POLITICA

Spoltore, polemica sulle nomine. Pdl: «sindaco tenta un’altra forzatura»

Febo e Della Torre: «ritiri immediatamente la sua proposta»

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Il sindaco di Lorito

Il sindaco Di Lorito





SPOLTORE. Il sindaco Di Lorito porta in Consiglio comunale, giovedì prossimo una sua "personale proposta" che modifica la delibera approvata dal Consiglio comunale il 21 giugno 2012.
Oggetto del documento: indirizzi per la nomina, la designazione e la revoca dei rappresentanti comunali presso enti, aziende e istituzioni.
In quel Consiglio comunale, la proposta di delibera dell'amministrazione fu ritirata, in favore di quella presentata dal gruppo del Pdl, approvata all'unanimità, e basata sui principi di competenza e merito, trasparenza, massima accessibilità delle procedure di nomina e controllo democratico.

Il Testo Unico degli enti locali prevede, infatti, che il sindaco provvede alla nomina dei rappresentanti "sulla base degli indirizzi stabiliti dal Consiglio" (articolo 50, comma 8).
«Dopo la discutibile delibera bavaglio, sul controllo dei commenti sui social network, Di Lorito tenta un'altra forzatura su un tema delicatissimo che è quello delle nomine dei rappresentanti del Comune negli enti», affermano Marina Febo e Marco Della Torre, consiglieri Pdl a Spoltore.
«Ci si appiglia a presunte 'evoluzioni normative ', senza indicarle, per giustificare una proposta di modifica che di fatto, se approvata, mortificherebbe completamente i criteri già approvati».

L'aspetto più problematico, secondo la consigliera di minoranza, è rappresentato dall'inserimento di una serie di norme che «esasperano il concetto di "fiducia"» che il rappresentante del Comune dovrebbe assicurare. Il Pdl parla addirittura di «'cappio al collo' allo sventurato che vedrebbe fortemente limitata la sua libertà di agire nell'interesse generale, perché costretto a dare seguito alle direttive istituzionali, anche contro altri obblighi di legge che lo stesso sarebbe comunque tenuto a rispettare».

Inoltre, secondo la minoranza di centrodestra Di Lorito vorrebbe «limitare la trasparenza e il controllo democratico», eliminando la comunicazione e informazione circa le attività svolte dagli enti in favore dei Capigruppo consiliari, lasciando quest'obbligo solo verso il sindaco, il presidente del Consiglio e il presidente della Commissione competente, tutti amministratori di maggioranza.
«Ancora una volta», denuncia Febo, «si vuole mortificare il ruolo dei consiglieri di minoranza, già fortemente limitato dalle mancate risposte alle interrogazioni e ai ritardi e omissioni nelle risposte ai diritti di accesso. Di Lorito forse scambia l'autonomia decisionale sulla persona da nominare, che la legge gli riconosce, con la scelta anche dei criteri in base ai quali scegliere i rappresentanti - competenza quest'ultima riservata al Consiglio - e che lui oggi vorrebbe imporre, confidando nell'appoggio della sua maggioranza».