IL CASO

La Voce, giornale antimafia richiama l’Idv: «non usi libertà di stampa per acchiappare voti»

La testata aveva chiesto al partito una presa d posizione sul caso Zinni

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La Voce, giornale antimafia richiama l’Idv: «non usi libertà di stampa per acchiappare voti»




ABRUZZO. I giornalisti de ‘La Voce delle Voci’ sono ancora lì, in attesa di avere una parola chiara dal responsabile dell’Italia dei Valori, Ignazio Messina.
La storia è quella che coinvolge Annita Zinni, esponente sulmonese del partito fondato da Antonio Di Pietro.
La donna ha querelato il mensile di inchieste che in primo grado si è visto condannare dal tribunale di Sulmona a circa 90 mila euro di risarcimento danni. Nei giorni scorsi a L’Aquila è partito il processo d’Appello e contemporaneamente il mensile ha indirizzato un appello ai vertici del partito affinchè prendano una posizione sulla questione.
I giornalisti avevano incontrato Messina che nelle ultime settimane è sceso in campo per difendere l’informazione di Calabria Ora. Il proclama fa seguito ad un’analoga predica del segretario IdV il 3 marzo scorso, giornata mondiale della libertà di stampa.
«Peccato che Italia dei Valori», commenta il direttore Andrea Cinquegrani, «sia lo stesso partito di Annita Zinni che con quattro pignoramenti – fra cui quello della testata – sta facendo chiudere la Voce delle Voci per una sentenza di primo grado (già impugnata in appello a L’Aquila) relativa a presunti “danni” da diffamazione. La vicenda kafkiana della Voce nasce da una sentenza in cui si paragona la sconosciuta Annita Zinni a seconde o terze cariche dello Stato, quali erano Nicola Mancino e Bettino Craxi all’epoca delle rispettive sentenze, e si monetizza il danno lamentato dalla signora con il metro adottato per quotidiani come La Repubblica, o settimanali come Panorama: autentici giganti rispetto alla Voce delle Voci, gestita in volontariato da una minuscola cooperativa di giornalisti».
Ignazio Messina è stato informato direttamente della vicenda dai giornalisti della Voce. «Gli abbiamo chiesto di persona se è d’accordo con i metodi “kapò” adottati dalla dirigente del suo partito. Non ha risposto», continua Cinquegrani.
«Perciò lo invitiamo», continua il direttore, «almeno a non usare come strumento di propaganda elettorale l’articolo 21 della Costituzione e, soprattutto, la storia di coraggio dei colleghi di Calabria Ora. Ai quali diciamo, alla luce della nostra esperienza, di non fidarsi di coloro che, come il segretario Messina, si sbracciano in difesa dell’informazione calabrese per procacciarsi voti, ma preferiscono girarsi dall’altra parte su vicende che li riguardano da vicino come il caso Zinni-Voce. Una brutta storia, che ha privato parte dei lettori italiani di una testata antimafia, premiata al Quirinale dal Capo dello Stato per il suo giornalismo d’inchiesta e tuttora schierata al fianco delle forze dell’ordine sull’incandescente fronte anticamorra, anche attraverso la partecipazione attiva dei suoi giornalisti nell’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto».
Domenica Antonio Di Pietro sarà a Sulmona per l’inaugurazione di una sede elettorale. All’incontro ci sarà anche la Zinni. Potrebbe essere l’occasione per prendere posizione sul caso?