TIFO ROSSO

La Repubblica: «Rosci ultrà padrone della curva rossa del Teramo». Lui replica: «si informino meglio»

Il teramano inserito nella lista dei 10 soggetti più pericolosi

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La Repubblica: «Rosci ultrà padrone della curva rossa del Teramo». Lui replica: «si informino meglio»




TERAMO. Gli scontri di Roma di sabato scorso poche ore prima della finale di Coppa Italia hanno riacceso le polemiche sul movimento ultras.
Ieri Repubblica ha tracciato il ritratto di alcuni tifosi, che si sono fatti notare per episodi di cronaca che poco hanno di "sportivo" pur riguardando il calcio. E tra Gastone, ultras della Roma oggi accusato di tentato di omicidio per aver sparato al tifoso napoletano Ciro Esposito, Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, tifoso della Lazio, il quotidiano ha inserito anche Davide Rosci, teramano, già condannato a 6 anni di carcere per l'assalto al blindato dei carabinieri nel 2011 durante gli scontri del 15 ottobre.
Oggi Rosci è ai domiciliari ma anche candidato alle elezioni regionali con la lista L'altro Abruzzo con Acerbo. Lui non ci sta ad essere inserito nella lista dei «10 padroni delle curve» e respinge anche la definizione che la curva del Teramo sia «la più rossa dello stivale».
«Come si fa a dire» ciò «se è noto a tutti che è totalmente apolitica? Da dove arriva questa notizia? Forse da chi cerca di mischiare il mio attivismo politico con la passione per la gradinata che ho da sempre. Nella curva est del Teramo non è stato mai esposto un vessillo politico di nessun genere, non sono mai stati cantati slogan politici, né di destra né di sinistra, ed è da sempre una prerogativa degli ultras del Teramo quella di lasciare fuori la politica dagli stadi, perché ritenuta un male assoluto. Che io sia comunista è poi una cosa che non nulla a che fare con la curva visto che non la facciamo entrare ed inoltre di cosa sarei padrone? Capisco che ora bisogna sbattere il mostro in prima pagina, ma è troppo semplice giocare sull’emotività delle persone a poche ore dai fatti della finale di Coppa Italia».

Rosci commenta quanto avvenuto sabato sera: «non c’è dubbio che sia stato un fatto grave da condannare, ma non si viene a capo del problema con la sola repressione. Così facendo si creano ulteriori conflitti tra polizia e ultras, mentre chi ci governa e chi lucra sul pallone sta seduto a casa contando i soldi delle pay- tv. Il calcio deve tornare ad essere uno sport popolare e per farlo bisogna che tutti capiscano che l’ingranaggio del gioco più bello del mondo si è rotto e a romperlo non sono stati solo gli ultras, anzi. Tutti devono assumersi le proprie responsabilità: gli ultras cacciando dalle curve le mele marce ed educando ai valori nobili che contraddistinguono tante tifoserie, le Forze dell’Ordine mettendo i numeri sui caschi, il Viminale togliendo la tessera del tifoso che a nulla ha portato se non al calo degli spettatori, e la lega Calcio mettendo un tetto agli stipendi dei calciatori e abbassando i prezzi dei biglietti».