LO SPYFFERO

L'Italia punta Razzi contro i missili Coreani

Il senatore abruzzese ha un volo già prenotato mentre tratta... con l'Inter di Moratti

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Antonio razzi

Razzi in partenza



ROMA. Attenzione alla data: 24 luglio 2013, si prega di prendere nota.
Con il mondo sospeso per i missili nord coreani ancora puntati sul Giappone e le basi americane dell'isola di Guam, quella sera da Roma-Fiumicino direzione Pechino-Pyongyang prenderà il via una missione italiana che punta a disinnescare la crisi militare e riuscire laddove neanche Obama e la sua collaudata diplomazia sono stati sinora capaci di spuntarla.
Sì, disinnescare le minacce atomiche che il leader Kim Jong-un sta utilizzando per intimorire il nemico capitalista e conquistare l'attenzione del mondo. Una missione da premio Nobel per la Pace se mai riuscisse, sorprendentemente targata Abruzzo, anzi firmata Antonio Razzi da Giuliano Teatino, classe di ferro 1948 e senatore della Repubblica eletto nelle file del Pdl alla «faccia di tutti gli invidiosi e i maligni», come lui stesso sentenzia.
Con in mano l'invito ufficiale di uno degli ultimi regimi comunisti del pianeta, la «fiducia», la «stima» e «l'amicizia» dei più alti dirigenti del partito, Razzi si appresta a salire la scaletta dell'aereo per portare a compimento, così lui assicura agli amici, il suo ambizioso obiettivo: una «conferenza di pace» con le due Coree che disinneschi le tensioni e restituisca la tranquillità a una zona del pianeta mai definitivamente pacificata.


Una boutade del senatore più “spernacchiato” della Terra? Macché, è tutto vero e certificato, almeno stando ad ascoltarlo. L'invito di Kim Jong-un è ufficiale, con il nostro ministero degli Esteri e la nostra diplomazia sempre informati della delicata mission.
E già, perché non è da tutti ricevere cotante attenzioni da quell'impenetrabile regime. Le porte di Pyongyang sono ermeticamente chiuse all'Occidente e solo pochissimi «amici» riescono a varcarle. Razzi è tra questi, protagonista in passato di altre «visite ufficiali» in qualità di membro dell'Associazione parlamentare di amicizia Italia-Corea del Nord. Performance che, sempre tra qualche sorrisino dei «soliti detrattori», già nella scorsa legislatura gli sono valse il titolo di Grande Pacificatore tra le due Coree. Non se ne è fatto nulla, naturalmente, ma dall'ultima visita il senatore Pdl ed ex Idv («Traditore», lo apostrofa ancora Antonio Di Pietro) non ha cessato di lavorare un momento a quella che considera ormai come una autentica scommessa personale: favorire il dialogo tra l'Occidente e Kim Jong-un cogliendo tutte le opportunità. 


Un esempio, pochi lo sanno, viene dalle trattative avviate da Razzi con alcune società di calcio italiane, Inter di Moratti in testa, per consentire alla Corea del Nord di spedire in Italia un drappello di giovani calciatori da sgrezzare tecnicamente. Un altro, «a dimostrazione delle importanti ricadute economiche che il dialogo con la Corea del Nord può avere persino per Abruzzo», arriva, parola di Razzi medesimo, dal trattamento di riguardo che le aziende della regione cominciano ad avere in quell'enigmatico paese. E' il caso di un'impresa di San Salvo specializzata nella produzione di «vetro curvo» (parabrezza e articoli simili) che si appresterebbe addirittura a vendere ai coreani i macchinari necessari per avviare un centro di produzione a Pyongyang. Un investimento di «grande valore» messo a punto mentre la crisi imperversa e la regione langue. Tutto naturalmente grazie ad Antonio Razzi, senatore spernacchiato certo, ma, rassegnamoci, l'unico ad avere in Occidente le chiavi del dialogo con il dittatore Kim Jong-un
g.d.n.