POLITICA

Teramo, «Brucchi ha già minacciato di dimettersi»

Ieri l’elezione del presidente del Consiglio

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Teramo, «Brucchi ha già minacciato di dimettersi»




TERAMO. Alla fine, dopo la quinta votazione il Consiglio comunale ce l’ha fatta ad eleggere il nuovo presidente del Consiglio.
Nomina faticosa e qualche momento di tensione ieri a Palazzo di Città. L’ha spuntata Milton Di Sabatino con 20 preferenze, dietro di lui Gianguido D’Alberto (10), Paola Cardelli (1), e Guido Campana (1).
Poi Brucchi è tornato in aula, lì dove era fino a due mesi fa, prima del voto. Il suo tono è apparso a tratti dimesso. Non ha nascosto l’emozione dell’elezione bis e ha ribadito l’amore per la sua Teramo.
Poi ha sciorinato il nomi e le deleghe della sua giunta, già presentata un paio di giorni fa alla stampa.
«Dovranno dimostrare di meritare la fiducia dei cittadini teramani», ha detto rivolgendosi ai suoi annunciando che dopo i primi 12 mesi sarà pronto a tirare le somme e dare i voti.
« Mi assumo le responsabilità della scelta di questa squadra», ha aggiunto. «Le scelte le ho fatto io, se questa giunta andrà bene me ne prenderò il merito, in caso contrario sono scelte che ho fatto anche se le regole della politica esistono».
Battagliera Manola Di Pasquale che al turno di ballottaggio ha recuperato terreno ma non quanto necessario per vincere. «Il primo consiglio comunale è iniziato con il rischio di una crisi politica che ha portato il sindaco a minacciare le dimissioni nel chiuso della sua stanza», ha detto la consigliera di minoranza. «Infatti alla stentatissima elezione, dopo ben cinque votazioni, del Presidente del Consiglio, Milton Di Sabatino ripescato dai meandri della Prima Repubblica (consigliere comunale dal 1990 e già presidente del consiglio con il centro sinistra dal 1995 al 1999), si è arrivati a seguito di un serrato confronto che ha mostrato tutte le fragilità politiche di una squadra che si tiene assieme solo grazie ad una precaria architettura spartitoria di poltrone tra correnti e sotto correnti».

Nella formazione della giunta l’unico metodo utilizzato, sostiene Di Pasquale, «è stato quello di rispondere ai desideri dei capi bastone; non si sono invece valutati i problemi veri della città testimoniati dalle 300 famiglie che ogni giorno si recano al banco alimentare ed alla mensa della Caritas, dalle numerosissime attività commerciali e artigianali che negli ultimi anni hanno abbassato le serrande, e dal dato allarmante di un giovane su tre disoccupato ( sopra la media nazionale)».
Per l’esponente del Pd, insomma, la strada sarà in salita: «evidenti appaiono le situazioni di conflitto di interesse all’interno della Giunta, che minano il corretto e trasparente funzionamento dell’organo e la serenità nel giudizio e nella valutazione i essa».
Di Pasquale si riferisce alla conflittualità rappresentata dalla delega conferita alla figlia del Capo Dipartimento delle Asl, diretto superiore del sindaco Brucchi, «sarà portata all’attenzione del Dirigente Asl e della CIVIT affinchè sia valutata l’adozione di opportune misure volte a superare l’evidente promiscuità di interessi in gioco, per tutelare, non soltanto del buon funzionamento dell’amministrazione comunale, ma anche del delicato servizio che il Sindaco rende quale dipendente dell’azienda sanitaria locale.
Il centro destra teramano deve finalmente capire che la cosa pubblica non è roba tra pochi ma interesse generale e collettivo».