POLITICA

Piano Portuale Pescara, Sclocco: «la Regione si pronunci in fretta»

L’interrogativo è sempre quello: che fine hanno fatti i pareri della Vas?

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Marinella Sclocco

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PESCARA. «Che fine hanno fatto i pareri della Vas per il piano Regolatore Portuale? Occorre che si proceda allo sfondamento della diga foranea. Quali sono i problemi veri che bloccano i pareri?»
Queste le domande chiave della risoluzione urgente presentata dalla consigliera del Pd Marinella Sclocco, che verrà discussa domani nel consiglio straordinario. Sul caso nei giorni scorsi anche il consigliere Lorenzo Sospiri (Pdl) ha alzato un polverone arrivando a chiedere la testa di Carla Mannetti, dirigente della Regione responsabile del procedimento.
Inoltre, nel documento firmato da Sclocco si richiedono al presidente e alla giunta, l’impegno a rintracciare le risorse finanziarie per l’attuazione del Piano stralcio difesa dalle alluvioni necessario per la sicurezza della città di Pescara e l’adozione di un piano concreto ed efficace per fronteggiare il dissesto idrogeologico nella città e nella provincia di Pescara (ad esempio utilizzando i soldi delle dune artificiali).
«Tante le occasioni in cui abbiamo discusso dell’emergenza idrogeologica della nostra Regione e quante volte, attraverso question time, risoluzioni, interrogazioni ho chiesto a tutta l’assise una maggiore attenzione al problema fiume Pescara e Porto Pescara», ha detto Sclocco. «L’ho fatto in questi anni per il dragaggio, per gli indennizzi agli operatori portuali e realtà economiche in esse ricadenti. L’anno scorso, ho posto il problema delle abbondanti nevicate e del carico di acque che il fiume Pescara si apprestava a ricevere dallo scioglimento di quest’ultime. Ho ottenuto risposte sconcertanti. ‘non ci sono i soldi per mettere in sicurezza gli argini’. Ora a disastro avvenuto chiedo ancora una volta maggiore attenzione agli argini del fiume, che come da risposta ad una mia interrogazione del febbraio 2012 gli assessori Di Paolo e Giuliante, hanno ammesso essere pericoloso in quanto i suoi argini non erano in sicurezza data la vetustà degli impianti (1930)».