POLTRONE RECIDIVE

Abruzzo. Incompatibilità Piccone, pressing per le dimissioni: «tranquilli, mi adeguerò»

Pd: «il re degli assenteisti lasci Comune e Parlamento»

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Abruzzo. Incompatibilità Piccone, pressing per le dimissioni: «tranquilli, mi adeguerò»





CELANO. Si è fatto più incisivo nelle ultime ore il pressing su Filippo Piccone, deputato del Pdl e sindaco di Celano.
La Giunta delle Elezioni della Camera, nella seduta del 27 giugno, ha definitivamente accertato che Piccone è incompatibile ai sensi della legge numero 138 del 2011. Dunque deve rispettare la legge e scegliere: o sindaco o parlamentare.
Lui assicura che una decisione, a breve, la prenderà: «nei modi previsti mi adeguerò nel più completo rispetto e scrupolo». Lascia anche intendere che abbandonerà Roma (possibile?) e si dedicherà esclusivamente a Celano quando dice «metto al primo posto, come ho sempre fatto, il bene della mia Città, alla quale devo molto».  Ma per la conferma bisognerà vedere a quale indirizzo spedirà le dimissioni, e l'addio a Celano sembra l'alternativa più probabile.
Piccone non nasconde un certo fastidio verso quelli che da giorni gli chiedono di decidersi (il Pd celanese è stato l’ultimo in ordine di tempo): «il loro invito lo posso capire», dice il deputato, «in quanto sono persone alle quali piace vincere facile». E poi avverte: «purtroppo per loro, io faccio politica e continuerò a farla così come loro continueranno a fare opposizione, non avendo possibilità di prendere i necessari consensi per amministrare. E questo, anche se a loro non va tanto giù, è il sale della democrazia ».
Piccone respinge al mittente le accuse di una cattiva gestione delle risorse comunali: «lo stato di salute in cui versa l’economia marsicana altro non è che la conseguenza di quello che sta accadendo a livello mondiale». Garantisce che il Comune «non è assolutamente sull’orlo del baratro, come si vorrebbe far credere, ma gode di una situazione di normale tranquillità».
Sulla sua attività parlamentare dice: «ho sempre lavorato con coscienza, soprattutto consapevole di rappresentare la mia terra, come si evince dall’impegno profuso nel post terremoto e non ultimo per l’emendamento che porta anche la mia firma sulle fonti di energia pulita».

PD: «SI DIMETTA DA TUTTO»
I Consiglieri comunali del Pd di Celano Antonello Di Stefano, Carlo Cantelmi, Aniceto Ciaccia, Calvino Cotturone, Nazareno Tiberi, Daniele Bombacino chiedono però al sindaco di non a scegliere tra le due cariche così come gli impone la legge, ma di rinunciare ad entrambe, «liberando così la politica e il territorio da chi in questi anni ha fatto prevalere l’arrivismo personale sugli interessi della collettività, raccogliendo le indicazioni di migliaia di cittadini che si sono espressi nelle ultime tornate elettorali».
«Siamo rappresentati», vanno avanti i consiglieri, «in Comune e in Parlamento dal “re degli assenteisti”. Il sindaco-onorevole Piccone ha infatti brillato nella sua attività politica per la sua assenza soprattutto nell’affrontare questioni prioritarie per la nostra comunità, oltre che per le innumerevoli promesse mai mantenute. A giugno il Comune ha sfiorato il debito di 1milione di euro. Tutto questo senza aver risolto nessuna vera emergenza: ex-Zuccherificio, Vepral, ricostruzione post-terremoto, servizi alle famiglie e alle imprese, servizi di urbanizzazione nei quartieri, sicurezza dei cittadini, rifiuti e gestione dell’acqua, agricoltura. È di questi giorni, inoltre, la chiusura a Celano del servizio di diabetologia».
«L’unica vera preoccupazione del Sindaco», attaccano ancora gli esponenti della minoranza, «è stata la gestione clientelare dell’Ente, per garantirsi un consenso elettorale alle spalle dei cittadini. In Parlamento poi Piccone ha registrato un tasso di assenze del 75% (sest’ultimo in Italia), risultando assente anche alla votazione sulla sospensione dell’IMU e sul “Decreto Emergenze” che, tra l’altro, stanziava soldi per la ricostruzione post-terremoto. Non riesce a dedicare un minuto agli interessi di un territorio, ma rimane attaccato con le unghie e con i denti alle sue poltrone, contro legge».