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Rifondazione contro D’Alfonso: «hanno puntato sul cavallo zoppo»

«Noi presentiamo Maurizio Acerbo»

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Rifondazione contro D’Alfonso: «hanno puntato sul cavallo zoppo»





PESCARA. Luciano D’Alfonso con oltre 30 mila preferenze è da due giorni il candidato presidente della coalizione di centrosinistra.
Lunedì mattina il candidato governatore in conferenza stampa ha garantito che «dichiarerà guerra ai problemi dell’Abruzzo e non alle singole persone».
Ma su di lui piove un fuoco incrociato di chi ritiene inopportuna la sua candidatura. A chi gli ricorda che ha ancora vicende giudiziarie aperte lui ribadisce: «ho ricevuto in questi ultimi anni 52 assoluzioni».
Tra i contestatori c’è anche Rifondazione Comunista che nei giorni scorsi si era già scagliata contro la candidatura alle primarie chiedendogli un passo indietro. Non solo il passo indietro non c’è stato ma D’Alfonso ha pure vinto, secondo pronostico.
«E’ tipicamente berlusconiano», sostengono adesso il segretario regionale Marco Fars e il consigliere regionale Maurizio Acerbo, « pensare che il voto delle primarie cancelli le questioni che rendono inopportuna la sua candidatura tra cui ricordiamo quella non secondaria che un’eventuale condanna in appello riporterebbe al voto la Regione dopo pochi mesi».

Il risultato di domenica sera dunque non modifica il giudizio di Rc «semmai lo rafforza».

«La bassa affluenza», fa notare Fars non risparmiando toni molto forti, «dimostra che c’è un malessere diffuso rispetto a un Pd che in Abruzzo ha collezionato negli ultimi anni più inchieste della camorra in Campania ma che non riesce a fare i conti con la questione morale. Soltanto le comunali di Pescara e di altri piccoli centri hanno risollevato un dato di affluenza che appare piuttosto gonfiato per nascondere il flop sul territorio regionale».
Dopo il Fatto quotidiano che nei giorni scorsi aveva parlato della vita ‘a scrocco’ dell’ex sindaco, anche La Stampa ha segnalato il caso Abruzzo: «non c'è davvero bisogno di essere giustizialisti», sottolinea Acerbo, «per rendersi conto che in qualsiasi paese europeo i fatti e le relazioni oggetto delle inchieste avrebbero spinto a un prudente passo indietro. E’ vero che le responsabilità penali sono personali e vanno accertate in sede giudiziaria, ma è invece collettiva la responsabilità politica del centrosinistra abruzzese per la sua ormai storica indifferenza verso la questione morale che viene confermata anche da questa vicenda».

«Il cambiamento in Abruzzo», continuano i due esponenti di Rc, «non può certo essere rappresentato dalla candidatura di D'Alfonso e dal caravanserraglio che ha aggregato, pieno di transfughi del centrodestra e di ras clientelari che hanno lasciato in eredità centinaia di milioni di debiti nelle società dell'acqua. Sarebbe stato per noi comodo garantirci il rientro in Consiglio Regionale facendo finta che tutto vada bene e mettendoci al sicuro all’ombra di una coalizione che viene data vincente ma non vogliamo aggiungerci alla schiera già affollatissima degli ignavi».
Rifondazione Comunista non sosterrà alle regionali «questo centrosinistro (la o finale non e' un errore ortografico) dato che è persino dubbio che possa essere qualificato un "meno peggio": le relazioni di D'Alfonso con le imprese ci sembrano più preoccupanti di quelle di Pagano e Chiodi con le amanti».
Il partito annuncia che lavorerà per costruire «con l’altro Abruzzo, quello che non ne può più dei vecchi sistemi di potere e si batte per i beni comuni, una proposta alternativa, di sinistra e ambientalista».

«NOI OFFRIAMO MAURIZIO ACERBO»

«Noi - ha sottolineato Fars questa mattina in conferenza stampa- offriamo Maurizio Acerbo. Il candidato potrà essere lui o qualcun'altro, l'importante è mettere insieme le forze. D'Alfonso è impresentabile anche alla luce delle regole sottoscritte dalla coalizione di centrosinistra, cioè la Carta di Pisa. E' emersa tutta l'irresponsabilità di quella classe dirigente nel candidare un soggetto che potrebbe essere condannato in appello costringendo di nuovo la Regione al voto poco dopo». «E' la candidatura più debole che potessero scegliere - ha aggiunto il segretario - hanno scelto il cavallo zoppo, mentre avrebbero potuto partecipare con più forza alle regionali. Sarebbe bastato - ha concluso - un candidato lineare e pulito»