POLITICA

Governo. Doppi incarichi, sindaci neoministri verso la decadenza

Criticati da Movimento 5 Stelle e Di Pietro

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I nuovi ministri





ROMA. Sono stati 'presi di mira' dal Movimento 5 Stelle e da Antonio Di Pietro, che hanno chiesto loro di dimettersi dall'incarico di sindaco, rispettivamente di Reggio Emilia e di Padova.
E ieri sera i neoministri agli Affari Regionali Graziano Delrio e allo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, hanno scelto la via da percorrere per non causare ai rispettivi comuni, di cui sono primi cittadini da tempo, un lungo commissariamento. La strada prescelta è quella della decadenza, con la nomina di un vicesindaco reggente, nessuno scioglimento di giunta e consiglio comunali, procedura che consentirà al Comune di non essere commissariato.
«Non sono a favore dei doppi incarichi - ha spiegato Delrio -, infatti i passi che ho compiuto in queste ore sono finalizzati ad applicare la nuova norma che prevede la non compatibilità».
In caso di dimissioni, infatti, il consiglio comunale verrebbe sciolto e il Comune sarebbe commissariato. La procedura di decadenza, invece, ha tempi e modi regolati dalla legge e consente all'Amministrazione comunale di proseguire il suo cammino fino al termine del mandato con gli organi democraticamente eletti e con la Giunta e il programma che hanno ottenuto la fiducia dei cittadini.
Proprio per questo Delrio ha fatto ieri un rimpasto di giunta, considerando anche il fatto che uno dei suoi assessori, Paolo Gandolfi, è diventato deputato. Ugo Ferrari, uomo forte del Pd e della giunta, è diventato vice sindaco al posto della giovane esponente dell'Idv Filomena De Sciscio, rimasta in giunta con le deleghe al bilancio. Ferrari diventerebbe, insomma, il facente funzione per un anno, fino alle elezioni della primavera 2014. A Padova invece il facente funzioni sarà il vice sindaco Ivo Rossi.
Ieri, con un articolo, "Doppi incarichi ostinati", a firma Matteo Olivieri sul blog di Beppe Grillo, Delrio e Zanonato sono stati attaccati. «I sindaci del Pd Delrio e Zanonato - si legge - sono stati nominati ministri. Delrio ha detto che non ha nessuna intenzione di dimettersi, e vuole continuare a fare il primo cittadino di Reggio Emilia. Per corrispondenza. Come se la città non avesse bisogno di essere amministrata! Ha detto che è anche disposto a rinunciare agli 80 mila euro di stipendio di sindaco (da ministro dovrebbe prendere quasi 200 mila euro lordi all'anno)», prosegue l'articolo. E Di Pietro su Twitter: «Cosa aspettano Delrio e Zanonato a dimettersi? No ai doppi incarichi, o ministri o sindaci. La legge è uguale per tutti. Serietà e coerenza». Sulla polemica è intervenuta persino l'Anci. «Fermo restando che ci troviamo di fronte a una norma del tutto nuova che introduce una forma di incompatibilità, al fine di sanare tale situazione può trovare applicazione - sottolinea l'Associazione dei comuni - la procedura ordinaria prevista dagli articoli 69 e seguenti del Tuel, regolata nei tempi e nei modi dalla legge e che giunge sino alla decadenza del sindaco e il subentro del vicesindaco. In alternativa, il soggetto può rassegnare le dimissioni con il subentro del Commissario. Si tratta - conclude l'Anci - di percorsi entrambi legittimi».