VAL PESCARA

Emergenza Bussi, D’Alfonso: «il futuro del polo chimico sarà un modello europeo»

«Bonifica e messa in sicurezza saranno le nostre priorità»

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Emergenza Bussi, D’Alfonso: «il futuro del polo chimico sarà un modello europeo»

D'Alfonso

Emergenza Bussi, D’Alfonso: «il futuro del polo chimico sarà un modello europeo»
«Bonifica e messa in sicurezza saranno le nostre priorità»
Bussi, inquinamento, luciano d’alfonso, regione, discarica
BUSSI. «Il futuro di quell’area deve diventare emergenza nazionale per i poteri statali, affinché si faccia in modo che ci sia copertura finanziaria, amministrativa e normativa sia per la bonifica, che per ripristinare il naturale ciclo di vita nei luoghi di cui è accertata la contaminazione e anche nei luoghi a rischio».
E’ questa la posizione del candidato presidente della Regione Luciano D’Alfonso sull’emergenza ambientale che investe il territorio di Bussi. Se la contaminazione delle acque destinate al consumo umano è un problema che si ferma al 2007 (quando i pozzi contaminati sono stati chiusi) resta la grande incognita della bonifica della discarica più grande d’Europa ad 8 anni dalla sua scoperta. 
D’Alfonso attacca chi prima di lui ha mosso i pulsanti della Regione: «l’attivazione dell’Istituto Superiore di Sanità spetta alla Regione e ciò, purtroppo, non è avvenuto da parte del governo regionale, lasciando così maturare ritardi inammissibili per avere la relazione di competenza di uno dei massimi organi tecnici di cui dispone lo Stato». 
Il candidato del centrosinistra contesta inoltre il fatto che la vicenda dell’inquinamento della Valle del Pescara ha avuto una gestione «domestica, localistica e minimale», mentre per via delle sue dimensioni, per l’importanza e per il numero delle persone e delle attività coinvolte «occorreva coinvolgere, da subito, le migliori energie scientifiche e operative della nazione». 
Allora cosa farà D’Alfonso, se eletto: «apriremo una cabina di coordinamento e di monitoraggio chiamando a raccolta le massime Autorità competenti in merito, per affrontare adeguatamente il problema».
L’ex sindaco cita il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR),  l’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA),  le Università, l’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia, e Sviluppo Economico Sostenibile (ENEA),  coinvolgendo il Governo nazionale e la Commissione Europea. 
«PENSARE ALLA MESSA IN SICUREZZA»
Due le priorità imprescindibili, avverte D’Alfonso: «la prima è quella della messa in Sicurezza di emergenza che consiste nel recintare, con adeguate strutture di contenimento, tutte le sorgenti inquinanti perché i veleni non si diffondano più nell’ambiente».  
RECUPERARE POSTI DI LAVORO
Per D’Alfonso nello sviluppo del percorso di bonifica, che si protrarrà necessariamente per tempi lunghi «sarà anche possibile recuperare posti di lavoro qualificati. Bonificare “tutto e subito” è uno slogan suggestivo, ma forse impossibile a realizzarsi per motivi tecnici ed economici. Chi pensasse, infatti, alla rimozione dei rifiuti, senza effettuarne prima il contenimento (vale a dire la MISE), rischierebbe di rimobilitare quantitativi incredibili di inquinanti e producendo così altri danni ingentissimi. I motivi di bilancio sono altrettanto evidenti: la MISE è alla portata attuale delle casse dello Stato, mentre la  bonifica  richiederebbe nell’immediato circa 7 miliardi di euro. La MISE, dunque, è urgente ed imprescindibile, ma deve essere effettiva e tecnicamente ineccepibile».
IL DESTINO ECONOMICO
Per il futuro dell’area D’Alfonso immagina «produzioni a basso impatto ambientale, Green Chemistry (vale a dire produzioni chimiche pulite e sostenibili) e occupazione qualificata, com’è accaduto e accade in altre zone compromesse d’Italia». Necessario anche «un contratto di fiume per restituire salute all’intero bacino Aterno-Pescara, osservando le migliori esperienze sul campo di altre regioni italiane e fra queste l’Umbria». 
Tutto ciò mentre una «Regione attenta, finalmente», assicura D’Alfonso, «istituirà il Registro Regionale dei Tumori, pretenderà l’Analisi Epidemiologica dall’Istituto Superiore di Sanità per le popolazioni esposte a queste vicende, visto che l’Abruzzo, in assenza di iniziativa regionale, non è stato ricompreso neppure nel “Progetto Sentieri” che ha studiato la situazione sanitaria di tutti i siti contaminati italiani, tranne, appunto, proprio quelli della nostra Regione».

BUSSI. «Il futuro di quell’area deve diventare emergenza nazionale per i poteri statali, affinché si faccia in modo che ci sia copertura finanziaria, amministrativa e normativa sia per la bonifica, che per ripristinare il naturale ciclo di vita nei luoghi di cui è accertata la contaminazione e anche nei luoghi a rischio».E’ questa la posizione del candidato presidente della Regione Luciano D’Alfonso sull’emergenza ambientale che investe il territorio di Bussi. Se la contaminazione delle acque destinate al consumo umano è un problema che si ferma al 2007 (quando i pozzi contaminati sono stati chiusi) resta la grande incognita della bonifica della discarica più grande d’Europa ad 8 anni dalla sua scoperta. D’Alfonso attacca chi prima di lui ha mosso i pulsanti della Regione: «l’attivazione dell’Istituto Superiore di Sanità spetta alla Regione e ciò, purtroppo, non è avvenuto da parte del governo regionale, lasciando così maturare ritardi inammissibili per avere la relazione di competenza di uno dei massimi organi tecnici di cui dispone lo Stato». Il candidato del centrosinistra contesta inoltre il fatto che la vicenda dell’inquinamento della Valle del Pescara ha avuto una gestione «domestica, localistica e minimale», mentre per via delle sue dimensioni, per l’importanza e per il numero delle persone e delle attività coinvolte «occorreva coinvolgere, da subito, le migliori energie scientifiche e operative della nazione». 
Allora cosa farà D’Alfonso, se eletto: «apriremo una cabina di coordinamento e di monitoraggio chiamando a raccolta le massime Autorità competenti in merito, per affrontare adeguatamente il problema».L’ex sindaco cita il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR),  l’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA),  le Università, l’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia, e Sviluppo Economico Sostenibile (ENEA),  coinvolgendo il Governo nazionale e la Commissione Europea. 

«PENSARE ALLA MESSA IN SICUREZZA»

Due le priorità imprescindibili, avverte D’Alfonso: «la prima è quella della messa in Sicurezza di emergenza che consiste nel recintare, con adeguate strutture di contenimento, tutte le sorgenti inquinanti perché i veleni non si diffondano più nell’ambiente».  

RECUPERARE POSTI DI LAVORO

Per D’Alfonso nello sviluppo del percorso di bonifica, che si protrarrà necessariamente per tempi lunghi «sarà anche possibile recuperare posti di lavoro qualificati. Bonificare “tutto e subito” è uno slogan suggestivo, ma forse impossibile a realizzarsi per motivi tecnici ed economici. Chi pensasse, infatti, alla rimozione dei rifiuti, senza effettuarne prima il contenimento (vale a dire la MISE), rischierebbe di rimobilitare quantitativi incredibili di inquinanti e producendo così altri danni ingentissimi. I motivi di bilancio sono altrettanto evidenti: la MISE è alla portata attuale delle casse dello Stato, mentre la  bonifica  richiederebbe nell’immediato circa 7 miliardi di euro. La MISE, dunque, è urgente ed imprescindibile, ma deve essere effettiva e tecnicamente ineccepibile».

IL DESTINO ECONOMICO

Per il futuro dell’area D’Alfonso immagina «produzioni a basso impatto ambientale, Green Chemistry (vale a dire produzioni chimiche pulite e sostenibili) e occupazione qualificata, com’è accaduto e accade in altre zone compromesse d’Italia». Necessario anche «un contratto di fiume per restituire salute all’intero bacino Aterno-Pescara, osservando le migliori esperienze sul campo di altre regioni italiane e fra queste l’Umbria». Tutto ciò mentre una «Regione attenta, finalmente», assicura D’Alfonso, «istituirà il Registro Regionale dei Tumori, pretenderà l’Analisi Epidemiologica dall’Istituto Superiore di Sanità per le popolazioni esposte a queste vicende, visto che l’Abruzzo, in assenza di iniziativa regionale, non è stato ricompreso neppure nel “Progetto Sentieri” che ha studiato la situazione sanitaria di tutti i siti contaminati italiani, tranne, appunto, proprio quelli della nostra Regione».