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L’Aquila e tangenti, Chiodi: «basta fango sui cittadini». Cialente: «se Riga ha rubato lo ammazzo»

Il presidente e l’ex sindaco parlano del caso che infiamma la città distrutta dal sisma

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L’Aquila e tangenti, Chiodi: «basta fango sui cittadini». Cialente: «se Riga ha rubato lo ammazzo»

L’AQUILA. «Il tentativo portato avanti da più parti di infangare la città dell'Aquila e gli aquilani non può essere fatto passare indolentemente».
E' quanto sostiene il presidente della Regione, Gianni Chiodi, in merito alle notizie che circolano in questi giorni sull'inchiesta che ha travolto gli amministratori del Comune dell'Aquila. Così oggi ha deciso di mettere almeno qualche punto fermo, tralasciando le polemiche che da alcuni giorni lo vedono al centro dello scontro con il Pd e la senatrice Stefania Pezzopane (che lo ha definito «uno sciacallo»).


Chiodi ribadisce che «il capoluogo d'Abruzzo, come tutta la regione, è fatto di persone laboriose e tenaci che, come la storia insegna, non si sono arrese mai, neanche di fronte alle tragedie più devastanti».
E poi ancora che
Intanto ieri è tornato a parlare anche il sindaco dimissionario, Massimo Cialente, che domenica scorsa aveva promesso di eclissarsi dalla scena politica.
«Gli abruzzesi hanno sempre dimostrato una cosa: hanno saputo rialzarsi e sono sempre ripartiti con maggiore forza e determinazione. Sta succedendo anche all'Aquila, perché, a prescindere dalla sua classe dirigente e politica che governa la città, gli aquilani vogliono ricominciare a vivere, a produrre e vogliono tornare ad essere protagonisti in Abruzzo e in Italia. Il fango che viene cosparso oggi può assestare però un colpo mortale allo sforzo di rialzarsi, per questo dobbiamo recuperare l'orgoglio di essere un popolo onesto e laborioso ed evitare con forza di alimentare speculazioni scandalistiche per scopi politici partigiani». «Dobbiamo mostrare i molti lati di efficienza e non solo i singoli comportamenti illegali di pochi, che rimangono pur sempre gravi e deprecabili», dice ancora Chiodi. «Dobbiamo dire con forza che la ricostruzione fuori dai centri storici va avanti ed è stata completata al 75 per cento, che quella nei centri storici, pur tra mille difficoltà tecniche e burocratiche, è partita e sarà sempre più veloce. Dobbiamo dire che più di 40 mila persone in questi cinque anni sono rientrate nelle proprie abitazioni. Dobbiamo dire che l'Università è ripartita e che all'Aquila è nato il Gran Sasso Scienze Institute, una scuola di alta specializzazione di cui parla anche il New York Times. Dobbiamo evidenziare che, nonostante la severa crisi finanziaria ed economica del nostro Paese, abbiamo avuto sino ad oggi a disposizione circa 12 miliardi di euro e che il governo nazionale si appresta a finanziare annualmente le necessità della ricostruzione, perché il lavoro da fare è ancora immane e sarà lungo e difficile».
Per Chiodi «tutti insieme dobbiamo emarginare i professionisti della truffa, dello scandalo, della calunnia, a qualsiasi mondo appartengano: dalla politica al mondo delle professioni, dalla società civile a quello delle istituzioni».

Ma praticamente ogni giorni della settimana che sta per chiudersi ha rilasciato dichiarazioni a televisioni o giornali nazionali. Ieri in un’intervista con Sandro Ruotolo (Servizio Pubblico) ha ribadito le cose dette ormai mille volte: dallo scontro con il ministro Trigilia («mi ha dimesso lui il 9 gennaio con una intervista ad un quotidiano») all’addio alla sua città arrivato come «ultimo atto d’amore per L’Aquila».
Il primo cittadino ha poi spiegato di aver deciso di lasciare sabato mattina «quando il TG1, che è la televisione del Governo, fa un attacco su una vicenda che riguarda mia cognata che dal Comune de L’Aquila è stata danneggiata. Io devo salvare l’immagine della città». Cialente ha anche raccontato che il 7 gennaio aveva chiesto al sottosegretario Legnini di dare regole per la ricostruzione privata. «Chiedo di regolamentare perché il governo lo sa che a me risulta che si vendono le commesse, che le imprese che hanno fallito per milioni di euro minacciano i cittadini, non stanno lavorando e per andare via chiedono soldi. Voglio le regole, non mi ha mai risposto nessuno. Questo non è un paese per i Forrest Gump».
Cialente ha poi parlato del suo ex vice sindaco, Roberto Riga, indagato nell’ambito dell’inchiesta Do ut Des: «se ha fatto veramente qualcosa io l’ammazzo, in separata sede, da privato cittadino io lo picchio. Se ne escono bene, abbiamo salvato l’immagine della città. L’Aquila non è la città del malaffare».