UNIONI

Referendum Nuova Pescara: Di Lorito impugna il decreto

«Il territorio diventerà capitale dell’Adriatico»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2718

Referendum Nuova Pescara: Di Lorito impugna il decreto





PESCARA. Al via, nel Pescarese, la campagna per il sì al referendum per la 'Nuova Pescara' che, per la prima volta dal 1948, vede una popolazione numerosa - circa 200mila persone - andare alle urne.
I cittadini voteranno il prossimo 25 maggio, giorno dell'election day, per esprimersi sulla nascita di una nuova 'metropoli', con la fusione di Pescara, Montesilvano e Spoltore.
«Utilizzeremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per far comprendere ai cittadini l'importanza di questo appuntamento con la storia», ha detto in conferenza stampa il presidente del Comitato promotore, Carlo Costantini, affiancato dal docente universitario Daniele Angiolelli, autore dello studio sul progetto di fusione, e da Marco Di Marzio, fondatore del comitato di Spoltore.
Sono tre, secondo i promotori, i motivi per cui votare sì: «saltano alcune centinaia di poltrone, non solo di politici, ma anche di burocrati - hanno affermato -, che fino a oggi hanno reso medioevale il livello di funzionamento della pubblica amministrazione; si liberano risorse gigantesche, come conseguenza del taglio dei costi della politica, pari a 1,3 milioni di euro l'anno, e in termini di maggiori trasferimenti dello Stato, pari a 150 milioni di euro in 10 anni, che consentirebbero di assicurare investimenti, aumentare l'occupazione e abbassare le tasse».
«L'aspetto più importante - hanno sottolineato - è quello di recuperare un'ambizione: questo territorio ha tutte le carte in regola per candidarsi al ruolo di capitale dell'Adriatico, creando le condizioni per rendere il nostro sistema territoriale nuovamente competitivo e capace di attrarre gli investimenti pubblici e privati che da tempo hanno abbandonato Pescara, a vantaggio di Bari e di Ancona».
I promotori annunciano l'apertura, dopo quello di Spoltore, di comitati nelle altre due città, a Pescara in via Carducci e a Montesilvano. Saranno inoltre presenti nelle piazze con dei gazebo per incontrare direttamente i cittadini e verrà chiesto di poter entrare nelle scuole, per «rendere anche i giovani partecipi».
«I cittadini non subiranno disagi, ma, al contrario, per loro migliorerà tutto», ha continuato Costantini. «Ci sarebbe l'unificazione di tutti i modelli organizzativi e di tutti i regolamenti e sarebbe un meccanismo di semplificazione formidabile».

Rispetto ai dubbi sollevati da più parti circa la possibile scomparsa dei presidi territoriali, con conseguenti disservizi, Costantini spiega che con la fusione «le municipalità non scompariranno: i municipi resteranno e potranno essere ulteriormente articolati sul territorio; rimarranno e avranno funzioni e servizi. In ogni caso il modello organizzativo è rimesso al legislatore regionale che potrà organizzare la nuova città nei modi e nei termini che riterrà più giusti, dopo aver consultato i Consigli comunali».
«A chi dice no, che io rispetto – proseguono i promotori -, chiediamo soluzioni alternative. Oggi siamo come una famiglia che non ha i soldi per comprare il pane e il latte e pretende di pasteggiare con lo champagne, perché avere questa organizzazione amministrativa vuol dire bere champagne in un contesto in cui non hai i soldi per tutto il resto. Io credo che si debbano fare i conti con la realtà e rendersi conto che gli assetti istituzionali che chiamiamo confini in realtà sono dei recinti, che servono solo a coltivare l'orticello. E' giunto il momento di arrivare al futuro».
Il percorso costituzionale prevede come primo step la consultazione dei cittadini, per capire se sono favorevoli o contrari, ovvero il referendum del prossimo 25 maggio, mentre i passaggi successivi, legati alla riorganizzazione degli assetti burocratici, attengono alla parte tecnica e politica del processo di formazione. L'esito referendario rappresenterà solo un'indicazione, «ma un'indicazione importante», avverte Costantini, «perché se sarà un successo forte il prossimo Consiglio regionale non potrà non tenerne conto e quindi con legge regionale dovrà dare corso alla volontà popolare. Questo è uno dei primi veri esempi di democrazia diretta: in Abruzzo mai 200mila persone si sono recate alle urne, come accadrà il prossimo 25 maggio, per incidere sul futuro della propria organizzazione pubblica».

IL COMITATO DEL NO: «UNIONE VOLUTA DAI POTERI FORTI LOCALI»
«L’unione dei tre comuni», contesta invece il Comitato del no, «è voluta esclusivamente dai poteri forti locali che fanno riferimento al settore dell’imprenditoria delle costruzioni. Una lobby talmente forte e trasversale che in consiglio regionale è addirittura riuscita a far modificare un articolo sul referendum regionale passato stranamente sotto silenzio dai promotori del Si, sempre attenti a pubblicizzare ogni sciocchezza a loro favore. Ecco cosa è cambiato ad insaputa di un milione e duecentomila abruzzesi: è stato modificato l’articolo 30 della legge 44 del 2007 che prevedeva la validità del referendum solo se avesse partecipato la maggioranza degli aventi diritto, sostituendolo con la frase “indipendentemente dal numero di elettori che ha partecipato”. Ciò significa», continua il comitato del No, «che gli stessi promotori sanno che si tratta di una operazione gradita solo al palazzo; quando si cambiano le regole in corsa si ha paura di perdere ecco perché i lobbisti del mattone hanno fatto una sveltina legislativa tra i distratti consiglieri di maggioranza e minoranza.  E’ un vero e proprio scandalo che gli abruzzesi devono conoscere. I promotori del Si hanno paura di perdere perché sanno che dietro la finta guerra alle poltrone, che loro occupano, ed agli sprechi si nasconde il vero motivo di questa “fusione a freddo”: l’appetito insaziabile di chi deve ancora calpestare e distruggere il territorio per versare altre cemento sulle colline».
IL COMITATO DEL NO: «UNIONE VOLUTA DAI POTERI FORTI LOCALI»

«L’unione dei tre comuni», contesta invece il Comitato del no, «è voluta esclusivamente dai poteri forti locali che fanno riferimento al settore dell’imprenditoria delle costruzioni. Una lobby talmente forte e trasversale che in consiglio regionale è addirittura riuscita a far modificare un articolo sul referendum regionale passato stranamente sotto silenzio dai promotori del Si, sempre attenti a pubblicizzare ogni sciocchezza a loro favore. Ecco cosa è cambiato ad insaputa di un milione e duecentomila abruzzesi: è stato modificato l’articolo 30 della legge 44 del 2007 che prevedeva la validità del referendum solo se avesse partecipato la maggioranza degli aventi diritto, sostituendolo con la frase “indipendentemente dal numero di elettori che ha partecipato”. Ciò significa», continua il comitato del No, «che gli stessi promotori sanno che si tratta di una operazione gradita solo al palazzo; quando si cambiano le regole in corsa si ha paura di perdere ecco perché i lobbisti del mattone hanno fatto una sveltina legislativa tra i distratti consiglieri di maggioranza e minoranza.  E’ un vero e proprio scandalo che gli abruzzesi devono conoscere. I promotori del Si hanno paura di perdere perché sanno che dietro la finta guerra alle poltrone, che loro occupano, ed agli sprechi si nasconde il vero motivo di questa “fusione a freddo”: l’appetito insaziabile di chi deve ancora calpestare e distruggere il territorio per versare altre cemento sulle colline».

A SPOLTORE

Intanto a Spoltore il sindaco Luciano Di Lorito ha impugnato il decreto di indizione del referendum.  «E’ la giusta via da seguire», spiega la consigliera di centrodestra Marina Febo,  «per contestare le assurde modalità attraverso le quali si dovrebbe svolgere questo referendum a maggio prossimo. Come rappresentato al Sindaco Di Lorito, oggetto dell'impugnazione sono soprattutto le regole del gioco cambiate ad hoc dal Consiglio regionale lo scorso dicembre, proprio per consentire lo svolgimento di questo referendum». Tra i punti contestati: è stato eliminato il quorum costitutivo, cosicché anche se voterà un solo cittadino il risultato sarà valido; è previsto un referendum 'unico' anche se si tratta di tre popolazioni (quella di Pescara, di Montesilvano e di Spoltore) numericamente molto diverse e se anche tutti i cittadini dei due Comuni più piccoli votassero contro a nulla gioverebbe; l'esito finale del referendum sarà vincolante per il prossimo Presidente della Regione che avrà l'obbligo di procedere entro 90 giorni alla proposta di legge sulla fusione, qualora questa sia la volontà finale espressa dagli elettori.