POLITICA

Rimborsopoli: Trifuoggi, «certo che in tempi brevi si farà chiarezza»

Vicesindaco L'Aquila ed ex pm: «Abruzzo non è maglia nera legalità»

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Nicola Trifuoggi

Nicola Trifuoggi




L'AQUILA. Fino ad un anno fa era il procuratore capo della Repubblica di Pescara.
Ora Nicola Trifuoggi è il vice sindaco di L’Aquila, chiamato dal primo cittadino Massimo Cialente per restituire l’immagine di trasparenza e legalità ad una città sventrata dalle inchieste della magistratura.
E così ieri, nel suo primo giorno di lavoro politico, si è ritrovato anche a commentare quello che succede a Pescara, ovvero gli avvisi di garanzia a 25 politici che siedono in Consiglio regionale.
Avvisi partiti dal quarto piano del Palazzo di giustizia del capoluogo adriatico, dalle stanze dei procuratori Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio, i due magistrati che proprio con Trifuoggi hanno condotto l’inchiesta Sanitopoli che ha coinvolto, tra gli altri anche l’ex governatore Ottaviano Del Turco.
«Conoscendo i colleghi pescaresi, la loro onestà, la bravura e l'attaccamento al lavoro», dice l’ex procuratore, «sono convinto che chiuderanno le indagini in tempi brevissimi per cancellare i sospetti su qualcuno e invece perseguire i responsabili, se ci sono. D'altra parte l'avviso di garanzia serve per chiarire la posizione degli indagati e permettere loro di difendersi, non è quindi una sentenza di condanna», continua l'ex procuratore. «Sono certo che gli indagati saranno sentiti, ci sarà chi dimostrerà che è un equivoco, ma mi auguro che tutto si dissipi immediatamente perché questa vicenda va pesare sull'intero Abruzzo e quindi anche sulla città dell'Aquila», fa notare.
Ma l'Abruzzo, soprattutto alla luce delle numerose, periodiche, inchieste, pare diventata la terra della illegalità?. «C'è qualche ufficio che funziona meglio nel senso che fa il suo dovere, però l'Abruzzo non ha assolutamente la maglia nera della legalità, mi dispiace che questa inchiesta si vada ad accumulare a quella che propagandisticamente in senso negativo ha colpito la città dell'Aquila - dice ancora Trifuoggi - la regione non lo merita e anche per questo mi auguro che si risolva tutto presto».

VA AVANTI IL LAVORO DELLA GIUNTA
Intanto sempre ieri Trifuoggi in qualità di vice sindaco ha incontrato le associazioni di categoria e sindacali e si è reso disponibile a confronti periodici mensili per discutere assieme alle categorie le misure necessarie per creare un sistema di regole piu' incisive e funzionali riguardo a tutto il sistema dei rapporti tra i soggetti coinvolti nella ricostruzione, in particolare quella privata. Regole che verranno poi proposte al Governo. Nello stesso tempo si e' deciso di raccogliere le tante idee unitarie emerse dall'incontro in un documento unico, firmato da tutte le categorie economiche. Il documento, verra' posto sottoposto all'attenzione e all'esame del prossimo consiglio comunale; ferme restando le diverse posizioni politiche che certamente emergeranno, tuttavia si auspica che, sugli obiettivi di fondo e sulle richieste da fare al Governo, la comunita' si possa presentare unitariamente.
«E' una valle di lacrime, ma vedo che non ci si limita a sterili lamentele e proteste, ci sono delle proposte, delle idee, è il segnale che c'è ferma e unanime volontà di reazione», ha commentato Trifuoggi.
«E' stato un primo giorno molto intenso, ho avuto sensazioni molto buone, siamo stati all'ufficio speciale per la ricostruzione del cratere dove ho avuto una impressione di grande efficienza - spiega ancora il neo vice sindaco -. Nel pomeriggio abbiamo incontrato i rappresentanti sindacali e la categorie sociali, anche in questo caso confronti molto interessanti. Mi sono stati espressi pareri ed evidenziate le problematiche». Si e' inoltre stabilito di riaprire il dibattito sulla proposta del piano strategico, sul documento finale OCSE e sul documento Calafati, nonche' di aprire un confronto serrato, anche utilizzando lo stesso Urban Center, con il nuovo comitato dei saggi recentemente nominato, sebbene in modo inusuale, dal ministro Trigilia. Ad entrambi gli incontri era presente anche l'ex deputato Giovanni Lolli.

DI CESARE (APL),CIALENTE BIS NON CREDIBILE
E non si arrestano le contestazioni per il Cialente bis. Per Ettore Di Cesare (Appello per L’Aquila) «un sindaco che non poteva non sapere, e che quando è stato da noi per mesi sollecitato proprio sulle questioni dei puntellamenti e della rotazione dei dirigenti, non ha fornito risposte nel merito, ma solo insulti, con quale credibilità si ripresenta ora alla popolazione e al Governo?» Per Di Cesare, «non basta una singola figura a rimediare ai guasti prodotti da una cultura politica per la quale è stato normale - parole di Cialente - che un assessore ai lavori pubblici continuasse anche la sua attività di progettista per la ricostruzione privata. Era necessaria una norma, da noi proposta al Governo e che oggi è legge, per rendere incompatibili queste situazioni che avrebbero potuto generare corruzione e conflitto di interessi?. Ed è mai possibile che di quel che è accaduto in questi giorni si sia parlato ovunque, tranne che in Consiglio comunale?» 

3E32: «SISTEMA DI CLIENTELE E FAVORI CONSOLIDATI ED ACCETTATO»
«Tre assessori arrestati in cinque anni e, ora, più di venti tra assessori e consiglieri indagati. E' l'ennesima dimostrazione del fatto che il problema non è relativo al singolo caso o alla "pecora nera", ma ad un sistema di clientele e favori ormai consolidato ed accettato», denuncia il 3e32. «Noi, che pecore non siamo, lo abbiamo sempre denunciato, e per questo subiamo continuamente processi: per esempio, il 3 febbraio ci sarà la prima udienza per la manifestazione che organizzammo mentre Berlusconi, Chiodi e Cialente premiavano Bertolaso al Dicomac. Anche per questo ci sembra vergognoso che si permetta di parlare Franco Gabrielli, che di quel sistema è stato uno dei primi responsabili. Ma non è questo il punto. Abbiamo l'obbligo di dimettere Chiodi soprattutto per le politiche che in questi anni ha intrapreso: nessuna attenzione alla ricostruzione del cratere (con annesso dirottamento di fondi); smantellamento scientifico del sistema sanitario; ripianamento del bilancio con i soldi dell'assicurazione sul sisma; tagli alla cultura e al welfare; aumento colpevole della disoccupazione. Come nel gennaio 2011 pensiamo sia l'ora che, anche in Abruzzo, si costruisca un movimento di opposizione sociale che scenda in strada e chieda – ieri come oggi - le dimissioni di Gianni Chiodi, finora troppo sicuro di restare al suo posto senza problemi. Dimettiamolo definitivamente, prima che si dimetta da solo, per lanciarsi in una nuova ipocrita campagna elettorale».
3E32: «SISTEMA DI CLIENTELE E FAVORI CONSOLIDATI ED ACCETTATO»

«Tre assessori arrestati in cinque anni e, ora, più di venti tra assessori e consiglieri indagati. E' l'ennesima dimostrazione del fatto che il problema non è relativo al singolo caso o alla "pecora nera", ma ad un sistema di clientele e favori ormai consolidato ed accettato», denuncia il 3e32. «Noi, che pecore non siamo, lo abbiamo sempre denunciato, e per questo subiamo continuamente processi: per esempio, il 3 febbraio ci sarà la prima udienza per la manifestazione che organizzammo mentre Berlusconi, Chiodi e Cialente premiavano Bertolaso al Dicomac. Anche per questo ci sembra vergognoso che si permetta di parlare Franco Gabrielli, che di quel sistema è stato uno dei primi responsabili. Ma non è questo il punto. Abbiamo l'obbligo di dimettere Chiodi soprattutto per le politiche che in questi anni ha intrapreso: nessuna attenzione alla ricostruzione del cratere (con annesso dirottamento di fondi); smantellamento scientifico del sistema sanitario; ripianamento del bilancio con i soldi dell'assicurazione sul sisma; tagli alla cultura e al welfare; aumento colpevole della disoccupazione. Come nel gennaio 2011 pensiamo sia l'ora che, anche in Abruzzo, si costruisca un movimento di opposizione sociale che scenda in strada e chieda – ieri come oggi - le dimissioni di Gianni Chiodi, finora troppo sicuro di restare al suo posto senza problemi. Dimettiamolo definitivamente, prima che si dimetta da solo, per lanciarsi in una nuova ipocrita campagna elettorale».