LE REAZIONI

Abruzzo. Bussi e veleni: la politica punta a tranquillizzare

Sindaco La Gatta: «danni di immagine per il nostro Comune»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3970

Abruzzo. Bussi e veleni: la politica punta a tranquillizzare
ABRUZZO. Acqua «buonissima e pura» gettata sul fuoco per spegnere gli allarmismi e tranquillizzare la popolazione.Oggi ennesima puntata del caso Bussi, gestita da vari amministratori pubblici che vogliono dire la loro per rassicurare chi ha capito che l’acqua anche oggi è inquinata. Tranquilli, hanno detto per esempio il sindaco di Bussi, il presidente della Regione, il sindaco di Popoli, la Asl di Pescara e molti altri: l’acqua oggi è ottima.

Sicuramente dal 1992 a tutto il 2007, però, 700mila persone della Val Pescara hanno bevuto acqua contaminata.  

CHIODI:«NON E’ LA TERRA DEI FUOCHI»

«Qui non è la Terra dei fuochi», ha detto oggi Chiodi che ha convocato una conferenza stampa insieme al sindaco di Bussi (rifondazione comunista) parlando di «processo di disinformazione che sta investendo la città di Bussi e la sua comunità» dopo la notizia della relazione dell'Istituto superiore di Sanità che ha quantificato in 700 mila persone i potenziali utenti che hanno bevuto acqua inquinata. «Ora la necessità primaria» ha detto Chiodi, «è far capire alla comunità nazionale e internazionale che questa terra è integra, la sua acqua ottima e in quantità abbondante e che a Bussi si è avviato un processo di messa in sicurezza e bonifica di tutte quelle aree interessate dall'inquinamento chimico». «Il dato incontestabile è che l'acqua di Bussi è ottima sia per qualità sia per quantità e che appartengono al passato di sette anni fa i dati di un'acqua inquinata e non potabile».

Storia chiusa.

IL SINDACO DI BUSSI: «DANNO DI IMMAGINE»

«Siamo nel mirino forse perchè a qualcuno non va bene il progetto di bonifica e reindustrializzazione» che coinvolge Comune, ministero e Solvay. E’ questa la lettura del sindaco, Salvatore La Gatta, che si produce in una «operazione verità» sui fatti che hanno portato il Comune sulle cronache nazionali. «Il paese ha sacrificato salute e vita. Non ci sto a fare infangare i cittadini accusandoci di omertà e inquinamento». «Quando si parla dell'Ilva di Taranto si dice che l'Ilva inquina, di Marghera si parla di Montedison a Spinetta di Solvay ma - ha detto La Gatta - per noi il titolo sui quotidiani è stato che Bussi inquina le acque. La verità è che nel 2007 a seguito di analisi del Wwf e di Rifondazione Comunista - ha riferito il sindaco di Bussi - i pozzi di Colle Sant'Angelo erano inquinati e che l'inquinamento era riconducibile al sito industriale. I pozzi vennero chiusi e il comune si rese disponibile ad ospitare un pozzo di emergenza all'ingresso del paese e poi sulla montagna. Oggi eroghiamo mille litri al secondo di acqua purissima. Il problema dell'inquinamento risale quindi a otto anni fa».

IL SINDACO DI POPOLI:«PROBLEMATICHE EPIDEMIOLOGICHE SOLO PER EX DIPENDENTI»

Sulla stessa linea anche il sindaco di Popoli che spiega che «eventuali problematiche epidemiologiche riscontrate per il Comuni di Bussi e Popoli riguardano essenzialmente i lavoratori del sito che, per la frequentazione dei luoghi e l’assunzione di sostanze pare mostrino incidenza di malattie fuori norma rispetto ai parametri  epidemiologici nazionali». Per questo «l’Amministrazione Comunale della Città di Popoli invita gli organi di stampa a voler informare puntualmente e precisamente sulla situazione dell’inquinamento, evitando di percorrere strade che potrebbero procurare ulteriori allarmi su una situazione che, certamente, non ha bisogno di essere enfatizzata per attirare l’attenzione dei cittadini che, pur tuttavia,  vanno puntualmente informati».

«NESSUNA ANTICIPAZIONE DELLE RELAZIONE»

Chiodi ha anche detto che non aveva avuto alcuna anticipazione della relazione che l'Istituto superiore della Sanità ha depositato al processo di Chieti:  «la Regione è stata sempre informata ed ha seguito direttamente l'evolversi della situazione del 'caso Bussi'. Così come ha sempre seguito, soprattutto sui tavoli nazionali, tutte le tappe per la messa in sicurezza del sito e l'avvio delle procedure di bonifica, ma di questa relazione, che da quello che ci è stato detto è stata richiesta dall'Avvocatura dello Stato per fare ordine nella parte pubblica sull'andamento del processo e fotografa la situazione al 2007, non abbiamo avuto alcuna anticipazione».  Su questo aspetto, Chiodi ha detto di aver parlato poco prima dell'insediamento del nuovo Governo Renzi, con l'ex ministro dell'Ambiente Orlando «per lamentarsi dei ritardi del Governo nell'erogazione dei 50 milioni di euro necessari per avviare la bonifica a fini della sola reindustrializzazione dell'ex sito».

«I SOLDI STANZIATI SERVONO PER LA BONIFICA»

Un punto sul quale si sono trovati concordi Chiodi e La Gatta: «I soldi stanziati nella finanziaria del 2010 ma entrati nella disponibilità del commissario Goio solo nel novembre del 2013 - hanno detto -, servono unicamente per bonificare a fini di reindustrializzazione dell'area», chiudendo in questo modo le porte «ad interpretazioni di parte su come utilizzare i 50 milioni di euro. I ritardi - hanno aggiunto - che si sono registrati sono da addebitare anche a interessi contrastanti che si sono concentrati su Bussi». Fondi «che non sono sufficienti per bonificare l'intero sito», ha ribadito il presidente Chiodi, «ma in questo senso contiamo di avviare una trattativa seria con il Governo per trovare una soluzione definitiva che parta dalla messa in sicurezza, che mi sembra ormai cosa fatta, per arrivare alla bonifica dell'intera area interessata dall'inquinamento, compreso la possibilità di far tornare produttiva un'area importante del pescarese». In questo senso, il sindaco di Bussi ha lanciato un appello, rivolto anche alle forze ambientaliste, a «stare uniti nella richiesta di risorse finanziarie per la bonifica completa e totale dell'area». Ma su questa vicenda, ha concluso Chiodi, «mi sarei aspettato un intervento degli ambientalisti per dire che quella relazione è del 2007 e che attualmente la situazione non è come sette anni fa».

In realtà, a differenza di quanto sostenuto da Chiodi, gli ambientalisti lo hanno subito precisato anche perché proprio a seguito del loro intervento i pozzi sono stati chiusi.

CASTRICONE: «DA MONTEDISON CI VOLEVA RAVVEDIMENTO OPEROSO»

«Trovo  assurdo e privo di rispetto verso le popolazioni penalizzate dal disastro ambientale», commenta invece Antonio Castricone, deputato del Pd «che Montedison non abbia mai pensato ad un ravvedimento operoso, rimettendo tutto alla sentenza del tribunale, magari nella speranza di tempi lunghi e di favorevoli prescrizioni. Da chi ha avuto molto da quel territorio e dalla gente di quei luoghi mi sarei aspettato una maggiore sensibilità. Chiediamo, inoltre, al ministero della Salute di attivare un osservatorio epidemiologico sul l'intera area e sulle popolazioni soggette a rischio. Questi due passaggi credo siano necessari per dare un fattivo segnale alle popolazioni di Bussi e della Val Pescara».