POLITICA

Manoppello, assessore di Rc cacciata dalla giunta. Sindaco: «contrasti palesi da mesi»

«L’urbanistica non c’entra nulla»

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Sindaco Matarazzo




MANOPPELLO. La revoca dell’assessore Barbara Toppi è derivata da «una serie di comportamenti di palese contrasto dell'assessore rispetto a quelle che erano le linee di indirizzo politico-amministrativo della maggioranza».
Così il sindaco Gennaro Matarazzo e la sua giunta spiegano la fuoriuscita di Toppi dall’esecutivo. Problemi, dicono,« protratti nel tempo» e che affonderebbero le loro radici sin dall'insediamento della seconda amministrazione Matarazzo.
«In particolare l'assessore Toppi», spiega il sindaco, «rivendicando di fatto un diritto di veto assoluto sulle scelte dell'amministrazione, ha paralizzato e reso difficoltosa tutta l'azione della giunta e del Consiglio. L'assessore Toppi nelle riunioni di maggioranza non ha mai ritenuto di doversi rimettere a quelle che erano le scelte comuni, irridendo anche alcuni colleghi che cercavano di far passare un discorso di coerenza e disciplina, arrivando a minacciare anche il ricorso alle vie legali pur di bloccare iniziative, perfettamente legittime e regolari, che tuttavia non rientravano nelle sue simpatie o di quelle del suo partito di riferimento. Come è noto nelle giunte di coalizione se non si raggiunge l'unanimità su determinati provvedimenti si decide a maggioranza».
Ma sindaco e giunta parlano anche di «una serie di mancanze ed inadempienze nel ruolo assessorile da
lei ricoperto» che non si limitava alla delega ambiente e rifiuti, ma includeva anche la viabilità e i
servizi tecnologici.

Il primo cittadino smentisce la tesi di Toppi e del suo partito (Rifondazione Comunista) secondo cui l’estromissione sarebbe legata all’ urbanistica: il malessere era maturato «da tempo» e la cacciata è sempre stata rinviata «in quanto si è cercato, fino all'ultimo, di mantenere coesa la maggioranza uscita vincente dalle urne».
Il sindaco ha comunque incassato la solidarietà e fiducia di tutto il gruppo di maggioranza.
«Non abbiamo mai cementificato nulla né ha intenzione di farlo in futuro, ancorché con pratiche irregolari o illegittime», assicura la squadra di governo. «E tale non era quella portata in Consiglio comunale inerente un accordo tra il Comune e un privato ai sensi del "Piano Casa", emanato dal Governo a sostegno del settore edilizio in crisi e recepito dalla Regione e dal Comune. Il progetto approvato dalla Giunta e dalla Commissione edilizia, reca il parere favorevole del tecnico comunale architetto Massimo D'Angelo, redattore del P.R.G. e di tutti i piani attuativi interessati all'operazione».
Nessuna illegittimità, dunque assicurano dal Comune, ma «un intervento minimale di costruzione edilizia: un fabbricato bifamiliare per una superficie complessiva non superiore a 260 m quadri circa costruito secondo tutte le prescrizioni di bioedilizia e di efficienza energetica. E’ semplicemente ridicolo parlare di cementificazione. Inoltre il Comune avrebbe incassato una somma consistente dagli oneri concessori dovuti e avrebbe avuto la possibilità di acquisire gratuitamente un fabbricato di valore civico».