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Pescara, edifici da tutelare? Rischio abbattimento senza l’ok del Consiglio

C’è uno studio già pronto ma non arriva in aula

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Pescara, edifici da tutelare? Rischio abbattimento senza l’ok del Consiglio




PESCARA. Abbattuto ieri in via Italica, angolo via De Marsi, un edificio che andava tutelato secondo uno studio realizzato da Comune, Università, Sovrintendenza.
«Quanti altri saranno rasi al suolo prima che Antonelli si decida a portare la delibera in Consiglio Comunale?», domanda il consigliere comunale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo.
Nel luglio 2010 in occasione dell’abbattimento di un villino liberty in via Trento proprio Acerbo lanciò la proposta di una variante per la salvaguardia degli edifici storici e di pregio. Poi arrivarono i giorni dello scandalo dell’abbattimento della Centrale del latte progettata da Florestano Di Fausto. In quel clima di indignazione diffusa il Consiglio Comunale il 29 luglio approvò un ordine del giorno (proprio di Acerbo) con il quale si invitava l’amministrazione a predisporre la variante che a quel punto diventava un obiettivo per l’azione della giunta comunale.


«L’esigenza era emersa già durante l’elaborazione della precedente variante proposta da Rifondazione Comunista», ricorda il consigliere comunale, «la “variante delle invarianti” che ha salvato le poche aree verdi rimaste in città e bloccato la cementificazione delle aree collinari».
Già in quella sede si era constatato che il censimento degli immobili da tutelare risalente al 1993 non era esaustivo e che fosse necessaria una nuova ricognizione (una serie di edifici furono comunque inseriti su segnalazione di cittadini e associazioni). C’era però bisogno di un lavoro più organico.
A seguito dell’ordine del giorno il Comune ha costituito un gruppo di lavoro con la partecipazione di Università e Sovrintendenza che ha censito più di un centinaio di edifici considerati oggi ‘patrimonio storico-architettonico’ della città da porre sotto tutela.
«Il lavoro è pronto da tempo ma non arriva in Consiglio Comunale», protesta Acerbo. «Nel frattempo su alcuni di quegli edifici già le imprese hanno presentato o addirittura ottenuto il permesso di demolizione e ricostruzione anche usufruendo del “decreto sviluppo”».


L’ultimo giusto ieri. «A me pare assurdo», continua il consigliere comunale, «che in questi giorni abbiamo dovuto battagliare per stoppare una delibera che spalma sulla città premi di volumetria del 50% invece che votare quella per salvare gli edifici di pregio. Trovo grave questo ritardo perché lo sciagurato “decreto sviluppo” e la legge regionale in vigore già consentono di derogare altezze e distanze del PRG e premi del 20% e come ho già verificato i costruttori stanno presentando e ritirando permessi proprio su quegli edifici. A che gioco giochiamo?»
Acerbo invita l’assessore Antonelli a portare immediatamente in aula la variante che «al contrario dei superpremi di volumetria, potrebbe contare anche sui voti dell’opposizione. Pescara non è una città storica, ma quel poco di storia che c’è andrebbe conservato».