MISTERI CEMENTIZI

Montesilvano, gli accordi di programma e la beffa delle fideiussioni lampo

Qual è lo scopo di una garanzia che non garantisce?

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Montesilvano, gli accordi di programma e la beffa delle fideiussioni lampo



MONTESILVANO. Non si finisce mai di stupirsi se si rovista tra le carte che in dieci anni hanno cambiato il volto della quinta città d’Abruzzo.
Così tra i documenti che il sindaco defenestrato, Attilio di Mattia, sta studiando (dopo averle faticosamente cercate negli archivi del Comune) emerge un’ulteriore beffa che riguarda sempre gli accordi di programma.
Non solo in dieci anni alcuni costruttori non avrebbero ancora versato le cifre imposte per legge al Comune per gli oneri concessori, non solo alcune opere non sarebbero neppure collaudabili ma la beffa delle beffe sarebbe quella che le garanzie prestate al tempo sarebbero state agilmente aggirate.
In pratica le fideiussioni presentate a garanzia dei vari accordi di programma sono state disinnescate ed ora il Comune non può incassare quanto dovuto (nei casi in cui qualcosa sia dovuto).
La polizza fideiussoria non ha tempi di durata stabiliti per legge per cui dura il tempo che le parti stabiliscono congruo, utile, opportuno. La polizza di garanzia dovrebbe coprire l’eventuale inadempienza dell’interveniente (cioè i costruttori) e di conseguenza per essere tale, dovrebbe rimanere in essere per tutta la durata dell’esecuzione delle opere fino alla fine.

Da un calcolo approssimativo si può dire che un’opera a Montesilvano duri in media dai 3 ai 5 anni (dal rilascio dell’autorizzazione a costruire al collaudo). Allora perché in Comune sono state accettate decine e decine di polizze da un solo anno?
La polizza ha termine e viene estinta solo dopo lo svincolo che l’amministrazione deve effettuare nel momento in cui ha verificato che le opere sono state ultimate e realizzate a perfetta regola d’arte. Si effettua il collaudo che sancisce la piena regolarità e gli uffici comunali rilasciano lo “svincolo”, cioè liberano la fideiussione ed i soldi della garanzia rientrano nella piena disponibilità del costruttore.
A Montesilvano, però, nell’ultimo decennio le cose sono andate diversamente con un meccanismo semplice, veloce, magari pure legale ma dalle enormi implicazioni politiche.
Il meccanismo prevedeva due aspetti fondamentali: la durata in media di un anno della polizza e la possibilità di sostituire lo “svincolo” del Comune con una autocertificazione se l’opera non veniva collaudata entro 60 giorni.
Così al momento giusto è bastata l’autocertificazione per ottenere “lo svincolo” della fideiussione e lasciare il Comune in braghe di tela. Lo svincolo dovrebbe avvenire su liberatoria dell’amministrazione comunale accertata la realizzazione delle opere a perfetta regola ma è accaduto anche che la ditta comunicasse autonomamente la regolare esecuzione con la richiesta di collaudo delle opere. 

Il meccanismo ha come centro gestazionale quella stessa politica che ha permesso che questo accadesse anche se formalmente anche proprio la politica è rimasta distante e sui documenti tecnici non vi sono firme di amministratori pubblici, assessori o sindaci.
Le responsabilità politiche però sono enormi se non altro per la "culpa in vigilando", mentre restano aperti interrogativi. Per esempio: possibile che in 10 anni nessuno si è accorto che le fideiussioni erano disinnescate con uno schioccar di dita? Chi ha stabilito che le fideiussioni dovessero durare così poco?
Perché la giunta e il consiglio non hanno mai stoppato questo pericoloso andazzo che ha contribuito a creare un danno per il Comune? La storia recente invece parla di  fideiussioni mai inferiori ai 3 anni di durata e sono quelle stipulate durante la giunta Di Mattia?
Una stima dei danni al Comune al momento pare sia difficile da quantificare ma una risposta potrebbe arrivare dai collaudatori nominati su quali siano le opere non collaudabili e l’importo delle stesse. Al momento si sa però con certezza che tutti i Pue che non sono stati ancora collaudati presentano questa problematica.
A Montesilvano l'assurdo è diventato consuetudine: una garanzia che non garantisce.