L'INCHIESTA

Rimborsopoli, Pagano 20 minuti in procura e poi dribbla i giornalisti

Ascoltato dai magistrati, presenterà una memoria

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Rimborsopoli, Pagano 20 minuti in procura e poi dribbla i giornalisti

Nazario Pagano



PESCARA. Telecamere e microfoni tenuti a distanza: questo pomeriggio il presidente del Consiglio Nazario Pagano si è presentato in procura entrando da un ingresso secondario.
Ne è uscito una ventina di minuti dopo, troppo pochi evidentemente per spiegare ai magistrati Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio la sua versione dei fatti. Si è saputo che presenterà una memoria difensiva.
A differenza di Chiodi che una settimana fa era entrato da una porta secondaria per poi uscire dall’ingresso principale dichiarando di aver «chiarito tutto», Pagano è scivolato via da un ingresso secondario senza rilasciare considerazione post interrogatorio.
Gli inquirenti gli contestano viaggi istituzionali per 15 mila euro, in alberghi di lusso (sebbene la legge lo vietasse) e rimborsi gonfiati. Otto notti contestate nelle quali compaiono anche quattro donne: un avvocatessa, una commerciante, una giornalista e una imprenditrice nel campo editoriale. Ad alcune di queste donne sarebbero state poi affidate alcune consulenze da parte della regione sulle quali però, fino a questo momento, la Procura non ha nulla da contestare.
Gli inquirenti si sono focalizzati principalmente sulle le missioni in giro per il mondo: Venezuela, Florida, Canada, Baleari, Austria, Russia. A Mosca Pagano ha speso più di 700 euro per dormire in un albergo extralusso e quella volta, una delle poche secondo quanto emergerebbe, da solo. Per il resto il presidente sarebbe stato sempre in coppia, facendo però figurare che era da solo.
Nei giorni dopo lo scandalo era stato lui a metterci la faccia e a parlare per tutta la giunta coinvolta: «non esiste nessuna Rimborsopoli abruzzese», aveva detto con fermezza. Poi si è eclissato e in pubblico non ha più toccato l’argomento. Nemmeno mercoledì mattina quando ha partecipato, come spettatore, alla conferenza stampa di Chiodi.
Anche il programma televisivo Presa Diretta una settimana fa aveva provato a scucirgli una intervista ma lui ha preferito declinare spiegando che gli indagati sarebbero «vittime di un meccanismo di fango dal quale è impossibile difendersi».
«Parlerò davanti ai pm», aveva spiegato ai microfoni di Rai 3. In realtà, come detto, oggi Pagano avrebbe detto ben poco.
La vicenda conta in totale 25 indagati, tra cui anche il presidente della Regione Gianni Chiodi. I reati contestati, a vario titolo, sono truffa, peculato e falso ideologico. Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Pescara, sono iniziate un anno e mezzo fa e riguardano il periodo compreso tra il gennaio 2009 e dicembre 2012. Oggi è stato ascoltato anche il consigliere Emilio Nasuti.

E' durato pochi minuti anche l'interrogatorio dell'assessore regionale al Bilancio Carlo Masci.
Anche Masci e' uscito da un ingresso secondario. Gli interrogatori di altri indagati sono previsti per mercoledi' prossimo. Tra le persone che saranno ascoltate l'assessore Federica Carpineta, l'assessore Mauro Di Dalmazio, l'ex assessore Lanfranco Venturoni, e i consiglieri regionali Lorenzo Sospiri, Riccardo Chiavaroli, Franco Caramanico e Giorgio De Matteis.


    POI PAGANO IN UNA NOTA SPIEGA
In una nota Pagano ha poi detto di «aver chiarito tutto».
«Il colloquio con i P.M. Di Florio e Bellelli», si legge, «si è svolto in un clima sereno; opportuni chiarimenti sono stati in particolare forniti dal Presidente Pagano su tutti gli aspetti collegati alle missioni della Presidenza del Consiglio che, per espresso profilo istituzionale, esercita funzioni di rappresentanza dell’Assemblea regionale.  Il Presidente Pagano ha altresì spiegato che molte delle missioni all’estero cui si faceva riferimento in atti, erano da collegarsi alla sua funzione di Presidente della CALRE (Conferenza delle Assemblee legislative delle Regioni d’Europa), rivestita nel periodo 2011-2012».
Il Presidente del Consiglio regionale, prosegue la nota, «ha anche espressamente rivendicato, a fronte di una chiara accusa di sperpero di denaro pubblico, la ferma politica adottata di drastica riduzione dei costi della politica e delle spese di rappresentanza. Queste ultime non solo sono sempre ampiamente contenute ben al di sotto del capitolo di bilancio, ma negl’ultimi due anni, rispetto a chi lo ha preceduto, sono passate dal vecchio importo di €. 200.000 del 2008, agli scarsi 20.000 attuali. Il Presidente Pagano ha riservato ogni opportuna produzione documentale in relazione alle singole specifiche contestazioni».