POLITICA

Lanciano, D’Ortona: «la giunta aumenta al massimo l’aliquota l’Imu»

Più 6 per mille sulla prima casa: «furbata che pesa sulle tasche dei cittadini»

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CONSIGLIO COMUNALE LANCIANO




LANCIANO. «La Giunta comunale ha recentemente stabilito l’aumento dell’Imu sulla prima casa, che passa dal 5 al 6 per mille, cioè l’aumento massimo. Si tratta di una ‘furbata’ che rischia di pesare, come sempre, sulle tasche dei cittadini».
Manlio D’Ortona, consigliere comunale di opposizione, interviene di nuovo in merito alla questione ‘tasse’ al Comune di Lanciano, a seguito dell’ennesima decisione dell’amministrazione Pupillo presa a totale discapito dei cittadini.
Le domande sono: ma l’IMU sulla prima casa non verrà abolita? E allora che senso ha aumentare l’aliquota di una tassa che verrà abolita e quindi, teoricamente, inesistente?
D’Ortona analizza, al proposito, le ragioni di questa scelta e i rischi per i nostri concittadini.
Primo caso:« l’IMU viene abolita nel Consiglio dei ministri di martedì 26 novembre 2013. In questo caso il Comune, con questa manovra, spera che questo mancato incasso venga pagato direttamente dallo Stato. Eventualità non stabilita però da nessuna, e dico nessuna, norma giuridica, ma poggia solo su una possibilità e intenzione».
Secondo caso: «per carenze di copertura finanziaria il Governo, nel Consiglio dei ministri di martedì 26 novembre 2013, non abolisce l’IMU e allora, in questo caso toccherà ai cittadini pagare, per scelta della giunta, con l’aliquota elevata al massimo possibile: si passa dal 5 per mille al 6 per mille».
«Per riassumere – puntualizza l’esponente di opposizione - se l’Imu viene abolita, secondo la Giunta Pupillo, paga tutto lo Stato; se non viene abolita, pagano i cittadini con una aliquota definita al rialzo. Qual è, allora – incalza D’Ortona - il senso di questa manovra e perché si attua questa ‘finzione’ finanziaria che nasconde insidie per i nostri concittadini?».
La ragione è evidente: «Perché il bilancio di previsione – chiarisce Manlio D’Ortona - deve essere chiuso in pareggio, ovvero entrate e uscite devono essere di pari entità. Questo significa che le uscite previste (spese per servizi) superano le entrate ‘sicure’ e quindi occorre una ‘furbata’ finanziaria per simulare e assicurare virtualmente la copertura prevista per legge. In sostanza, se l’imposta viene abolita, e ritengo che sia lo scenario più probabile, non è detto che paghi lo Stato, o comunque, nella migliore delle ipotesi, potrebbe integrarne solo una parte».