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Bussi, lunedì consiglio comunale straordinario. Il sindaco: «spremuti e abbandonati»

Cgil contro M5S: «non consentiremo speculazioni sulla nostra pelle»

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Bussi, lunedì consiglio comunale straordinario. Il sindaco: «spremuti e abbandonati»




BUSSI. Un consiglio comunale straordinario è stato indetto per lunedì prossimo alle ore 18 nella sala conferenze di Bussi.
«Serve un dibattito a più voci, tra i diversi attori istituzionali e sociali nazionali, regionali e comunali», spiega il sindaco Salvatore Lagatta, «per ridare dignità all’intera comunità bussese, per ipotizzare insieme linee di intervento possibili a tutela dell’occupazione, per proporre azioni concrete e avviare finalmente il problema della bonifica a tutela della salute di tutti i cittadini».
Il primo cittadino chiede alla politica e alle istituzioni un intervento deciso per conciliare «le esigenze di tutela della salute con quelle di tutela del lavoro e dell’occupazione, in un’ottica di sviluppo di attività economiche, diversificato e compatibile».
Lagatta è preoccupato e non lo nasconde, non solo per l’emergenza ambientale ma anche per «un clamore prodotto da una campagna d'informazione piena di imprecisioni ed errori che cerca di attualizzare danni che sono stati fatti anni orsono e già noti alle cronache fin dal 2007».
Il sindaco, già nei giorni scorsi, affiancato dal presidente della Regione Gianni Chiodi e da una brocca d’acqua, hanno tranquillizzato la popolazione e ricordato che oggi non ci sono rischi nel bere quanto esce dai rubinetti di casa.
«Il nostro paese», dice il primo cittadino, «ha pagato un prezzo altissimo in termini di salute e oggi rischia la fine di ogni prospettiva occupazionale. Un paese fatto di donne e di uomini, di lavoratrici e di lavoratori spremuti e abbandonati».

LE PROTESTE DEI LAVORATORI
Intanto i lavoratori del polo chimico iscritti alla Cgil rispondono alle accuse degli attivisti del Movimento 5 Stelle che nei giorni scorsi hanno sostenuto che fossero a conoscenza di tutto e non avrebbero difeso la loro salute e quella dei propri familiari per «coprire un colosso della chimica e salvare i posti di lavoro».
«Siamo noi che sentiamo sulle nostre spalle il fardello di aver lavorato in una fabbrica chimica», commentano i lavoratori, «e dopo tante lotte rischiamo di rimanere con il territorio massacrato dall’inquinamento e senza lavoro. Essere accusati insieme ai nostri rappresentanti di essere omertosi è davvero troppo».
I lavoratori ricordano che già negli anni ‘80 la Cgil promosse un convegno dal titolo: “La salute in fabbrica e nel territorio” dove venivano illustrate tutte le difficoltà ed i disagi ambientali a cui erano sottoposti i lavoratori ed i cittadini del circondario. In quella occasione si chiese di fare uno screening (oggi indagine epidemiologica) per il monitoraggio dell’ambiente finalizzato alla prevenzione ed alla tutela della buona salute delle popolazioni della vallata. «Il nostro vecchio slogan era “mettiamo la maschera agli impianti e togliamola ai lavoratori”. Oggi la maschera devono mettersela quelli che cercano di speculare su un disastro ambientale dalle proporzioni».
I lavoratori ricordano anche che la Cgil è stata l’unica organizzazione sindacale a richiedere la costituzione di parte civile nel processo che vede la Montedison come imputato, ma la richiesta è stata respinta dal Tribunale di Pescara. «E’ veramente paradossale incolpare i lavoratori e la Cgil, mentre le responsabilità sono esclusivamente di chi ha causato tutto ciò. Non consentiamo di utilizzare il nostro territorio per la campagna elettorale. Qui si combatte per la bonifica, la reindustrializzazione e per una vita migliore».