POLITICA

Montesilvano. Giunta Di Mattia senza donne, pronto ricorso al Tar

Rifondazione Comunista all’attacco

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Montesilvano. Giunta Di Mattia senza donne, pronto ricorso al Tar

Nuova giunta tutta al maschile




MONTESILVANO. «Una giunta senza donne nella quinta città d’Abruzzo non può passare sotto il silenzio delle donne e degli uomini democratici».
Con queste motivazioni Rifondazione Comunista ha presentato un ricorso al Tar che, visti i noti precedenti (giunta Alemanno su tutte) potrebbe costringere il sindaco Di Mattia a rifare la sua squadra, inserendo anche una donna.
Eppure nella giunta bis una presenza femminile doveva esserci: Deborah Camarda, in quota Sel, che avrebbe declinato e proposto ‘Nduccio.
E quindi la nuova Giunta conta 7 assessori tutti uomini.
«Un monocolore democristiano visto che dal sindaco, ai neo arrivati sono per la totalità espressione del Partito democratico e dell’Udc», denunciano Amanda De Menna, segreteria regionale Prc Abruzzo e i colleghi di partito Viola Arcuri, Corrado Di Sante, Michele Castellano. «La coalizione transgenica che governa la città ha mostrato la sua vera pelle».
Dunque Rifondazione ieri ha annunciato che nelle prossime ore presenterà un ricorso al Tar per far ristabilire un equilibrio. Della serie: se non ci ha pensato il primo cittadino, ci pensino i giudici.
«Ormai in Italia», dicono da Rifondazione, «c’è una giurisprudenza consolidata che afferma l’esatto contrario di quanto fatto dal sindaco Di Mattia. E sono numerosissime le Giunte regionali e comunali senza donne, azzerate dalla Giustizia Amministrativa. Le sentenze ribadiscono che una equilibrata presenza dei sessi in Giunta, non attua solo il principio di uguaglianza sostanziale ma è corollario di buon andamento e imparzialità della Pubblica Amministrazione. Non è solo un deficit di democrazia ma di funzionalità».


Ma Rc boccia anche le altre decisioni assunte da Di Mattia con la sua giunta bis: «ha sostanzialmente confermato la vecchia squadra, cedendo alle pressioni di Pd e Udc. Di Mattia ha gettato definitivamente la maschera aderendo al Partito Democratico insieme al neo assessore D’Alonzo, ai consiglieri DI Nicola e Vaccaro, tutti eletti nelle file dell’Idv».
Ma Rifondazione parla anche di «trasformismo» e «cambi di casacca»: «giovani rampanti e vecchi politicanti nessuna differenza: usano partiti e liste come autobus si sale e scende nel giro di una o due tornate elettorali, dieci mesi al massimo visto che si vota ogni anno. È imbarazzante la scomparsa dell’ Idv, che sulla via del “cambiamento” perde tutta la rappresentanza in consiglio comunale compreso il sindaco. È solo la nomina ad assessore di ‘Nduccio ad innalzare il livello della squadra di Di Mattia. Che dire di Enea D’Alonzo, tra i primi malpancisti della maggioranza, per non aver ottenuto sin da subito un assessorato, che dopo aver rimediato in questo anno calcettistico da allenatore ben due squalifiche, l’ultima a ben 5 anni, è stato premiato per la sportività con l’Assessorato allo sport. L’arrivo di Luciano D’Alfonso in città a “benedire” la nuova giunta avrà convinto di certo della rivoluzione “morale” del Pd cittadino anche Nino Fusco che entra in Giunta, peccato che poco più di un anno fa avesse dichiarato «Il Pd nella nostra città è ormai la reincarnazione di quello che fu definito il sistema Montesilvano»

Sul fondamento giuridico della parità di genere almeno due sono le sentenze che spianano la strada: la Sentenza n.6673/2011 TAR Lazio  legittima al ricorso non solo i consiglieri comunali, indipendentemente dal sesso, ma anche ciascun cittadino elettore del Comune di Roma, non sottoforma di azione popolare, ma quale soggetto potenzialmente aspirante a ricoprire la carica di assessore. Inoltre secondo quanto affermato dal Tar un organo che non rispetti l’equilibrio di genere, non solo soffre di un deficit democratico, ma anche funzionale, che si conferma anche negli assunti del Codice delle Pari opportunità (dlgs 198/2006).

C'è poi la Sentenza del Consiglio di Stato n.4502/2011 che ha confermato il giudizio del Tar della Campania (sentenza  1985/2011) che aveva annullato la composizione della Giunta regionale del Presidente Stefano Caldoro dove compariva una sola componente di sesso femminile.