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Montesilvano, Pavone: «serve un governo dalle larghe intese»

Giovedì si attende decisione del Tar su ricorso Di Mattia

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MONTESILVANO. La prossima settimana il Tar darà il suo verdetto sul ricorso presentato dall’ex sindaco Attilio Di Mattia circa la legittimità della procedura seguita per provocare la decadenza della Amministrazione Comunale di Montesilvano.

Nel caso in cui il ricorso sarà respinto il 25 maggio Montesilvano tornerà al voto. Per assurdo il problema più grande per Di Mattia arriverà nel caso in cui i giudici amministrativi gli daranno ragione.
L’ex sindaco, infatti, non ha più una maggioranza e dovrebbe stringere qualche accordo per riuscire a concludere la sua consiliatura che si trova a meno della metà del percorso.
Giovanni Pavone, ex capogruppo consiliare del Pd, già più volte presidente del Consiglio sostiene che in quel caso bisognerà percorrere la strada delle larghe intese: «ritengo assurdo», spiega, «lasciare la città per quasi 18 mesi senza Amministrazione. Montesilvano ha già subito la ferita della terribile vicenda giudiziaria che tutti ricordano. Montesilvano non può subire anche questo lungo periodo di assenza di una Amministrazione democraticamente scelta dalla gente. Certo non si può sottacere», continua Pavone, «il fatto che ben 13 consiglieri su 24 hanno mostrato “sfiducia” nei confronti della Amministrazione in carica fino al 17 febbraio scorso, di ciò bisogna prendere atto».
Le esigenze prioritarie, dunque, secondo il decano del Consiglio comunale sono due: «necessità di una Amministrazione democraticamente eletta e rispetto della delusione della maggioranza del Consiglio Comunale, ritengo possano trovare soddisfazione in un solo modo con la sperimentazione per un limitato periodo di un “Governo delle larghe intese”, di una Amministrazione di salute pubblica che coinvolga tutti quelli che ci vogliono stare senza veti e nell’esclusivo interesse della città».
Una amministrazione che secondo Pavone potrebbe accompagnare la città alla “finestra elettorale” della primavera del 2015 «per fare cose condivise». In questo caso sarebbe necessario un periodo di “pacificazione” dopo la lunga stagione di veleni e di litigiosità. «Nulla vieterebbe, se l’esperimento dovesse funzionare», ipotizza addirittura Pavone, «di andare uniti alla scadenza naturale della “consiliatura” nel 2017».