IL CASO

Francavilla, lavori in area vincolata. «Ora annullare la delibera»

La Soprintendenza risponde ai consiglieri Di Renzo e La Barba

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Comune di Francavilla

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FRANCAVILLA AL MARE. In una nota inviata al segretario comunale ed al sindaco, i consiglieri Di Renzo e La Barba hanno comunicato che l’ufficio tutela monumentale della soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici dell’Abruzzo si è espressa sull’area torre Ciarrapico e la chiesa di San Franco.
La nota arrivata da Roma non è altro che una risposta ad un quesito inviato dal gruppo consiliare, con il quale si chiedeva se i lavori autorizzati dall’Ente con al delibera di consiglio 65/13 riguardassero un’area sottoposta a vincolo. La risposta è stata positiva.
Di Renzo spiega: «in sostanza l’intervento edilizio autorizzato dall’Ente a favore di un privato andrebbe ad interessare una parte della recinzione muraria perimetrale dell’area della Torre Ciarrapico risalente al XIV° secolo, parliamo dei ruderi della Chiesa S. Francesco. Il Comune avrebbe dovuto attivarsi con una procedura detta di “verifica dell’interesse culturale” o, riteniamo, chiedere un parere alla Soprintendenza. Quindi prima di autorizzare un privato ad effettuare lavori edilizi invasivi su quell’area si doveva verificare che la stessa fosse esente da vincoli. Non sembra che il Comune abbia attivato queste procedure e pertanto la delibera apparirebbe illegittima ed in quanto tale chiediamo al Sindaco di valutarne l’ annullamento in autotutela e di attivare le procedure per verificare l’effettiva sussistenza di vincoli monumentali su l’area ove è presente la Chiesa di S. Francesco».

«Un’altra dimostrazione di scarsa capacità di governo che l’amministrazione Luciani offre alla città», contestano i due. «Si è concesso ad un privato l’autorizzazione a compromettere per sempre l’integrità di un area monumentale di grande valore storico, il tutto in cambio di pochi metri di betonella che il privato si è impegnato a posizionare sulla stradina che gli consentirà un comodo accesso alla sua proprietà. Auspichiamo quindi l’ annullamento della delibera in autotutela e l’avvio delle procedure di verifica dell’interesse culturale previste dalla legge».