IL FATTO

Abruzzo/L’Aquila, tricolore ‘oscurato’, giornalista denuncia Cialente

Giuseppe Vespa: «Voglio sperare che sia finalmente rimosso»

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Abruzzo/L’Aquila, tricolore ‘oscurato’, giornalista denuncia Cialente




L’AQUILA. C’è una denuncia contro l'iniziativa del sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente di rimuovere, in segno di protesta, la bandiera italiana da tutti gli uffici comunali e scuole, nonostante la diffida ricevuta dal prefetto dell'Aquila, Francesco Alecci di riposizionarle.
L’esposto e' stato presentato stamane alla Procura dal giornalista aquilano e direttore responsabile della testata "L'Editoriale", Giuseppe Vespa.
Secondo quanto si legge nell'esposto - in possesso all'Agi - «pur avendo il Prefetto reiterato la sua diffida con altro provvedimento, Massimo Cialente, non ha provveduto ancora a far ricollocare al suo posto la bandiera italiana. Piu' precisamente - prosegue - ha omesso di farle riposizionare sugli edifici pubblici di questo Comune. Lo scrivente si rivolge alla Signoria Vostra affinchè verifichi se nel comportamento tenuto da Cialente (o di altri, quali autori materiali del gesto), siano ravvisabili ipotesi di reato».
Cialente, che aveva anche restituito la fascia di sindaco al presidente Napolitano, aveva attuato il suo gesto in segno di protesta contro i mancati finanziamenti statali per la ricostruzione post sisma del capoluogo e dei comuni del cratere.
Ieri sempre Vespa aveva scritto un editoriale dai toni decisamente duri: « finalmente abbiamo un Prefetto con le palle, che non si lascia intimidire dalle sceneggiate di Cialente e che pretende il rispetto della Costituzione e dei valori della bandiera nazionale». Poi per, quando Cialente non ha rimesso il tricolore al proprio posto Vespa ha scritto un nuovo editoriale: «evidentemente la mia valutazione di ieri era errata e gli attributi prefettizi tornano ad essere...quelli che sono: senza lode». E poi ancora: «Voglio sperare che, per il bene della città, sia finalmente rimosso. É vero, arriverà un commissario prefettizio e poi nuove elezioni. Si riguadagnerà sicuramente il tempo perduto».
Intanto il Consiglio Comunale dell'Aquila è compatto a fianco del sindaco nella sua protesta e nella decisione di non tornare indietro, dopo la riconsegna della fascia tricolore e la rimozione delle bandiere, pur di arrivare allo sblocco dei fondi per la ricostruzione. Lo dice l'ordine del giorno approvato ieri in assemblea, dopo il viaggio del primo cittadino a Roma.
«Del resto - dice il presidente del consiglio Carlo Benedetti in una lettera ai Presidenti della Repubblica e del Consiglio, oltre che a vari ministri - è competenza del Consiglio decidere se e come, in base alla legislazione vigente, esporre la bandiera e l'obbligo di esporla ci sarebbe solo nel Consiglio Comunale».
«Il Consiglio Comunale - dice il presidente Carlo Benedetti -, ha ritenuto che la scelta del Governo di minacciare la rimozione del Sindaco appena rieletto e quindi lo scioglimento di un Consiglio Comunale votato dalle cittadine e dai cittadini, sia uno degli atti politici di maggior violenza istituzionale che non avrebbe precedente alcuno nella storia dell'Italia Repubblicana. Il Consiglio Comunale - prosegue benedetti -, avrebbe anche potuto chiedere al Sindaco di tornare indietro sui suoi passi ma non lo farà mai, sotto la minaccia di essere mandato a casa come un assise mafiosa, nel momento in cui sta difendendo la Comunità, la Città e l'intero cratere, abbandonati a se stessi non tanto da scelte politiche quanto da apparati burocratici ministeriali che con ingiustificabili atteggiamenti si sono schierati contro la nostra disperazione»