LA POLEMICA

Abruzzo, fondi ‘spariti’, Febbo insiste: «provvedimenti disciplinari per dirigente infedele»

«Accumulato un tesoretto che poteva servire per affrontare crisi»

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Abruzzo, fondi ‘spariti’, Febbo insiste: «provvedimenti disciplinari per dirigente infedele»

Febbo




ABRUZZO. «Porterò avanti la richiesta di provvedimenti disciplinari, non può passare questo comportamento di assoluta infedeltà e negligenza».
L’assessore regionale Mauro Febbo non riesce proprio a digerire il blocco dei 7 milioni di euro destinati al Cotir ed altri enti. Soldi bloccati, sostiene l’esponente del Governo Chiodi, da un funzionario regionale, amministratore pubblico di area Pd di cui non fa mai il nome, in puro stile democristiano. Ma gli indizi portano tutti ad Alfredo Moroni dirigente del settore risorse umane della Regione, assessore alle Opere Pubbliche de L’Aquila ed esponente del Partito Democratico.
La polemica è scoppiata nei giorni scorsi, il Direr, sindacato dei dirigenti, ha protestato per quelle affermazioni sostenendo che «non si può scaricare sulla dirigenza della Regione le colpe e le responsabilità di una cattiva politica. Neanche il miglior dirigente è in grado di applicare una legge senza una copertura finanziaria certa».
Ma Febbo è convinto che quel provvedimento avesse le gambe per camminare se qualcuno non lo avesse bloccato.
«Mi preme evidenziare», spiega l’assessore, «come il Consiglio dei Ministri, presieduto da Renzi, non ha ritenuto di dover impugnare il comma 6 della Legge regionale 59/2013 e questo testimonia la regolarità e bontà della variazione di bilancio approvata il 18 dicembre scorso e, soprattutto, fa cadere tutte le accuse e giudizi negativi frettolosamente avanzati in questi giorni da alcuni esponenti del Pd e altri dei partiti di minoranza».
«Voglio ribadire nuovamente – spiega l’assessore alle Politiche agricole – che deve essere censurata la condotta assunta in questa vicenda dal funzionario regionale in questione che ha disatteso palesemente un indirizzo preciso di una Legge Regionale con un comportamento di assoluta infedeltà e negligenza poiché non ha provveduto nei tempi previsti alla procedura disimpegno».

IL PARERE CHE HA FATTO INFURIARE L’ASSESSORE
Secondo Febbo «l’incuria e l’indifferenza da parte del “solerte” dirigente si evince ancora di più in sede di parere chiesto dalla mia direzione dove nella comunicazione di risposta del Servizio amministrativo del 23/01/2014 (quando non era più possibile fare il disimpegno) si arriva a dire ‘per ragioni di prudenza contabile, si ritiene di non poter confermare le disposizioni di disimpegno per l’annualità 2013 elencate in oggetto per complessivi euro 7.123.000,00 sospese da codesto servizio e precedentemente assunte in ragione dell’approvazione della LR n.59/2013’».
«Un parere», protesta Febbo, «ancora una volta fuori da quella che è la competenza delle diverse Direzioni, in contrasto palese con la volontà della Giunta e, soprattutto, una decisione e giudizio presa in autonomia senza attendere la risposta del Governo».
Secondo l’assessore non si capisce dove dovevano essere impegnati i 7.123.000 visto che nessuna richiesta di variazione di capitoli è stata fatta entro il 31 dicembre 2013, e che comunque sarebbe stato poi l'organo politico (cioè la Giunta) a dover autorizzare la variazione dei capitoli con apposita delibera. «Peraltro», aggiunge Febbo, «tutta la corrispondenza avviene tra uffici senza informare l'organo politico, l'assessore di competenza e il Presidente della Giunta, ancor più grave senza avvertire il Presidente del Consiglio in considerazione che parliamo di legge regionale».

IL TESORETTO
«A tutti questi discutibili atteggiamenti inoltre – precisa ancora l’assessore – rimango ancora più sconcertato, a mio avviso di una certa gravità, nel constatare che nei tre capitoli di ‘Trattamento economico del personale’, ‘oneri riflessi su retribuzioni a carico dell’Amministrazione’ e ‘Irap’ negli anni che vanno dal 2009 al 2013 risultano maggiori risorse sulle spese per un totale di circa 40 milioni di euro. In sostanza un vero e proprio tesoretto accantonato che potrebbe essere invece essere utilizzato per finanziare e far uscire dalla crisi le tante emergenze che oggi abbiamo da affrontare e risolvere come i Centri di ricerca, Ara, Ciapi, marineria, Consorzi, enoteca regionale, Fiera di Lanciano, Arssa , Aeroporto. Per non parlare dei dissesti idrogeologi, dei Piani sociali, la Protezione civile e la cultura. Auspico – conclude l’assessore Febbo – che al più presto si faccia luce su questa vicenda e, soprattutto, credo ci siano gli estremi per provvedimenti disciplinari per questi gravi ed ingiustificabili fatti poiché tutto ciò è stato fatto per creare difficoltà all'attività di questo Governo e maggioranza».