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Abruzzo. Elezioni regionali, D’Alfonso incontra Prodi e il prof lo smentisce: «solo un incontro privato»

Acerbo candidato alla Regione con lista di sinistra, ambientalista, laica e libertaria

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Abruzzo. Elezioni regionali, D’Alfonso incontra Prodi e il prof lo smentisce: «solo un incontro privato»




ABRUZZO. Scontro a distanza tra uffici stampa ieri sull’asse Bologna- Pescara tra incomprensioni e imbarazzi.
Il candidato presidente del centrosinistra Luciano D’Alfonso è andato in trasferta (in treno) per incontrare l’ex premier Romano Prodi che, spiegava un nota dello staff del candidato, «si è dichiarato disponibile a favorire la realizzazione di un modello per l’Abruzzo come regione attrattiva d’Europa».
Poi la smentita ufficiale arrivata da Bologna che ha gelato D’Alfonso già pronto a sventolare il nuovo supporter: «l’incontro ha avuto carattere strettamente privato e si smentisce che siano stati presi accordi o assunti impegni per il futuro da parte del presidente stesso».
A questo punto anche il candidato del centrosinistra è stato costretto al passo indietro e a parlare di «confronto amichevole». L’incontro è avvenuto nella sede della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli in via Santo Stefano a Bologna.
Circa un’ora di confronto durante il quale D’Alfonso ha presentato al presidente Prodi e a esperti nazionali e internazionali, tra cui il presidente di Toronto Invest, il suo programma di realizzare in Abruzzo una Regione «in grado di porsi al servizio dei progetti di vita e di impresa delle comunità e delle persone, offrendo un’amministrazione in grado di facilitare e di supportare le iniziative dei singoli e predisponendo un menù Abruzzo che presenti i punti di forza dei territori».
D’Alfonso avrebbe chiesto suggerimenti sul potenziamento infrastrutturale della regione sull’asse adriatico e su quello trasversale appenninico e per l’accelerazione della ricostruzione della città dell’Aquila e sulle azioni da adottare per favorire l’attrazione degli investimenti.

I TRANSFUGHI
Ma sulla strada di Luciamion c’è anche un altro problema che va al di là della gaffe da risolvere a colpi di comunicati stampa, ovvero la questione dei transfughi. Domenica, a seguito dell’incontro urgente chiesto da Sel e Idv, si sarebbe deciso di chiudere le porte ai quasi 60 trasformisti del centrodestra pronti a candidarsi in liste civiche in appoggio al centrosinistra. La ‘contaminazione’ tra esponenti politici con identità diverse sarebbe stata vista di buon grado da D’Alfonso che voleva una coalizione allargata in grado di calamitare un elettorato trasversale. Ma diversi sono stati i mal di pancia, primo tra tutti quello della senatrice Stefania Pezzopane che con il suo solito piglio deciso ha detto all’ex sindaco di ‘darsi una calmata’.
Il rischio dell’arruolamento dei transfughi dovrebbe essere al momento scongiurata anche se resta aperta la porta per quegli ex del centrodestra che già da tempo hanno virato verso sinistra, leggasi Daniela Stati.

«D’ALFONSO E’ IL PROBLEMA PRINCIPALE»
«Era ora che anche Idv e Sel protestassero per la campagna acquisti nel centrodestra», commenta Maurizio Acerbo, candidato presidente in una lista (non Tsipras, come scritto erroneamente in precedenza) «di sinistra, ambientalista, laica e libertaria aperta a tutti coloro che in Abruzzo non si riconoscono nei sistemi di potere e nei metodi che contraddistinguono negativamente centrosinistro-destro dalfonsiano e centrodestra di Chiodi». «Una lista», spiega Acerbo, «che avrà come programma quello scritto in anni di lotte e battaglie per la politica pulita, la difesa dei beni comuni, del territorio, dei diritti sociali. Rifondazione Comunista sta lavorando per coinvolgere nelle candidature e nella costruzione della lista tutte le realtà che con noi hanno condiviso queste battaglie».
 «E’ positivo - continua Acerbo riferendosi a Idv e Sel- che emerga una critica verso i personaggi caricati sul tir ma l’elemento centrale rimane: è proprio la candidatura di D’Alfonso il problema principale. Anche senza transfughi il centrosinistra abruzzese è insostenibile perché ha scelto di consentire una candidatura che in qualsiasi paese europeo sarebbe considerata impresentabile. Come si fa a contrastare il centrodestra berlusconiano candidando alla guida della Regione uno le cui vicende emerse nel corso dei processi fanno impallidire quelle di Chiodi o De Fanis? Come si fa a candidare uno che se condannato in appello costringerebbe la Regione a tornare al voto? Se candidi uno come D'Alfonso a presidente tutto diventa possibile. E infatti nei giorni in cui diventa caso nazionale la vicenda dell’erogazione ai cittadini di acqua contaminata il Pd pescarese decide di mettere in lista Giorgio D'Ambrosio e Donato Di Matteo».
Se la candidatura di Di Matteo appare fino ad ora più che certa (anche grazie ad un decreto di archiviazione che ‘blinda’ l’ex sindaco di Roccamorice) , più incerta è quella di Giorgio D’Ambrosio che potrebbe anche saltare. A chiederlo non sono solo Idv e Sel ma anche parte del Pd stesso.