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Ricostruzione, Cialente a Letta: «senza soldi tutto il mondo vedrà la vostra incapacità»

Venerdì la giornata decisiva sul futuro de L’Aquila

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Enrico Letta

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L’AQUILA. L’incontro in programma a Roma venerdì prossimo tra il ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, e il sindaco Massimo Cialente sarà decisivo per capire se L’Aquila potrà ottenere fondi sufficienti per la ricostruzione post terremoto, o se i lavori dovranno fermarsi nei primi mesi di quest’anno.
E’ questo il senso della lettera che lo stesso primo cittadino del capoluogo d’Abruzzo ha inviato al presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta. «La scorsa settimana il Cipe, con un’azione preziosa del Ministero dell’Economia e della Ragioneria dello Stato – ha scritto Cialente nella lettera - ha anticipato oltre 500 milioni di euro. Non è stato un atto facile, e di questo gli Aquilani sono certamente grati. Ma, come ho spesso spiegato, e come lo stesso Ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia, ha comunicato al Parlamento, grazie ai dati che bimestralmente vengono trasmessi dal Comune dell’Aquila e dall’Ufficio Speciale per la Ricostruzione alla Ragioneria dello Stato, questi soldi saranno sufficienti a coprire le esigenze della ricostruzione solo fino a marzo, cioè al mese prossimo. Con un’eventuale, ulteriore anticipazione potremmo forse arrivare fino a giugno, sottolineando che, comunque, si tratta di soldi che vanno e che andranno a finanziare unicamente progetti per la ricostruzione già approvati nel 2013».

SERVE UN MILIARDO O STOP A BREVE
«Se nei prossimi giorni il tuo Governo non riuscirà a trovare il miliardo necessario per finanziare la ricostruzione per l’intero anno 2014 – ha proseguito Cialente – per la prima volta nella storia del Paese, a fronte di una tragedia quale la nostra, dovremo bloccare la ricostruzione dell’Aquila e dei Comuni del cratere sismico per almeno 6-9 mesi. Le conseguenze politiche e sociali sarebbero drammatiche».
Politiche, perché, sottolinea il sindaco, «l’Italia si autodenuncerebbe al mondo come incapace o impossibilitata ad affrontare il dovere, anche morale, di ricostruire una delle sue città più importanti». Sociale, «perché saremmo costretti a comunicare alle Aquilane e agli Aquilani il venir meno del rispetto del cronoprogramma, sottoscritto con il precedente governo Monti, che prevede la ricostruzione della città entro il 2020».
Senza quei fondi il completamento della ricostruzione non avverrebbe prima del 2030. «Questo comporterebbe la fine di qualsiasi speranza per i cittadini di poter tornare a una vita normale», si legge nella lettera, «e la fine della comunità, poiché sarebbe ancora più marcato l’allontanamento di tanti giovani da questa martoriata realtà».
Questo, secondo il sindaco dell’Aquila, è il nodo da sciogliere: «Bloccare la ricostruzione dell’Aquila ai primi giorni di aprile, forse ai primi di luglio, o continuarla? Purtroppo non vi sono vie di mezzo».

L’APPELLO A LETTA: «VIENI A L’AQUILA»
«Oggi rimarresti colpito – ha osservato il sindaco rivolgendosi al premier - rispetto a quando venisti due anni e mezzo fa, quando la città, vittima del terribile commissariamento Gianni Chiodi-Gaetano Fontana, era completamente ferma. Oggi vedresti centinaia e centinaia di gru, anche nel centro storico, e migliaia di case già restituite ai proprietari nelle periferie».
Cialente ha poi citato, in proposito, i dati relativi a giugno scorso, che dimostrano come «in virtù degli interventi già portati a termine (che peraltro hanno permesso il rientro in casa di circa 40.000 persone), siamo riusciti a risparmiare 413 milioni di euro grazie a un lavoro attento di revisione e controllo di ciascun costo. Questo è per noi motivo di orgoglio di fronte agli occhi del Paese, ma, nello stesso tempo, è causa di rabbia, poiché è un dato che non viene riferito all’opinione pubblica italiana».
«Capisco di chiedere un grande sforzo alle casse del Governo e dunque alle Italiane e agli Italiani», chiude Cialente, «ma ritengo che ne vada di mezzo l’onore della Nazione, senza considerare l’aumento delle entrate nelle casse dello Stato per via della presenza dei centinaia e centinaia di cantieri operativi in città e della conseguente forza occupazionale che essi genererebbero».
Il sindaco invita Letta «a venire a vedere di persona ciò che stiamo realizzando e i progetti di rilancio economico e produttivo, per i quali aspettiamo solo il trasferimento delle risorse previste».