SINDACO 2.0

Montesilvano, lettera al prefetto per l’assenza di Di Mattia: «solo Schettino peggio di lui»

Ieri l’apparizione in Consiglio comunale

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Montesilvano, lettera al prefetto per l’assenza di Di Mattia: «solo Schettino peggio di lui»




MONTESILVANO. Il sindaco di Montesilvano Attilio Di Mattia è ancora fuori città ma tenta di sedare le polemiche collegandosi via Skype per seguire giunta e Consiglio comunale.
Questa apparizione 2.0 non basta però a placare l’irritazione degli oppositori che ritengono inconcepibile l’assenza prolungata del capo di Governo. Il primo cittadino probabilmente si aspettava, ingenuamente, che la polemica scemasse da sola ma evidentemente non è stato accontentato. Il pressing continua. Così come non sembra funzionare la strategia del silenzio: non ribatte agli attacchi di chi lo accusa e continua il suo tour in giro per il mondo per motivi di aggiornamento legati al lavoro (essendo tuttavia in anno sabbatico).
Di fatto Di Mattia è diventato il bersaglio preferito dei suoi detrattori anche perchè la notizia della sua pausa da primo cittadino è emersa informalmnte senza comunicazioni ufficiali ai cittadini limitando tutti i dettagli ad una missiva pervenuta con congruo anticipo al segretario generale.
E giù accuse di mancata trasparenza.
Di Mattia dopo la sua elezione non si è messo in aspettativa, così come fanno la maggior parte degli eletti, perchè sembrerebbe che abbia utilizzato questa possibilità nella campagna elettorale. Una scelta che ora lo costringe ad assentarsi per poco più di 20 giorni in totale intervallati da permanenza a Montesilvano.
Proprio lui ieri ha garantito che sarà in aula in occasione del prossimo Consiglio comunale mentre oggi il coordinatore di Montesilvano Futura Mauro Orsini, insieme ad Ernesto De Vincentiis, si è rivolto al prefetto con la richiesta di pronunciarsi sulla prolungata assenza «senza precedenti nella Repubblica Italiana». «Collegarsi on line dalla distanza di 1.800 km», contesta Orsini, «significa non adempiere al mandato che i cittadini gli hanno conferito con l’elezione diretta: la presenza fisica e costante sul territorio per verificare di persona i disagi della città e ascoltare la gente senza l’uso di Skype».

«Questa assenza acuisce», continua il coordinatore cittadino, «il senso di disaffezione se non di odio che si prova nei confronti della politica e il cittadino avverte il disagio nei confronti di un sindaco che è un’entità metafisica invece di essere tra la gente e dare risposte ai loro problemi. Riferiremo al Prefetto che la maggioranza, prendendo in giro i cittadini, invece di persuaderlo a tornare, lo giustifica facendone un esempio di dinamicità e scaltrezza. Se dopo qualche mese dal suo insediamento il sindaco abbandona la nave, solo Schettino ha fatto di peggio».
Un altro attacco frontale, il secondo in una settimana, arriva dall’ex assessore Anthony Aliano, uno di quelli di cui Di Mattia prima delle elezioni si fidava ciecamente. Poi dopo l’ingresso a Palazzo di Città sono arrivati gli screzi, le denunce alla procura (Aliano ha denunciato il sindaco) e l’allontanamento dalla squadra di governo.
«Apprendo da fonti certe», rivela oggi Aliano, «che il primo cittadino, non contento delle svariate figuracce che sta collezionando si preoccupa di predisporre una guerra tutta interna al proprio partito».

Di Mattia sarebbe infatti pronto, spiega sempre il suo ex assessore, a condurre una serrata campagna tesseramenti «finalizzata ad asservire la causa Fusilli, quota D'Alfonso, al congresso del Pd», indetto per la scelta del segretario provinciale.
«Nulla di strano, conoscendo il soggetto», continua Aliano, «se non fosse che dopo aver consegnato la Città a vergognosi ricatti politici di gruppi e noti personaggi mai spirati, si preoccupa - dall'estero - di coordinare i suoi due scagnozzi e la sua segreteria, per la predisposizione di tutta la documentazione utile al tesseramento Pd ed al reclutamento di simpatizzanti, a sostegno di una politica di vecchia ed inconcepibile fattura, della quale francamente pare rimasto l'ultimo assurdo baluardo. Insomma, chi avrebbe mai immaginato di dover assistere nuovamente al baratto di Montesilvano e dei suoi cittadini, con avvilenti interessi partitici finalizzati prettamente ad una resa dei conti all'interno del PD regionale».
«Con la città completamente abbandonata», continua Aliano, «lavori pubblici da ridere, piano urbanistico non pervenuto, con le famiglie già in crisi ed in procinto di essere travolte da una massacrante tassazione frutto di scelte inadeguate, con una politica sociale e della casa ferma all'anno zero, il Sindaco si premura di dirigere la campagna tesseramenti del proprio partito, preoccupandosi di sostenere lotte partitiche che nulla hanno a che vedere con Montesilvano, in spregio degli interessi di una Città già pronta a chiudergli la frontiera, per evitare che torni. Alla faccia del cambiamento».