L'OPINIONE

Abruzzo. Caso Teodoro. E Pescara ripiomba nel medioevo della politica nepotistica

Il primo inciampo di Alessandrini pagato a caro prezzo nel primo Consiglio comunale

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

7454

Abruzzo. Caso Teodoro. E  Pescara ripiomba nel medioevo della politica nepotistica


IL PUNTO DI VISTA. PESCARA. Il primo Consiglio comunale di Pescara è stato un pessimo inizio ed uno spettacolo degradante e un po’ retrò. La politica, in un momento storico come questo in cui ha necessità vitale di rinnovarsi e di essere diversa da sé, riesce a dare il peggio riuscendo a regredire, così come non aveva mai fatto prima.
Come prevedibile il lungo Consiglio comunale di ieri, iniziato alle 10 e finito alle 16, si è avvitato sulla questione della nomina da parte del sindaco Marco Alessandrini della giovanissima, inesperta, non candidata, figlia d’arte Veronica Teodoro. Per lei la poltrona di assessore al patrimonio (delega importante) e alle politiche giovanili segnalata da papà Gianni e dal consigliere comunale Piernicola.
E’ una scelta giusta? E’ una scelta normale? E’ una scelta come tante altre?
Sei ore di parole ieri nell’aula del Consiglio che hanno dimostrato, tra critiche e accuse, che la politica non è cambiata ma che la sua struttura è vecchia, incredibilmente anacronistica. Una politica nemmeno tanto furba nel capire che certe cose sono da rifuggire, specie oggi ai tempi dei grillini pronti ad ‘inchiodare’ al muro chi commette un passo falso senza sconti.
Ed oggi mentre sui giornali nazionali i prodi di Grillo vengono attaccati da ogni fronte per l’ondivaga strategia politica e comunicativa, nella lontana provincia abruzzese sono loro che spiccano e cercano di mettere all’angolo le forze politiche di centrodestra e centrosinistra.

Dopo le parole, difficilmente contestabili, di diversi esponenti dell’opposizione sulla inopportunità di scegliere come assessore la giovane ed inesperta Veronica solo perché figlia del capostipite Gianni, è stato presentato un ordine del giorno da Enrica Sabatini (M5s) che ha costretto lo stesso Consiglio al voto. L’ordine del giorno -forse non perfetto nella stesura- chiedeva al sindaco di spiegare i criteri di scelta operati e chiamava i consiglieri a chiedere le dimissioni dell’assessore in questione. L’ordine del giorno è  stato bocciato a maggioranza 17 a 9.
Dunque il fatto è che la maggioranza di centrosinistra su questa vicenda rimane compatta e non si rende conto del guado in cui si è cacciata e fa il gioco della minoranza, pure questa compatta, ma pronta ad attaccare da una posizione molto più agevole e popolare.
Chissà se il punto più basso è stato toccato dal passaggio pacato ma fermo di Piernicola Teodoro che, come un politico qualunque, ha minacciato di querela la giovane debuttante grillina Sabatini (ma non altri esponenti del centrodestra che pure erano stati molto duri) per aver sfoderato la migliore definizione possibile della gaffes politica collettiva, quella di “familismo amorale”, definizione che prevede un solo semplicissimo concetto: la famiglia prima di tutto anche a scapito dell’interesse pubblico.
Più semplice di così…
Eppure niente, si è persino detto che la famiglia Teodoro è una famiglia di nobili origini e radicata nei secoli sul territorio, come a vantare meriti che in questo caso nessuno mette in discussione ma che nulla c’entrano con la politica o l’amministrazione della cosa pubblica. Nessuno tocca la famiglia Teodoro e nessuno la vuole infangare ma se loro, tutti insieme, decidono di fare qualcosa che agli occhi di qualcuno, o di molti, appare disdicevole o inopportuna devono  sapersi prendere le legittime critiche e devono farlo anche con civiltà e la adeguata cultura.
Purtroppo, invece, dopo le parole di Piernicola Teodoro in aula, che potevano essere estemporanee ed improvvisate, è arrivato un comunicato a precisare che «la proposta del movimento civico Scegli Pescara Lista Teodoro di suggerire al sindaco il nome di Veronica Teodoro per la nomina ad assessore rappresenta una proposta giusta, opportuna e pienamente legittima sia sul piano politico che sotto il profilo giuridico».
E da queste poche parole emerge l’idea di politica della “famiglia Teodoro” dove magari è giusto e legittimo passare da sinistra a destra e da destra a sinistra con disinvoltura a seconda di dove tira il vento. 

Di sicuro non si commette alcun reato ma non è con il codice penale alla mano che si fa politica ed i Teodoro lo sanno bene: è stando vicino alla gente che si può perseguire l’interesse pubblico.
Sorvoliamo sulla reiterata minaccia di querela, come ad intimidire chi non potrà più esprimere il proprio pensiero con la stessa serenità. Se i Teodoro non comprendono la libertà di critica o i criteri che fanno una scelta opportuno o meno, sono problemi loro ma comunque non ci fanno una bella figura.
E in tutto questo sta a guardare la diretta interessata, la giovane Veronica, «una brava ragazza, studiosa e preparata», come ha detto il suo ex prof Gianluca Vacca, ma paracadutata per volere di papà nel mezzo del campo di battaglia della politica con appena qualche ora di preavviso.
Rimane questo atteggiamento di chi gestisce un potere (che sia politico o derivato dal mandato elettorale) in maniera un pò antica e personalistica e anche Teodoro deve ammettere che il vantaggio di avere in giunta la figlia di Gianni porta anche degli svantaggi che magari si potevano cancellare indicando una persona con maggiore esperienza, un curriculum più lungo ed un cognome diverso.
Ma è anche vero, come è stato sottolineato dai banchi  della minoranza, che l’errore più grave comunque è stato commesso dal sindaco Alessandrini che doveva capire al volo la portata di questo inciampo. Un inciampo che è riuscito a cancellare e offuscare tutto il vantaggio e la ventata di freschezza che la propaganda aveva creato intorno a lui.
Forse la scelta più difficile è arrivata nel momento meno opportuno e di maggiore inesperienza, proprio all’inizio, ma almeno i suoi più stretti consiglieri si sarebbero dovuti imporre per evitare tutto questo.
Ora Alessandrini si porterà dietro questa macchia che fa di lui un politico vecchio e molto più vecchio persino dei suoi predecessori. Una macchia che si potrà cancellare solo con un gesto netto e definitivo e che giunga al più presto. Ora.
Prima si archivia questa storia e prima il nuovo sindaco potrà cominciare a rifarsi una nuova reputazione da sindaco nuovo.

a.b.