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Bilancio L’Aquila, «molti dubbi anche dal punto di vista procedurale»

Le perplessità di D’Eramo, Daniele, Liris, Piccinini

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Bilancio L’Aquila, «molti dubbi anche dal punto di vista procedurale»


L’AQUILA. «Un bilancio che presenta molti dubbi, anche sotto il punto di vista procedurale».
È questa l’analisi, secondo Luigi D’Eramo (Prospettiva 2022), Raffaele Daniele (Udc), Guido Quintino Liris (Forza Italia) e Alessandro Piccinini (Gruppo Misto), che emergerebbe dalla visura del Rendiconto di Gestione, per l’esercizio 2013, dell’ente comunale.
«L’avanzo di amministrazione potrebbe, infatti, essere rivisto alla luce del fatto che molti residui attivi sono antecedenti al 2009 e, dunque, probabilmente inesigibili», commentano i consiglieri.
«Vi è inoltre un mancato allineamento del bilancio comunale con quello delle società partecipate, dal momento che l’ente vanta crediti nei confronti delle società e viceversa. Una situazione che preoccupa, soprattutto alla luce del fatto che, entro il 1 gennaio 2015, i bilanci andranno necessariamente allineati, altrimenti il Comune dovrà farsi carico di eventuali esposizioni debitorie delle sue partecipate».

Un altro elemento di forte perplessità è legato all’annotazione, contenuta nel parere dei revisori contabili, circa il fatto che la comunicazione del tesoriere in merito al saldo di cassa, alla data del 31 dicembre 2013, è difforme rispetto a quelli comunicati in precedenza e a quello comunicato, a norma di legge, entro il 30 gennaio 2014. Un valore che, stando all’organismo di revisione, risulterebbe notevolmente diverso anche dalle somme risultanti in Banca d’Italia. Un problema, peraltro, rilevato anche nel precedente esercizio.

«Assolutamente anomalo», inoltre, denunciano i consiglieri, è stato l’iter procedurale che ha portato all’approvazione della delibera da parte della giunta.
«L’esecutivo licenzia infatti il Rendiconto del Bilancio nel mese di aprile e lo trasmette al Consiglio comunale. Passano due mesi e la Presidenza non ritiene di avviare i passaggi necessari per l’arrivo in aula della delibera. A giugno, tuttavia, la giunta annulla questa deliberazione in via di autotutela, approva un nuovo documento sul Rendiconto e, contestualmente, nello stesso giorno, i Revisori dei Conti emettono un parere favorevole, articolato in una relazione di quasi cinquanta pagine. Una vicenda che ha dell’incredibile». L’organismo di revisione contabile non si esprime, infatti, sull’atto ufficiale, approvato due mesi prima, e fornisce invece un parere riguardo a un atto ufficioso.
«La difformità tra le due delibere, quella di aprile e quella di giugno, consiste in 20mila euro derivanti da accertamenti di residui, peraltro contenuti in una determinazione dirigenziale che non porta la firma del dirigente competente ma del segretario generale che, senza fornire alcuna spiegazione al Consiglio, ritiene di esercitare, in atto così importante, i poteri sostitutivi rispetto al dirigente. Perché?», chiedono i consiglieri

«Un pasticcio amministrativo, insomma, che riguarda uno strumento fondamentale quale quello del Bilancio e rispetto al quale abbiamo chiesto chiarezza già in Aula, senza avere risposte».