DOPO LO SGAMBETTO

Comune Montesilvano: Petricca: «8 volte avvertii il sindaco che così non andava»

Di Mattia presenta il ricorso al Tar contro le dimissioni di massa

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Comune Montesilvano: Petricca: «8 volte avvertii il sindaco che così non andava»

Fabio Petricca



MONTESILVANO. E' stato depositato ieri, così come annunciato nei giorni scorsi da Attilio Di Mattia, presso il Tar Abruzzo, sezione di Pescara, il ricorso avverso l'atto formale di dimissioni presentato dai tredici consiglieri del Comune di Montesilvano.
Il sindaco di Montesilvano è decaduto proprio dopo le dimissioni dei 13 consiglieri, avvenuta domenica mattina. Ha parlato apertamente di «tradimento» e tenta il tutto per tutto per riprendersi la città, nonostante sia arrivato già un commissario prefettizio che traghetterà il Comune alle prossime elezioni.
Di Mattia è rappresentato dagli avvocati Claudio e Matteo Di Tonno. Il documento è stato notificato al Ministero degli Interni, alla Prefettura, al Comune di Montesilvano e ai tredici consiglieri che hanno rassegnato le proprie dimissioni, come si legge in una breve nota di Di Mattia.
«Alla base del reclamo presentato, specifica, una serie di irregolarità di ordine tecnico». Nel ricorso anche un'istanza risarcitoria.
Secondo alcune informazioni si contesterebbe la regolarità formale della procura collettiva dei 13 consiglieri di opposizione che potrebbe contrastare alcune norme strettamente tecniche. Così come si contesterebbe la validità dell’intera operazione che ha portato alla sfiducia le cui modalità non sarebbero previste dalla legge.
Ora sarà il tar a doversi pronunciare prima che nel merito sulla sospensiva anche se tutto quanto accadrà tra qualche settimana mentre è già stato nominato il commissario prefettizio.

Secondo il Movimento 5 Stelle invece «La presentazione del ricorso rappresenta un ulteriore gesto di irresponsabilità da parte di Di Mattia. Il ricorso nel merito non è ammissibile, ma potrebbe essere accolto facendo slittare la data delle elezioni».
Secondo Manuel Anelli «il termine ultimo per l'arrivo del Decreto del presidente della Repubblica è lunedì», il portavoce sottolinea che un eventuale slittamento delle elezioni «vorrebbe dire che la città continuerà ad essere retta dal commissario fino a giugno o, nella peggiore delle ipotesi, anche oltre. Ci stiamo avvalendo di una consulenza legale, tra cui quella del deputato Andrea Colletti, per vedere come muoverci», conclude Anelli.

PETRICCA: «CI AVEVO CREDUTO»
Intanto ieri mattina è tornato a parlare Fabio Petricca, ex presidente del Consiglio comunale, che con le sue dimissioni ha regalato di fatto alla minoranza i numeri per far cadere Di Mattia.
Petricca, però, non accetta di essere chiamato traditore: «ho solo fatto quello che la coscienza mi dettava, ho solo fatto quello che i cittadini chiedevano, ho solo cercato di non tradire ulteriormente la città», ha spiegato per l’ennesima volta.
«Avevo creduto in Attilio Di Mattia sin dall’inizio», ammette, «avevamo molte cose in comune, l’età, il percorso scolastico, ma anche la voglia di cambiamento, la voglia di portare in città cultura e concetti propri delle grandi città europee, la voglia di creare un ambiente nuovo, produttivo, sano ed efficiente nel quale far crescere i nostri figli».
Poi, racconta, qualcosa si sarebbe dissolto: « avevo mostrato mille volte il mio disappunto, ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire».

8 VOLTE CONTRO DI MATTIA
E se Attilio Di Mattia ha parlato di «fulmine a ciel sereno» Petricca ha elencato tutte le volte che in questi quasi due anni ha alzato la voce.
La prima volta fu a novembre 2012 per la costruzione dei tre ponti sul Saline, poi a marzo 2013 quando il sindaco azzerò la giunta parlando di un sentimento di delusione verso l’operato dell’amministrazione nel primo anno. Tra gli epurati anche l’assessore della lista di Petricca: «dichiarai ai giornali che ero pronto ad uscire dalla maggioranza», ricorda oggi l’ex presidente del Consiglio
Ad aprile nuovo scontro, Petricca esce dalla lista del sindaco per fondare con i consiglieri Stefano Di Felice, Lorenzo Silli e Carlo Tereo de Landerset il gruppo “Montesilvano in Comune”. «Valuteremo singolarmente la bontà delle proposte e non saremo degli Yes men», dissero.
E scontri se ne sono ripetuti a maggio 2013 (quando sul tavolo della maggioranza piombò la delibera della variante al PP1) e ad agosto 2013 con la storia dei box del sesso. Petricca lo accusò di preferire «più il clamore mediatico che la concretezza che un primo cittadino dovrebbe avere». Ad ottobre ancora una volta si alzano i toni: «denunciai pubblicamente alla stampa insieme all’Udc e al mio gruppo che l'Amministrazione stava faticando a portare a risoluzione anche i più semplici dei problemi e questo non ci sta più bene».
A dicembre, poco meno di due mesi prima delle dimissioni, Petricca in Consiglio chiese a Di Mattia «di ritornare sulla barca, prendi il timone e ripercorri quella rotta perché ad un certo punto non solo è sembrato che tu hai smarrito la rotta, ma è sembrato ai più e anche alla città che sei sceso dalla barca».
Due giorni prima delle dimissioni in Consiglio è ancora scontro: Petricca attacca: «la maggioranza non c’è più oggi, ma non c’era neanche prima».

«FORSE NON MI HA MAI ASCOLTATO»
«Inizio a pensare», riprende Petricca, «che non ha mai ascoltato tutte le mie critiche e le mie richieste di cambio di rotta, non gliene fregava niente di cosa io dicessi, credeva che la mia insoddisfazione per il suo operato e per i suoi atteggiamenti potesse essere soffocata dal prestigio e dalla tranquillità economica che la carica che ricoprivo mi garantiva. Ricorda Di Mattia quando mi chiamava il presidente pentastelllato? Ricorda quando mi ha etichettato come comunista di m…?»..
Petricca non perdona il sindaco per quelli che definisce «errori volontari»: «è stato per tre mesi lontano da Montesilvano, quando io avevo girato tutta la città in lungo e in largo durante la campagna elettorale a promettere che non sarebbe mai andato via …che Vienna l’avrebbe vista solo in cartolina. Questo è imperdonabile. Che poi non abbia rinunciato all’indennità è stato un altro errore imperdonabile. Ha lasciato la città senza sindaco la prima notte di alluvione. Anche questo è stato imperdonabile. Mi viene da chiedere: chi ha pugnalato chi? Chi ha tradito la fiducia di chi? Io verso di lui o lui verso di me e verso tutti i cittadini?»
a.l.