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Elezioni Teramo, Brucchi: «basta spot elettorali su Teramo Ambiente»

Attacco a Pomante anche da parte di Rabbuffo

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Maurizio Brucchi

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TERAMO. «Gianluca Pomante la finisca di fare campagna elettorale sulla Team»
E’ questa la richiesta che arriva dal sindaco uscente di Teramo all’altro sfidante. Pomante nei giorni scorsi aveva parlato delle dimissioni del componente del Cda della Team Carlo Taraschi, «a causa di contrasti interni e problemi di gestione che gli avrebbero impedito di svolgere serenamente il suo ruolo». Ma Brucchi smentisce: «Taraschi, non si è dimesso ma ha terminato il suo mandato alla scadenza naturale del 30 aprile, dichiarando ufficialmente di non aver intenzione di proseguire nel regime di prorogatio fino al prossimo giugno, cioè fino all'approvazione del bilancio consuntivo, per "obblighi personali sopravvenuti, ai quali non posso sottrarmi", come scritto testualmente dallo stesso Taraschi».
Per il sindaco uscente, dunque, Pomante «che evidentemente non ha alcuna esperienza amministrativa, cerca di mistificare la realtà a soli fini elettorali. Non sa che nel 2014 non ci sarà più la TIA bensì la TARI, non sa che il Comune di Teramo, anche in assenza di entrate da parte dei cittadini, paga regolarmente la Teramo Ambiente, la quale a sua volta paga l'impianto di Casoni, che continua ad accogliere quotidianamente i rifiuti teramani, non sa, o finge di non sapere, che con la giunta Brucchi non si è mai verificata alcuna emergenza rifiuti».
Il sindaco sostiene anche che Pomante continui a strumentalizzare la questione dei rendiconti: «il rendiconto 2013 verrà approvato nel giugno prossimo; il rendiconto 2012, sul quale è stato costruito il PEF 2013, è stato approvato ed è a disposizione. Informo infine Pomante, che nel 2014 ci sarà una riduzione della TARI, così come spiegheremo ai teramani al più presto».
Ma in queste ore Pomante è al centro di un altro scontro con un altro candidato sindaco, Berardo Rabbuffo. Tutto è cominciato mercoledì scorso quando i 7 candidati hanno partecipato al confronto andato in onda su Rai tre alle 13,10.
«Al giro finale, il così detto “invito al voto”», ricostruisce Pomante, «mi sono permesso una battuta sui proclami della vecchia nomenclatura che si è alternata alla guida, o meglio alla distruzione, della nostra città. Il tirato in ballo Rabbuffo, evidentemente innervosito, ha invaso il tempo a me spettante apostrofandomi come “arrogante”. La mia pronta risposta è stata: “lo sono perché me lo posso permettere”». Ma ora a freddo Pomante chiarisce: «chi si permette una battuta esasperata, che resta pur sempre una semplice battuta, non è un arrogante. E’ un arrabbiato. Perché arrabbiato è colui che si sente leso nei suoi diritti, minacciato nella sua certezza economica, privato delle sue possibilità e delle sue aspettative. Arrabbiato è colui che non ha mezzi per porre di fronte alle proprie enormi responsabilità la classe politica di un ventennio, attrice protagonista di uno dei momenti più bui e tristi della nostra città e del nostro intero paese. Se non il voto: l’unico strumento possibile per porre fine a questa situazione e dare avvio ad un nuovo inizio».
«Gianluca Pomante usa una giostra di parole, un panegirico encomiastico per illuminare con un occhio di bue se stesso e la sua ombra», replica Rabbuffo. «L’educazione vuole che in un dibattito politico ci sia il rispetto per le figure istituzionali presenti, in nome di quell’alto valore democratico che si dovrà rappresentare una volta eletti. L’educazione chiede che quando si decide di offendere qualcuno con delle battute insulse si abbia il coraggio di farlo quando l’offeso possa replicare. Pomante è di se stesso arrogante amante. La Ragione arrogata sarà presto naufragata».