LE REAZIONI

Montesilvano. Tutti contro Di Mattia:«Maragno nel Pd? Pagliacciata di chi non ha argomenti»

Dopo le dichiarazioni dell’ex sindaco destra e sinistra contro il sindaco defenestrato

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Montesilvano. Tutti contro Di Mattia:«Maragno nel Pd? Pagliacciata di chi non ha argomenti»

Francesco Maragno



MONTESILVANO. Chi più chi meno si scaglia contro l’ex sindaco Attilio Di Mattia, oggi candidato con la sua lista che non è quella del Pd, suo futuro ex partito.
Dopo le rivelazioni a PrimaDaNoi.it secondo le quali il candidato sindaco del centrodestra, Francesco Maragno, avrebbe cercato nei mesi scorsi contatti con il Pd per un posto in lista alle regionali ci sono state molte reazioni dalle variegate sfumature.
La prima telefonata è arrivata al giornale poche decine di minuti dopo la pubblicazione dell’articolo da parte dell’ex assessore Feliciano D’Ignazio che riferisce di essere stato appena chiamato da Maragno che lo ha avvertito di una futura querela. D’Ignazio però non ha ancora letto l’articolo e dunque invierà qualche ora più tardi una nota scritta che smussa le sue dichiarazioni ma in sostanza conferma quanto detto un mese fa.
La reazione di Maragno è affidata all’ufficio stampa e appare più meditata anche se ferma.
«Attilio Di Mattia mi ha ripetutamente, in privato e pubblicamente, offerto di entrare nella sua maggioranza ed io, educatamente, privatamente e pubblicamente ho sempre rifiutato», si legge nella nota, «Comprendo che non aver accettato la sua proposta di fare da stampella alla sua maggioranza non sia stata gradita da Di Mattia con le evidenti conseguenze politiche che hanno segnato la caduta della sua amministrazione». 

«Comprendo che oggi Di Mattia cerchi visibilità a tutti i costi - ha aggiunto Maragno - in quanto anche il suo Partito Democratico non l'ha riconfermato come candidato sindaco. Eviterei però di avvelenare la campagna elettorale. La stagione dei veleni è chiusa, Di Mattia abbia il coraggio di formulare proposte per la nostra città. Lascia una Montesilvano carica di problemi, abbia il coraggio di competere sul terreno della politica che trova soluzioni ai problemi dei cittadini. Tutto il resto è fumo».
Un accenno all’emarginazione e all’isolamento di Di Mattia lo fa anche Leo Brocchi che secondo il racconto di Di Mattia avrebbe voluto incontrare Legnini per illustrare scenari inerenti il passaggio di Maragno.
«Dopo i box del sesso e la "derazzistizzazione" della città leggo, incredulo, l'ennesima pagliacciata diffusa da parte di chi non riesce a rassegnarsi al ruolo che, dapprima i consiglieri comunali, poi il suo partito, gli hanno definitivamente assegnato: l'oblio, l'archiviazione, la cancellazione, la rimozione anche psicologica dell'incubo biennale che ha fatto vivere alla città».
«Nel merito della ridicola sortita», dice Brocchi, «mi spiace segnalare che non vedo e sento l'amico Giovanni Legnini da tempo immemorabile, e me ne rammarico, poiché, indipendentemente dal suo ruolo politico e istituzionale, lo considero persona colta, intelligente e simpatica. Tutto il resto, e per quanto mi consta anche l'indefinita monnezza del "sentito dire", va pertanto annoverato nel calderone mai sufficientemente colmo delle stupidaggini che chi non ha argomenti reali tende a diffondere senza parsimonia; d'altronde fa scompisciare dal ridere giá solo l'ipotesi che Francesco Maragno, per ottenere una fantasiosa interlocuzione col PD, potesse avere necessità della "raccomandazione" di un Di Mattia».

«Chi lancia accuse generiche e non circostanziate, in politica come nella vita, in realtá non fa altro che accusare sè stesso, avallando la sensazione che non si possa credere a ciò che afferma; ma stiano tranquilli, nessuna querela, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. Piuttosto, vista la propensione di costoro ad accusare e nascondersi, li inviterei tutti (Di Mattia e i suoi ex o attuali teddy boys) ad un confronto pubblico sul gossip di quart'ordine sollevato, ma anche e soprattutto sui temi aperti della città; scegliessero la piazza, il giorno, l'ora, il suggeritore (se necessario), prometto che non si annoieranno».
D’Ignazio invece dopo aver letto chiarisce a differenza di quanto riferito in precedenza anche da Di Mattia che «in nessuna riunione del Pd, il sottoscritto ha mai annunciato che il Maragno stava sondando il terreno per la candidatura nel Pd alle regionali e tantomeno in, alcun caso, quest’ultimo avrebbe chiesto al sottoscritto di aiutarlo in tale operazione politica. Durante il mese di Febbraio il sottoscritto ha avuto diversi incontri con Maragno nella stanza del mio assessorato (così come avvenivano quotidianamente con altri consiglieri comunali) in cui però si è sempre discusso di fatti amministrativi ben precisi ed, in particolare, dell’apertura della strada di collegamento con il nuovo Liceo D’Ascanio e, categoricamente mai, tali incontri erano indirizzati ad una trattativa per far entrare il consigliere Maragno nel Partito Democratico. Di fatto, i presunti contatti tra il Maragno con il direttivo regionale del Pd per la candidatura alla regione (fatti a cui il sottoscritto non ha mai assistito)», continua D’Ignazio, «risalgono tutti a “voci di corridoio” che si apprendevano nella piazza del Comune di Montesilvano, fatti che poi sono evaporati come una bolla di sapone tant’è che il Maragno risulta essere il candidato sindaco di Montesilvano per la coalizione di Centrodestra. In un’unica occasione lungo le scale del Comune di Montesilvano, ebbi modo di chiedere al Maragno conferma di tale notizia ma lo stesso rispose che la stessa era frutto di inventiva».
Quest’ultimo particolare nella telefonata di un mese fa era stato riferito diversamente ma evidentemente ripensandoci meglio D’Ignazio ha ricordato altri particolari prima sfuggiti.
D‘Ignazio oggi candidato del Pd insiste sul fatto di aver riportato solo voci di corridoio «brulicanti notizie che circolavano nella piazza del Comune di Montesilvano sparite come neve al sole a cui la maggior smentita e stata data proprio dal Maragno con la sua candidatura a sindaco per il centrodestra scelta logica, lineare e coerente con i suoi ideali politici».