RICOSTRUZIONE

L’Aquila, cronoprogramma ricostruzione, Mancini lascia l’aula al momento del voto: «pura follia»

I dubbi del consigliere dell’Idv

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2869

Angelo Mancini

Angelo Mancini





L’AQUILA. Il cronoprogramma sulla ricostruzione dei centri storici dell’Aquila e delle frazioni, varato dalla Giunta comunale e fatto approvare dal Consiglio comunale, «o è una presa in giro o è la dimostrazione di una preoccupante incapacità amministrativa».
La pensa così il consigliere comunale Angelo Mancini, capogruppo L’Aquila Oggi-Idv. Mancini non ha partecipato al voto in aula. «Non è un caso», spiega. «non potevo assolutamente farmi complice di un percorso che, di sicuro, non è a vantaggio degli aquilani».
Secondo il consigliere il documento si limita a definire i criteri della ricostruzione, individuandone i tempi e le priorità ma non avrebbe «nulla di operativo e soprattutto non tiene conto della realtà di oggi, caratterizzata dal blocco delle pratiche e dalla mancanza di fondi. Elementi essenziali per costruire un cronoprogramma, che però vengono del tutto ignorati nel documento in questione, minandone dunque la credibilità e la fattibilità».

Le pratiche di ricostruzione per le sole case classificate con esito di agibilità E, depositate entro il 31 agosto dello scorso anno e ancora all’esame della filiera, sono circa 3.000, per un impegno di spesa che si aggira sul miliardo di euro. La filiera medesima è quasi del tutto sfilacciata: Reluis ha praticamente terminato il suo apporto per la valutazione tecnica, Cineas – deputata al controllo economico dei progetti – lo farà molto presto. Situazione che aumenta il livello di confusione, e dunque di paralisi, di tutto il percorso della ricostruzione. Sempre per gli immobili E, le pratiche prodotte dopo il 31 agosto 2012 sono 1.400, per una spesa complessiva di 818 milioni di euro. Quelle relative agli edifici vincolati – che passano dunque all’esame della Soprintendenza ai monumenti – sono 66, con un onere finanziario di 420 milioni di euro. A tutto questo vanno aggiunte le 150 pratiche che, in teoria, sarebbero già pronte, ma che il Comune non può pubblicare per assenza di soldi (136 milioni di euro) e le 2.200 pratiche riguardanti lavori già avviati, ma per i quali – proprio perché la cassa è vuota – è stato possibile pagare solo il primo stato di avanzamento dei lavori. Sommato tutto quanto, il fabbisogno della sola ricostruzione cosiddetta pesante, allo stato attuale, è pari a 2 miliardi e mezzo di euro. Il Comune ha, in tesoreria, appena qualche milione di euro.
«Una situazione drammatica», insiste Mancini, «che il Governo della Municipalità pare ignorare completamente quando licenzia un cronoprogramma che difetta di un elemento essenziale: i soldi».
Inoltre i fondi deliberati dal Cipe ammontano a 985 milioni di euro, spalmati in 3 anni: 660 per l’anno in corso, 167 per il 2014 e 158 per il 2015. Soldi che, peraltro, non sono ancora stati trasferiti al Comune; tutto lascia pensare che tale ‘linfa vitale’ non arriverà prima di giugno. «Redigere e far ingoiare alle istituzioni e ai cittadini un documento per la ricostruzione dei centri storici senza questi dati di base è pura follia», chiude il consigliere.

Meno del 10% delle case è stato ricostruito o si sta ricostruendo nella più totale sicurezza antisismica. Dei 296 progetti condominiali di sostituzione edilizia – ossia quelli che contemplano la demolizione e la ricostruzione dei fabbricati, con un indice di sicurezza sismica pari al 100% - 244 sono stati ammessi a contributo definitivo. In questo modo, saranno ricostruite in modo davvero antisismico circa 2.000 unità abitative, a fronte delle 27.000 domande di contributo già presentate per le abitazioni di tutte le classificazioni di agibilità. Ciò porta a un’unica conclusione: «la città», spiega Mancini, «non si sta ricostruendo, e quel poco di ricostruzione che si sta realizzando è fatto male».

DI STEFANO: «INCONCEPIBILE USCIRE DALL’AULA»
«Il consigliere comunale Angelo Mancini farebbe bene a sollevare i dubbi che ha nei luoghi deputati alla loro discussione, uno su tutti l'assise civica di cui egli é parte grazie al voto dei cittadini», replica l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.
«Il suo allarmato intervento a mezzo stampa sulla ricostruzione nei centri storici giunge quanto meno confuso e proprio quando, nell'anniversario che più drammaticamente tocca i cittadini aquilani, non si ha bisogno di creare altre tensioni, soprattutto se si basano sul frutto di ipotesi personali. Il documento sui criteri operativi di azioni nella ricostruzione privata del Comune dell'Aquila che egli critica é stato necessario per quantizzare, presso il Governo, le somme necessarie anno per anno e per informare i cittadini dei centri storici sulla programmazione di quelle risorse che consentiranno il rientro nelle loro abitazioni, dunque sulla programmazione della loro stessa vita».
«Che le risorse stanziate nel CIPE non siano sufficienti (come potrebbe essere diversamente?)», continua Di Stefano, «é un fatto notorio, tanto che i miei appelli sono da sempre stati per il ripristino del plafond Cassa Depositi e Prestiti. Questa dovrebbe essere la battaglia comune che anche il consigliere dovrebbe sposare. In questa visione trovo inconcepibile l'uscita dall'aula al momento del voto su un documento che inchioda il Governo alla responsabilità verso la nostra città. Il documento di programmazione inoltre riguarda esclusivamente la ricostruzione dei centri storici, ma Mancini vi somma i dati delle periferie e confonde i numeri dipingendo un pastrocchio»
Poi Di Stefano si sofferma sul problema della sicurezza degli immobili: «l'introduzione della scheda parametrica per l'analisi progettuale consente, per la prima volta, ai tecnici incaricati e dunque ai cittadini proprietari, di innalzare il livello di antisismicità dei propri immobili fino al 100% e che il Piano di Ricostruzione attribuisce maggiori risorse con le previsioni di incremento del contributo per il fattore di accelerazione sismica».