POLITICA

Abruzzo/Pd nel caos. Anche Di Marco contro Pezzopane: «si conceda meno ai giornali e rifletta»

D’Alessandro: «adesso puntiamo su Renzi»

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Matteo renzi

Matteo Renzi







ABRUZZO. Il Partito Democratico è ai minimi termini.
Se la frattura ha cominciato ad aprirsi al vertice, con Pierluigi Bersani che ha annunciato venerdì le sue dimissioni, adesso l’onda lunga sta investendo la base.
Non solo gli elettori ma anche i rappresentanti territoriali che devono gestire mal di pancia, proteste e l’«inciucio» con il Popolo delle Libertà.
In Abruzzo il bersaglio principale di queste ore non è però la segreteria romana ma la senatrice aquilana Stefania Pezzopane, che negli ultimi giorni ha dovuto mandare giù diversi bocconi amari per quella sua scelta di non appoggiare l’elezione di Franco Marini. Lei, ha raccontato, per ben tre volte ha votato Stefano Rodotà, il nome indicato dal Movimento 5 Stelle.
Prima ha raccolto le accuse da parte del centrodestra (i senatori Pdl Paola Pelino e Antonio Razzi) poi sono arrivate le bordate da suoi colleghi di partito (Tommaso Ginoble e Camillo D’Alessandro). Lei respinge con forza l’accusa di essere «una traditrice». Ma oggi va alla carica anche la segreteria provinciale di Pescara, dopo che sabato la segreteria provinciale di L’Aquila le aveva rinnovato la propria stima. Ma in riva all’adriatico risuona un messaggio chiaro: Pezzopane si prenda un attimo di riflessione.
«L’analisi della senatrice», spiega Antonio DI Marco, «appare quella di un privato cittadino e non di una senatrice che ha raccolto i voti dei simpatizzanti del Pd, dai moderati a quelli più a sinistra del partito. Una senatrice che, nel momento in cui è stata indicata, avrebbe dovuto dimostrare la capacità, quando si prendono scelte fondamentali come questa, di pensare non attraverso le crisi di pianto, ma con coraggio e assumendosi delle responsabilità».

La scelta del capo dello Stato, secondo Di Marco, «era proprio il momento di dimostrare tutto ciò, quando, ovvero, ironia della sorta, l’uomo indicato era aquilano e abruzzese, come lei e come tutti i nostri concittadini capaci di comprendere e affrontare momenti difficili».
Di Marco mette anche in discussioni le qualità richieste ad una classe dirigente avveduta e consapevole del ruolo che ricopre: «oggi appare più come portavoce di una testimonianza individuale in un partito deflagrato dalle lotte interne».

«Tanti di noi si sono tappati il naso e hanno chiuso gli occhi nel votare le liste del Pd alla Camera e al Senato», continua Di Marco, «anche quando il partito ha deciso di candidare due diessini capolista e non per questo abbiamo fatto mancare il nostro sostegno. Ad una classe dirigente responsabile non è concesso votare con le lacrime. A questo punto, quindi, mi sento di chiedere alla senatrice Pezzopane di concedere meno interviste e di dedicare un po’ del suo tempo alla riflessione, specie per comprendere quanto successo: si stava eleggendo il capo dello Stato, da condividere, come dice la Costituzione, e certi valori valgono sempre. Ci aspettiamo la convocazione dell’assemblea regionale da parte del Segretario Silvio Paolucci, che non può rinviare di fronte all’accaduto».

Ma tra tante accuse arriva anche qualche parola di conforto. 

 «Le critiche che si sono elevate in questi giorni nei confronti di Stefania Pezzopane mi lasciano francamente sconcertato», la difende l’ex deputato Giovanni Lolli, «di fronte ai drammatici errori del Gruppo Dirigente del Partito e di fronte al profondo malessere che si è diffuso tra tanti, tantissimi militanti e cittadini, sembra quasi che, per una parte del Gruppo Dirigente del PD Abruzzese, il problema principale sia il modo in cui ha votato Stefania Pezzopane. La mia opinione - prosegue - è che in quel voto non c'è stato niente di personale nei confronti di Franco Marini, al quale colgo l'occasione per esprimergli tutta la mia solidarietà ed amicizia; C'è stato - dice - semplicemente un dissenso di linea politica che ha riguardato una parte consistente del nostro popolo e di tantissimi dirigenti, tra i quali membri di segreteria, il nostro candidato a Sindaco di Roma e decine di Parlamentari, certamente non solo Stefania Pezzopane. Dissenso che si è manifestato, in quel caso, pubblicamente e non come agguato nel segreto dell'urna. Questo disaccordo è cresciuto certamente a causa delle incertezze e delle oscillazioni con le quali il Gruppo Dirigente nazionale ha gestito questa fase e che hanno messo in condizioni molto difficili personalità importanti del nostro mondo come Romano Prodi e lo stesso Franco Marini. In un Partito serio - osserva Lolli - una divergenza di linea così forte trova modo di svilupparsi democraticamente in un congresso, ed io auspico che venga al più presto indetto. Nel frattempo mi auguro che si eviti di aggiungere ulteriori danni ai tanti già prodotti alimentando le polemiche»
 «Le critiche che si sono elevate in questi giorni nei confronti di Stefania Pezzopane mi lasciano francamente sconcertato», la difende l’ex deputato Giovanni Lolli, «di fronte ai drammatici errori del Gruppo Dirigente del Partito e di fronte al profondo malessere che si è diffuso tra tanti, tantissimi militanti e cittadini, sembra quasi che, per una parte del Gruppo Dirigente del PD Abruzzese, il problema principale sia il modo in cui ha votato Stefania Pezzopane. La mia opinione - prosegue - è che in quel voto non c'è stato niente di personale nei confronti di Franco Marini, al quale colgo l'occasione per esprimergli tutta la mia solidarietà ed amicizia; C'è stato - dice - semplicemente un dissenso di linea politica che ha riguardato una parte consistente del nostro popolo e di tantissimi dirigenti, tra i quali membri di segreteria, il nostro candidato a Sindaco di Roma e decine di Parlamentari, certamente non solo Stefania Pezzopane. Dissenso che si è manifestato, in quel caso, pubblicamente e non come agguato nel segreto dell'urna. Questo disaccordo è cresciuto certamente a causa delle incertezze e delle oscillazioni con le quali il Gruppo Dirigente nazionale ha gestito questa fase e che hanno messo in condizioni molto difficili personalità importanti del nostro mondo come Romano Prodi e lo stesso Franco Marini. In un Partito serio - osserva Lolli - una divergenza di linea così forte trova modo di svilupparsi democraticamente in un congresso, ed io auspico che venga al più presto indetto. Nel frattempo mi auguro che si eviti di aggiungere ulteriori danni ai tanti già prodotti alimentando le polemiche»

D’ALESSANDRO: «ROVESCIARE LE LOGICHE»
Il consigliere regionale e capogruppo del Pd, Camillo D’Alessandro, chiede invece di rovesciare la logica del Pd, «che da partito 'romano' deve diventare partito 'del territorio'»
D’Alessandro questa mattina è stato intervistato in diretta da Maurizio Belpietro nel corso della rubrica "La telefonata", andata in onda su Canale 5. L’esponente del Pd ha ribadito il suo punto di vista, già delineato in un'altra intervista apparsa sul quotidiano "Libero".
«Sono stati i franchi tiratori - ha puntualizzato - a generare la grande intesa istituzionale, che si sarebbe dovuta avere con la candidatura al Colle di Franco Marini. Con l'ultima versione, però, abbiamo avuto solo le larghe intese, ma senza Marini e senza Bersani. Un vero capolavoro, un autentico suicidio».
Il Capogruppo ha rilanciato la necessità di avviare una nuova fase per il PD, aperta alle migliori espressioni che il partito ha sul territorio: da Matteo Renzi al Sindaco di Bari Michele Emiliano, dal Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti a quello della Basilicata Vito De Filippo, fino al Presidente dell'Anci Graziano Delrio. «Solo in questo modo - ha concluso D'Alessandro - potremo recuperare il rapporto con i cittadini, che da sempre ha rappresentato la vera forza del PD».