FLESSIONI E RIFLESSIONI

La credibilità dei politici tra guerra e pace

Divisioni, scissioni, ambizioni e poi comunione di intenti in vista delle poltrone

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La credibilità dei politici tra guerra e pace



L'OPINIONE. ABRUZZO. Guerra e Pace all’abruzzese è il best seller da sfogliare in questi giorni tra le prime sdraio e gli ombrelloni di un’estate che stenta a decollare. Ed in vista del ballottaggio, mentre si intravedono poltrone e potere, scoppia improvvisa la pace: i nemici di ieri, quelli che se le davano di santa ragione, sono i “fedeli alleati” di oggi. Non di certo una novità per la politica italiana dove la coerenza sembra lasciare il tempo che trova. Ma oggi le armonie ritrovate, gli sguardi languidi tra chi fino a ieri dava in pasto il nemico ad orde scatenate di ‘amici’ virtuali sono ancora meno credibili di ieri magari anche per via dei social network e di accuse meno meditate e senza il filtro degli uffici stampa.
Ma quanto sono credibili questi politici?
Esemplari il caso di Luigi Albore Mascia (Forza Italia) e Guerino Testa (Ncd) a Pescara. Il primo fino a qualche giorno fa sosteneva che il rivale potesse spuntarla alle primarie solo «grazie agli occhi belli» perché, diceva, «tu sei più bello di me». Il secondo ha incentrato la sua campagna elettorale su tutto quello che Mascia non aveva fatto, «ha abbandonato il centro storico», ha detto in un recente incontro o ha puntato il dito contro «lo scivolone del sindaco sulla filovia».
Il duello tra i due è stato per certi versi il risultato speculare delle frange e dei mal di pancia all’interno del centrodestra nazionale che fu. Una rottura che nella realtà locale ha portato di fatto ad esprimere ben due candidati sindaco, Mascia sindaco uscente per Forza Italia e Testa espressione di Ncd. Il primo ha ottenuto 15.821 preferenze (il 22%), il secondo 8.835 (12%), molto meno di quanto lui stesso si attendeva.
Nel segreto delle stanze ambizioni e voglia di arrivare ad occupare la poltrona di sindaco ma anche molta superficialità nell’esaminare se non proprio il “bene comune” almeno quello della coalizione o del partito. Correndo separati di fatto hanno sugellato la divisione del Pdl, almeno a Pescara, per poi tornare sui loro passi e fare la pace. Dunque dopo screzi nemmeno troppo velati ora si fanno ritrarre con visi sorridenti: promettono mari e monti ed un governo cittadino migliore.
Se loro fanno pace, però, nel centrodestra abruzzese non va meglio. Forza Italia è uscita a pezzi, con Mauro Febbo (rieletto in Consiglio regionale) che ha chiesto la testa del coordinatore regionale Nazario Pagano (non rieletto). E tra i due vanno avanti da giorni battibecchi mediatici ma è solo l'ennesima contraddizione alla luce del sole.
Solo il futuro dirà cosa hanno guadagnato partiti e candidati da queste mosse senza imbarazzo.

QUI MONTESILVANO
Se possibile pure peggiore è la situazione a Montesilvano: la città che si è vista catapultata alle elezioni all’improvviso, dopo appena un anno e mezzo di giunta Di Mattia.
Esponenti di destra e sinistra si sono accordati in nome di nuove elezioni con lo scopo unico di fare fuori Di Mattia che aveva alzato il tiro contro i costruttori.
Chi firmò le dimissioni si è ben rimescolato nelle liste e molti rientreranno, alcuni anche con una casacca diversa da quella precedente. Il Pd ha fatto fuori Di Mattia preferendogli Lino Ruggero, candidato che l’ex sindaco ha deciso di non appoggiare. Fino a qualche giorno fa Di Mattia chiedeva al Pd di ‘redimersi’ per poter contare sull’apparentamento, aveva anche realizzato delle magliette con la scritta ‘Furfantello’ queste dovevano essere«per alcuni candidati del centrosinistra e centrodestra nel caso fossero eletti», aveva annunciato su Facebook.
Quando circolava il nome di Ruggero come possibile candidato sindaco sempre Di Mattia aveva scritto su Twitter «per non celebrare funerali politici bisogna scegliere attentamente il candidato». E chissà se il riferimento era a Ruggero, imprenditore funerario.

Oggi Di Mattia invita i suoi elettori a sostenere il Pd, quello che, lo diceva proprio lui qualche settimana fa «va commissariato».
«Si è trovato un accordo sui programmi», ha rivelato nelle ultime ore Ruggero e Di Mattia fa così pace con il Partito Democratico.
Cosa ci capiscano gli elettori è tutto da verificare. Di sicuro c’è un difetto di coerenza, una coerenza strutturale che i partiti con molta probabilità non hanno mai avuto e ancora più evidente oggi che centrosinistra e centrodestra sono insieme al governo.
Ma non si tratta solo di un problema di coerenza, di idee, di uomini o di promesse vane o di parole vuote il vero problema sarà poi…
Già perché nessuno fa niente per niente soprattutto i candidati che si “apparentano”, che pretendono incarichi, magari in giunta, e che poi andranno ad ingrossare le fila della maggioranza. E qui arriva il bello perché è proprio così che nascono i governi fragili, ballerini, ostaggi delle minoranze, delle maggioranze che non producono nulla se non ricatti sottotraccia e le belle promesse della campagna elettorale rimangono tali. E' così che nasce una amministrazione zoppa e ondivaga.
La cosa più incredibile, però, è che i partiti continuano ancora a fare "i partiti", esattamente come sempre hanno fatto, dimostrando di non aver imparato nulla nemmeno dopo l'arrivo dei grillini che occupano sempre più spazi nelle amministrazioni locali.
E poi uno si domanda perché….
a.b.