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Montesilvano. Di Mattia: «Maragno mi chiese aiuto per un posto nel Pd alle regionali»

«Il candidato del centrodestra stava per avviare trattativa con vertici regionali»

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Montesilvano. Di Mattia: «Maragno mi chiese aiuto per un posto nel Pd alle regionali»

Maragno e Chiavaroli




MONTESILVANO. «Francesco Maragno voleva essere candidato alle regionali con il Pd e per questo chiese al mio capo di gabinetto e poi a me di aiutarlo a prendere contatti con i vertici del partito. La trattativa si stava incardinando la settimana prima della firma dei consiglieri che hanno decretato la fine della mia giunta. So che un appuntamento era fissato e che è saltato perché ormai le cose erano cambiate».
Alla fine incalzato, l’ex sindaco Attilio di Mattia, anche lui candidato sindaco, conferma le voci insistenti -e a detta di molti «di dominio pubblico»- secondo le quali l’attuale candidato del centrodestra poco prima della decisione di firmare la fine della giunta Di Mattia (era il 16 febbraio) si sarebbe rivolto proprio all’allora sindaco del Pd, per una candidatura di peso alle regionali.
Maragno, tuttavia, quella settimana cruciale per il governo cittadino era impegnato a Roma e rimandò un paio di volte un appuntamento già fissato con i vertici del Pd, appuntamento procurato proprio con l’interessamento di Di Mattia.
L’ultima data per l’incontro con il senatore Legnini (che aveva accettato l’incontro ma senza conoscere l’argomento della conversazione) era stato fissato per la settimana successiva alla firma dei consiglieri di Montesilvano che hanno mandato a casa Di Mattia.
A quel punto, ovviamente, del passaggio al Pd non se ne è fatto più nulla anche perché proprio in quelle ore si concludeva contemporaneamente l’accordo tra Maragno e le forze del centrodestra per la sua candidatura a sindaco (centrodestra unito che comprende Forza Italia e Ndc).

IL SILENZIO DI TOMBA
Montesilvano è stata spesso indicata come una “Repubblica” a parte, soffocata da poteri forti e occulti, dalle lobbies del cemento e del mattone e nel passato martoriata dagli scandali per tangenti che per ora contano condanne pesanti anche se questo non ha impedito ai principali soggetti di quel “Ciclone” di continuare a tessere le fila della politica locale.
Chissà se c’entrano i poteri forti anche in questa vicenda che conta una bella stranezza: il silenziatore quasi totale alla notizia di dominio pubblico da oltre un mese che corre di bocca in bocca per essere stata riferita anche in pubbliche assemblee del Pd locale.
Eppure nessuno ne ha parlato, nemmeno in campagna elettorale.

MARAGNO NEGA SU TUTTA LA LINEA
Sta di fatto che già un mese fa lo stesso Maragno interpellato da PrimaDaNoi.it aveva smentito categoricamente su tutta la linea sia contatti, sia abboccamenti, sia qualunque interesse a far parte del Pd avvertendo che si trattava di «veleni» e di «tentativi per screditarlo» e che soprattutto chi avesse detto cose del genere ne avrebbe risposto davanti alla legge.
All’epoca tuttavia la segnalazione -seppure circostanziata- arrivò in redazione in forma anonima e dopo aver interpellato un certo numero di esponenti del Pd abbiamo ricevuto solo minime conferme ma mai a viso aperto. Ancora una stranezza non da poco visto che la portata della notizia non era secondaria per gli interessi del Pd stesso. Dunque perché tacerla?

D’IGNAZIO: «COSA RISAPUTA DA TUTTI»
Una sola conferma seppure solo per alcuni aspetti ma non del tutto certi PrimaDaNoi.it l’ha avuta già un mese fa dall’ex assessore della giunta Di Mattia, Feliciano D’Ignazio, che durante il direttivo comunale del Pd davanti a circa 30 persone ha raccontato che Maragno stava sondando il terreno per la candidatura nel Pd ma voleva sapere cosa ne pensasse il partito e per questo aveva chiesto anche a D’Ignazio, suo amico di vecchia data, di aiutarlo.
«Agli inizi di febbraio Maragno ha avuto contatti con il sottoscritto», ha detto lo scorso 3 aprile a PrimaDaNoi.it D’Ignazio, «ma anche con altri membri del Pd tra cui Francesco Di Pasquale, penso ci siano stati contatti con il direttivo regionale per valutare candidatura come consigliere regionale. Io questa cosa l’ho sentita in Comune, all’interno del Pd, e poi diverse volte ho incontrato Francesco Maragno e gli ho detto “allora, ti candidi con il Pd?” e lui mi ha risposto evasivo: “vediamo, vediamo”. Ma stiamo parlando di una cosa che è davvero risaputa da tutti».
Non essendoci riscontri diretti e precisi alla trattativa e sospettando la polpetta avvelenata soprattutto dopo la categorica smentita di Maragno la notizia è stata momentaneamente archiviata fino ad oggi quando sollecitato ancora una volta l’ex sindaco ormai ex anche del Pd, Di Mattia, ha deciso di raccontare i particolari di quella trattativa che era stata avviata ma non si è conclusa.
Oggi Di Mattia ha tutto l’interesse a parlare ma non a dire falsità anche perché le sue parole combaciano in molti punti con la segnalazione anonima ricevuta più di un mese fa.

«MARAGNO CHIAMA D’ANDREAMATTEO»
«So che Francesco Maragno», dice a PrimaDaNoi.it Di Mattia, «ha chiamato verso febbraio Carmine D’Andreamatteo, il mio capo di gabinetto, e gli ha chiesto se poteva candidarsi alle regionali con il Pd perché il centrodestra non gli piaceva. Da quello che avevo già saputo per vie informali a lui era già stato riservato un posto in una lista civica in appoggio a D’Alfonso ma Maragno voleva stare nella lista del Pd. Forse per questo aveva mandato anche Raffaele Di Giovanni il suocero (noto imprenditore del cemento ndr) a votare per le primarie del Pd nella sezione di Villa Carmine».
Questo accade a ridosso della caduta della giunta ma già a cavallo di capodanno Di Mattia, D’Ignazio e Adriano Chiulli tentano l’avvicinamento a Maragno. Sono i giorni in cui la maggioranza di centrosinistra vacilla e rischia di perdere i pezzi. Così una delegazione del Pd si incontra nell’ufficio di Raffaele Di Giovanni pe rincontrare Maragno e sondare il terreno per un suo passaggio nella maggioranza in Comune.
«Quell’abboccamento è rimasto lì senza seguito dopo che Maragno ci ha assicurato “sono interessato”», conferma Di Mattia.
Dopo un primo abboccamento Maragno telefona a D’Andreamatteo, capo segreteria di Di Mattia a febbraio.

«CHIAMA MARAGNO, E’ INTERESSATO ALLA CANDIDATURA»
«Carmine D’Andreamatteo mi ha detto “chiama Maragno che è interessato alla candidatura”», riferisce Di Mattia, «così ho chiamato Maragno e ci siamo visti e in quell’incontro mi ha detto tra l’altro che era stanco del centrodestra e che voleva fare un discorso più composito per “continuare il cambiamento” insieme a me perché si era reso conto che venivo ostacolato. “Io però voglio stare nel partito Democratico, le liste civiche mi piacciono poco”, mi ha detto».
Di Mattia allora si muove e contatta i vertici del partito come il segretario Silvio Paolucci e il deputato Giovanni Legnini. Paolucci conferma la sua “opzione” per la candidatura a Di Mattia durante un colloquio riservato a margine della conferenza stampa di presentazione delle regionali con D’Alfonso e Mascitelli. «Paolucci mi ha detto che andava bene ma bisognava approfondire il discorso e tenere riservato il nome».
Di Mattia dà la notizia a Maragno che dunque dice di voler approfondire e chiede un incontro con Legnini.
«Così ho chiamato Legnini per fissare un appuntamento con Maragno e Legnini è stato molto disponibile visto che a chiederglielo era un sindaco anche se non sapeva il perché dell’incontro», dice Di Mattia, «era circa il mercoledì prima della sfiducia. So che della cosa era stato informato anche Leo Brocchi, avvocato di Maragno, che aveva espresso anche lui il desiderio di parlare con Legnini in quanto colleghi».
«Domenica mi fanno questa cosa della firma», continua l’ex sindaco, «poi proprio Maragno che aveva l’incontro fissato per la settimana successiva, mi chiama e mi dice “sei un bravo ragazzo ma se tu non riesci a mantenere i tuoi, io non ti posso aiutare. Tutto qua: così è come sono andate le cose».
Già così sarebbero andate le cose ma qui c’è di sicuro qualcuno che mente: Di Mattia o Maragno?

a.b.