 dell’esercizio. Il che vale a dire che gran parte delle risorse sono state già impegnate e spese, limitando enormemente la possibilità per chi oggi amministra, di effettuare riduzioni delle uscite. Questo premesso, il bilancio che l’amministrazione sta predisponendo, si fonda sulla scelta di indicare entrate esigibili e non fittizie, come accaduto invece negli anni precedenti, nei quali la tenuta del bilancio è stata garantita grazie a dubbi residui attivi, come evidenziato più volte, dai revisori dei conti, che da ultimo proprio per questa ragione, hanno espresso parere negativo rispetto all’esercizio amministrativo 2013».
«Lampante» secondo i consiglieri capogruppo Marco Presutti (Pd), Daniela Santroni (Sel), Riccardo Padovano (Lcd), Pier Nicola Teodoro (Scegli Pescara), Lola Berardi (PE Bene Comune) sarebbe il dato dell’andamento di cassa: quando l’amministrazione Mascia si è insediata, ha trovato un attivo pari a 19 milioni di euro. Al passaggio di consegne, tra Mascia e Alessandrini, la cassa, invece, registrava «una sofferenza pari a -26 milioni».

«In soli 5 anni, chi ci ha preceduto», dice la maggioranza, «ha utilizzato la cassa per 45 milioni, cui si devono aggiungere ben 16 milioni di fondi vincolati, indebitamente utilizzati per far fronte alla spesa corrente. In totale, 61 milioni di euro, spesi soprattutto nell’ultima fase della sindacatura Mascia, che mostrano in maniera inconfutabile, quanto fosse artefatto il quadro delle entrate scritto nei bilanci».
«Per risanare una situazione finanziariamente insostenibile, praticamente di pre-dissesto», dice la maggioranza, «l’amministrazione si trova ora di fronte all’esigenza di effettuare una manovra pari a circa 10 milioni di euro, dei quali 6 di nuove entrate e 4,7 di tagli delle spese, pur scegliendo di salvaguardare settori cruciali quali l’istruzione, il sociale e la cultura. Tra i tagli, risaltano in particolare i 363 mila euro di spese per nomina di dirigenti e staff sindacale, tagli alle indennità degli amministratori e alle loro missioni, e operazioni puntuali di revisione della spesa nell’ottica della riduzione degli sprechi. I 6 milioni di fabbisogno ulteriore, sono determinati da eliminazione e riduzione di voci fittizie di entrata, il che corrisponde a una scelta strategica di finanza pubblica, per scongiurare l’accensione di nuovi residui attivi e dal pagamento di spese necessitate come l’adeguamento del canone Soget e dei costi dell’energia elettrica e la liquidazione di pagamenti disposti da sentenze già rinviate a questa annualità da chi amministrava ieri che in sostanza andrebbero computate tra le spese del precedente bilancio e non in questo».
Allora come ribadito anche dall’assessore Sammassimo la giunta Alessandrini «non spenderà di più».