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Montesilvano, «Maragno rischia di fare la fine di Di Mattia»

Proteste sulla composizione della giunta

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Montesilvano, «Maragno rischia di fare la fine di Di Mattia»

Francesco Maragno






MONTESILVANO. La giunta Maragno è fatta ormai da qualche giorno ma non mancano polemiche. Squadra a cinque «per il contenimento dei costi», ha detto il neo primo cittadino.
Dentro Leo Brocchi (già direttore generale del Comune tra il 2002 e il 2005, avvocato e consigliere comunale a Montesilvano), Ottavio De Martinis (Forza Italia), Paolo Cilli, Caterina Verrigni, docente universitaria e Maria Rosaria Parlione (Montesilvano Futura).
Per  Gabriele Di Stefano(Pd), però il numero ridotto di poltrone non sarebbe collegabile con l’esigenza di ridurre i costi e questa motivazione sarebbe «la prima bugia di Maragno».
«Lo sanno tutti che ha dovuto chiudere la giunta lasciando due porte aperte altrimenti non avrebbe mai chiuso il cerchio degli affamati di poltrone», dice il consigliere di opposizione. «Ora Forza Italia si vocifera voglia rinunciare al vice sindaco ed occupare le due poltrone, Ncd ribatte che rinuncia ad un assessore ma vuole la presidenza per Cozzi, Tereo rilancia che vuole un altro assessore per accontentare uno dei firmatari anti di mattia».
Gli scontenti, è innegabile, ci sono e dovrà essere Maragno a rasserenare gli animi.
L’Altra città, invece (che non ha conquistato alcun consigliere) sostiene che non ci sia discontinuità con il passato e che il futuro del sindaco sia in bilico.
«Sono stati premiati i cambia casacca e “big” del cemento», sostengono Colazzilli e i suoi. «Tra figli e parenti dei cavalli delle preferenze, padrini e diretti protagonisti, il nuovo Consiglio comunale è per buona parte quello della consiliatura di Cantagallo. A dieci anni di distanza i protagonisti di quella stagione li troviamo sparsi a destra e a manca, passati come se nulla fosse, spregiudicatamente, da Cantagallo a Cordoma, da Cordoma a Di Matttia, e oggi riciclati a metà con Maragno e Ruggero. La “nuova” giunta comunale ne è una rappresentazione plastica», va avanti L’Altra città, «infatti da Rosaria Parlione (assessora con Cantagallo e poi dopo un periodo di stand-by passata anche nella maggioranza di Cordoma ) a Leo Brocchi, direttore generale del comune dal 2002 (sindaco Gallerati) al 2005 (sindaco Cantagallo), che per il vero nel dicembre 2005 si dimise da direttore generale "per sopravvenuta intolleranza alla stupidità" (si riferiva al giunta Catagallo)».
Secondo L’Altra città, in pratica, Maragno corre il rischio di fare la fine di Di Mattia: «resterà ostaggio del coacervo di interessi che lo ha sostenuto, un film già visto».
Scettica anche ‘Montesilvano che vogliamo’: «non possiamo non commentare alcune scelte, come la nomina dell'avvocato Brocchi, già city manager del Comune con il centrosinistra, professionista di fiducia di Maragno e della famiglia Di Giovanni, che vediamo soprattutto come figura di tutor del nuovo primo cittadino. Per dare forma alla giunta il sindaco si è dovuto impegnare in uno slalom tra i tanti "appetiti" della sua coalizione, per il momento sembra aver avuto la meglio ma è presto per considerarla una vittoria. Sulla nomina della Parlione esprimiamo riserve, considerando le passate esperienze amministrative da consigliera e assessore con Cantagallo. Con la stessa serietà e senso di responsabilità che abbiamo dimostrato in campagna elettorale, vigileremo con attenzione sull'amministrazione cittadina, a partire già dalla gestione della stagione estiva che vedrà impegnato, molto probabilmente, in prima linea l'assessore Cilli».