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Pescara. Il “rinnovamento” secondo Alessandrini: la nuova generazione della vecchia politica

Il sindaco assicurava: «il vento è cambiato»

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Pescara. Il “rinnovamento” secondo Alessandrini: la nuova generazione della vecchia politica





PESCARA. Alla fine lo scontro tra il vecchio ed il nuovo è stato vinto a tavolino dal… vecchio.

Il sindaco Marco Alessandrini osannato alle urne (nonostante l’enorme astensionismo) e individuato come “il nuovo”, il simbolo del rinnovamento della politica “convenzionale” e del Pd, ha dovuto cedere il passo ai vecchi leoni e nella fattispecie a quel Gianni Teodoro che nell’ultimo decennio è stato abilissimo ad allearsi con il vincitore.
E l’incoerenza del neo sindaco appare accecante con la nomina della figlia di Teodoro, Veronica, 20 anni tra due mesi, studentessa al primo anno di università, a Bologna, dove vive. E’ lei il segno di quell’incoerenza. Tra i volti giovani c’è anche Giacomo Cuzzi, 32 anni, “promessa” della politica, capogruppo del Pd nella circoscrizione Porta Nuova e figlio d’arte di quel Gaetano Cuzzi socialista che pure ha segnato un’epoca. Cuzzi a differenza della Teodoro è stato legittimato dal voto, si è portato a casa più di 800 preferenze che alla fine gli hanno fatto conquistare quasi di diritto un assessorato. Era stato ufficialmente investito “assessore” durante il sopralluogo all’ex Cofa da Luciano D’Alfonso che lo aveva preso sotto al sua ala protettiva (anche fuor di metafora) e ne aveva tessuto le lodi.
Alessandrini, dal canto suo, ha provato a resistere qualche giorno alle forze che lo spingevano a fare accordi e ad acconsentire alle richieste di Teodoro. I primi giorni era stato netto e davanti alle telecamere aveva esplicitamente detto che «la gente mi chiede il cambiamento e Teodoro in giunta non va esattamente in questa direzione».
Erano i giorni in cui si premeva addirittura per assegnare due posti in giunta alla lista Teodoro (uno a Gianni che chiedeva assessorati ‘pesanti’ e uno ad una donna esterna della società civile).
Alessandrini rispondeva: «due assessori? E’ una soluzione poco in linea con le esigenze di cambiamento che a me sono richieste. Io devo assecondare questo vento di cambiamento che soffia fuori da questo palazzo».

Nel suo discorso di insediamento addirittura il neo sindaco era arrivato a dire di essere lontano da quelle logiche del “m’attocche” cioè “mi spetta di diritto” riferendosi probabilmente alle vecchie logiche della politica (manuale Cecelli).
Ma forse Alessandrini era ironico perché poi ha aggiunto di amare l’ironia «che è materia pericolosa».
E l’ironia della sorte ha voluto che ieri al teatro Michetti tutti i bravi analisti rimanessero frustrati per il colpo di teatro e la soluzione “geniale” (nel senso che è legata ai “geni” di famiglia) perchè tra le varie ipotesi del toto assessore in quota Teodoro, preferibilmente donna, nessuno aveva osato lanciare l’ipotesi della figlia di Gianni, la studentessa prestata alla politica con papà pronto, probabilmente, ad insegnargli il mestiere.
Se è vero che Alessandrini ha cercato di tenere duro fino alla fine è pur sempre lui che ha deciso di cedere sotto il peso dell’aut aut di Teodoro che non avrebbe avuto difficoltà a passare all’opposizione.
Nulla di più semplice per l’ex assessore comunale di Forza Italia, che alle amministrative del 2003, al turno di ballottaggio, contro il candidato sindaco del centrodestra, Carlo Masci, appoggiò D’Alfonso, candidato del centrosinistra (che poi vinse).

Qualche mese dopo, insieme ai fratelli, entrò a far parte della Margherita: «Il liberismo sfrenato», spiegava Maurizio, « di questa destra non coincideva più con la mia formazione politica. Nella Margherita ho trovato il rispetto dell’uomo, le scelte sull’ambiente».
E’ stato vicesindaco nella prima giunta D'Alfonso per poi passare alla minoranza durante la seconda. Si è creato il suo simbolo e la sua lista con i quali saltella da una parte all’altra. Alle elezioni del 2009, quelle vinte da Mascia, Teodoro si si alleò con il centrodestra diventando assessore ai lavori pubblici. Poi anche in quel caso l’amore finì e Teodoro passò all’opposizione. Alle scorse regionali si è candidato nella lista Regione Facile ma gli oltre 2 mila voti non sono bastati per la sua elezione. In compenso al Comune di Pescara è stato eletto il fratello Piernicola che entra in Consiglio insieme a Massimiliano Pignoli.
Ma non solo in politica Teodoro appare propenso a cambiare bandiera. Nel 2003, quando era presidente della Gtm (nominato dalla giunta regionale quando militava nel partito di Berlusconi), era favorevole alla filovia: «rappresenta una vittoria straordinaria. Ci abbiamo creduto sin dal primo momento. Rappresenta una svolta per il trasporto pubblico locale dell'area metropolitana».
Qualche anno dopo si accodò con gli oppositori prestandosi addirittura ad uno sciopero della fame (per 1 solo giorno) per chiedere lo spostamento del Filò dalla strada parco all'asse di via Caravaggio. Oltre i tre fratelli Teodoro (Gianni, Maurizio e Piernicola) da oggi la politica deve fare i conti anche con la giovanissima Veronica da pochissimo entrata nella croce rossa, feudo da anni della sorella di Gianni Letta, Mariateresa. Iscritta all’università da poco, sarà probabilmente costretta a lasciare lo studio per gli improvvisi impegni politici. Ora però è Alessandrini che deve fare i conti con le feroce critiche che gli piovono addosso mentre gli elettori forse avrebbero preferito maggiore coerenza e una partenza sprint.

Largo, allora, alla nuova generazione dei vecchi politici: il vento è cambiato.