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Montesilvano, elezioni a rischio per l’appello di Di Mattia

La decisione potrebbe arrivare prima del voto

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Foto Fabio Urbini




MONTESILVANO. L’ex sindaco di Montesilvano, Attilio Di Mattia, ha deciso di appellare la sentenza del Tar che nei giorni scorsi ha legittimato la caduta della sua amministrazione.
L’ex primo cittadino è determinato ad andare avanti. In questo modo tutta la campagna elettorale si vivrà con lo spettro di questo appello al Consiglio di Stato che dovrebbe essere discusso prima del 25 maggio (data delle elezioni). Nel caso di vittoria dell’ex amministratore pubblico ci sarebbe addirittura l’annullamento del voto e il ritorno a Palazzo di Città di Di Mattia (che però non ha più una sua maggioranza). Scenario improbabile? Sarà solo il tempo a dirlo.
Intanto nelle motivazioni del Tar si chiariscono tutti i punti che non hanno convinto il collegio giudicante composto da Michele Eliantonio, (presidente), Alberto Tramaglini, (consigliere), Massimiliano Balloriani, (consigliere estensore).
Di Mattia, difeso degli avvocati Claudio e Matteo Di Tonno aveva impugnato il decreto del Prefetto di Pescara con il quale è stato sospeso il Consiglio comunale dopo le dimissioni dei 13 consiglieri, ed è stato nominato un commissario per la provvisoria amministrazione dell’Ente.
Nel ricorso si denuncia tra l’altro che le dimissioni non sono state indirizzate al Consiglio comunale come imporrebbe la legge, che le dimissioni non potrebbero essere presentate per delega e che inoltre la sospensione sarebbe stata adottata in mancanza del presupposto dell’inizio del procedimento di scioglimento cioè prima della proposta del Ministero dell’Interno.
Sempre secondo Di Mattia il prefetto avrebbe dovuto attendere la verifica da parte del Consiglio comunale della validità delle dimissioni, per valutare se esse non provenissero da soggetti non legittimati, e se quindi non si dovesse viceversa provvedere solo alla surroga di tutti o alcuni di essi. Con un altro ricorso Di Mattia ha impugnato il decreto del Presidente della Repubblica del 24 febbraio 2014, con il quale è stato disposto lo scioglimento del Consiglio comunale di Montesilvano, ripercorrendo tutte le censure dell’altro ricorso, e aggiungendo che il decreto del Presidente della Repubblica non sarebbe stato controfirmato dal Ministro dell’Interno.

LE MOTIVAZIONI
Il primo ricorso è stato dichiarato dal Tar «improcedibile» quanto alla domanda di annullamento del decreto di sospensione, essendo poi sopraggiunto il decreto di scioglimento. E’ invece stato giudicato «manifestamente infondato» quanto alla domanda di risarcimento danni, «essendo la medesima formulata in termini del tutto generici e senza alcun principio di prova in ordine agli elementi della fattispecie di danno», scrivono i giudici.

Il secondo ricorso è stato ritenuto «manifestamente infondato» perché la legge, chiarisce il collegio giudicante, «pur evidenziando la natura personale dell’atto di dimissioni, specifica espressamente la possibilità di avvalersi di un nuncius (un delegato, ndr) per il deposito del medesimo».
Nell’atto notarile depositato in atti, rilevano i giudici, «è correttamente specificato che la dichiarazione proviene direttamente dai consiglieri, senza mediazione, e il nuncius è meramente delegato, cioè, si intende, incaricato, di presentarle al protocollo del Comune. Il ripensamento di uno dei dimissionari, comunicato al nuncius, obbligherebbe del resto quest’ultimo ad avvisare gli altri tempestivamente di tale circostanza sopravvenuta prima di depositare l’atto collettivo, secondo il principio di buona fede e in analogia a quanto previsto dall’articolo 1710 comma 2 codice civile».
«Nel caso in esame», si legge sempre nella sentenza, «non si prospetta alcun possibile difetto di legittimazione dei dimissionari, e non vi è quindi alcun rilievo in ordine ad una presunta violazione della competenza, quantomeno concorrente, del Consiglio comunale a verificare se vi siano i presupposti per provvedere preliminarmente alla surroga di alcuno dei dimissionari stessi. In sostanza, è necessario che le dimissioni pervengano all’esame del Consiglio comunale solo laddove vi sia una competenza di quest’ultimo, come nel caso in cui si debba valutare l’eventualità di ipotesi di surroga. Circostanza che non si è affatto verificata nel caso in esame».

Quanto alla mancanza di sottoscrizione da parte del Ministro dell’Interno, «risulta agli atti copia della gazzetta ufficiale n. 54 del 6 marzo 2014, in cui è pubblicato il decreto con l’espressa indicazione della firma del Ministro, peraltro evincibile, attraverso una sigla, dalla copia dell’atto parimenti depositato in giudizio».  Le spese sono state compensate.

«Il ricorso», commenta Attilio Di Mattia, «è stato presentato nel pieno rispetto delle Istituzioni e del mandato che i cittadini hanno affidato a questa consiliatura. La mia preoccupazione principale resta ed è quella che la dignità delle Istituzioni non venga oltraggiata come cittadino tra i cittadini. Resto amareggiato nel vedere coloro che dovrebbero sorreggere la pubblica amministrazione tradire ed ammutinare per interessi particolari. Oggi sono certo di poter garantire la scelta del miglior sindaco per Montesilvano. Nel segno del progresso cittadino e del rinnovamento per continuare e rilanciare l'operazione verità».

a.l.