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Lanciano. Tassa rifiuti, «aumenti fino al 517%»

D’Ortona: «scure sulle fasce più deboli»

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Lanciano. Tassa rifiuti, «aumenti fino al 517%»





LANCIANO. Un aumento che va dal +40% al +517%.
Il consigliere comunale Manlio D’Ortona ha confrontato le tariffe attuale della tassa di rifiuti con le nuove aliquote che arriveranno a breve.
L’aumento è evidentissimo. Ma se il sindaco sostiene che la responsabilità sia da attribuire al Governo centrale, D’Ortona non ne è così convinto: «il Comune è come un Robin Hood al contrario, ruba ai poveri per dare ai ricchi visto che le tasse non aumenteranno in modo equo per tutti, e questo a totale vantaggio delle categorie più ‘forti’, che anzi vedranno ridursi le tariffe».
Ma dunque cosa cambierà? Primo esempio: Ristorante di 100mq. La tariffa attuale è di 555 euro all’anno, mentre con le nuove aliquote si pagheranno 1.786 euro all’anno (+ 222%).
Secondo esempio: bar-caffetterie di 100mq. Si passerebbe da 555 euro all’anno a 1.334 euro all’anno (+140%).
Terzo esempio: locali di ortofrutta, pescherie, fiori e piante, pizza al taglio. Si passa da 3,68 euro al mq a 22,73 euro al mq. Quindi, per un locale di 100mq, l’aliquota aumenta da 368 euro/anno a 2.273 (+ 517%).
Quarto esempio: studi e uffici professionali. Si passa da 3,83 euro al mq a 5,32 euro al mq. Per un ufficio di 100 mq la tassa passa da 383 euro all’anno a 532 euro all’anno (+40%).
«A fronte di questi aumenti, in alcuni casi addirittura del 500%», spiega D’Ortona, «si registrano anche diminuzioni delle tasse, per esempio per le attività bancarie. Una dimostrazione quest’ultima del fatto che la diminuzione dei trasferimenti statali è solo un pretesto, l’ennesima scusa per l’immobilismo e la cattiva gestione della “cosa pubblica” da parte dell’esecutivo Pupillo, perché la scelta delle categorie da colpire maggiormente con il ”martello” delle tasse è una scelta precisa di questa giunta e poteva effettuarsi con criteri diversi e più equilibrati. Un’amministrazione, appunto, che non ha a cuore il tessuto economico della società, cioè quelle piccole attività che rappresentano la spina dorsale di un Comune, ma che invece ci tiene a tutelare le banche e gli istituti di credito».
Dall’amministrazione Pupillo, intanto, spunta l’ipotesi di non applicare la Tares ma tornare alla Tarsu.
«E’ una proposta tardiva», contesta ancora D’Ortona, «andava fatta da subito, mentre loro hanno già attuato la procedura di trasformazione in Tares e ora dovrebbero rifare il procedimento al contrario per arrivare in tempo ad approvare il bilancio preventivo entro il 30 novembre 2013. L’ennesima perdita di tempo e confusione di un’amministrazione che continua a navigare a vista, senza avere obiettivi chiari».

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