POLITICA

Riduzione costi della politica, stop ai 3 referendum di Rapagnà

La legge vieta iniziativa referendaria in prossimità delle elezioni

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Riduzione costi della politica, stop ai 3 referendum di Rapagnà





ABRUZZO. L'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale ha bloccato l'avvio della raccolta delle firme per accedere alla richiesta di svolgimento di 3 referendum abrogativi.
Negli mesi scorsi Pio Rapagnà ha deciso di promuovere la raccolta delle firme necessarie per la richiesta di tre referendum regionali abrogativi per tagliare i costi della politica, degli organi di vertice del Consiglio e della Giunta regionale, le indennità “aggiuntive” di funzione, diaria mensile, indennità di missione e di fine mandato dei Consiglieri, i contributi finanziari ai Gruppi Consiliari, incarichi e consulenze.

«Come promotori dei referendum», racconta Rapagnà, «il 3 marzo scorso abbiamo preannunciato all'ufficio di presidenza del Consiglio regionale il deposito dei quesiti e dei moduli da vidimare per procedere alla raccolta delle 25.000 firme richieste».
Due giorni dopo è arrivata la risposta dell’ufficio di presidenza: «con una procedura anomala e non prevista», continua Rapagnà, «ci ha comunicato che è stato richiesto il “parere” al Collegio per le Garanzie Statutarie per valutare il comma 3 dell'articolo 3 della Legge regionale 44 secondo cui «l'iniziativa referendaria non può essere esercitata nei sei mesi precedenti la scadenza del Consiglio regionale e nei sei mesi successivi alla elezione del Consiglio regionale».
L'Ufficio di presidenza il 15 marzo scorso ha comunicato che il parere reso dal Collegio per le Garanzie Statutarie, n. 2 del 2014, chiarisce in modo incontrovertibile che l'iniziativa referendaria non può essere esercitata nei sei mesi antecedenti e nei sei mesi successivi rispetto alla data fissata per lo svolgimento delle elezioni, chiarendo che il procedimento relativo all'iniziativa referendaria non è riconducibile solo all'indizione ed allo svolgimento dei referendum, come invece stabilisce lo Statuto, ma anche il deposito dei fogli da vidimare, occorrenti per la raccolta delle firme, è parte del procedimento dell'iniziativa referendaria.

Pertanto, a giudizio dell'Ufficio di Presidenza, è l'intero procedimento referendario ad essere interdetto nel periodo compreso tra i sei mesi antecedenti la scadenza naturale della legislatura e i sei mesi successivi alla elezione del nuovo Consiglio regionale, di conseguenza si ritiene che il Consiglio regionale non debba in questo momento fissare una nuova data per il deposito dei moduli referendari.
«In questo modo», spiega Rapagnà, «il referendum non si potrà indire e svolgere nemmeno nel prossimo anno 2015, ma, addirittura nel 2016, se non ci saranno altri divieti».